Il cappotto di legno è il migliore per l’inverno

Capputtini ‘i Lignu – s/t (Jeetkune, 2010)

E’ stagionatello l’omonimo cd dei Capputtini ‘i Lignu (credo abbia compiuto un anno ormai), quindi i fan del real time e delle ultime novità – se mai ce ne fosse qualcuno tra questi pochi lettori – storceranno il naso, con tutte le ragioni del mondo. Però è doveroso colmare una lacuna, sia nei confronti di una label che si sbatte e fa uscire ottime cose, sia per il gusto di ascoltare un bel disco, che alla fine potrà anche invecchiare, ma di sicuro non peggiorare.

Il disegno della copertina, che pare scarabocchiato da una mente con evidenti e conclamati problemi (a grandi linee: tre mostri sghignazzanti hanno appena decapitato una pulzella con una motosega), non racconta molto della band e può essere fuorviante – no, non fanno scum!
Quindi l’ascoltatore deve evitare di trarre conclusioni affrettate e fare ciò che la natura vuole: infilare il cd (che è di un bel nero riflettente) nel lettore e aspettare che inizino le danze.

Sono in due i Capputtini – Kristina (chitarra e voce), Cheb (chitarra, voce, cassa, charleston) – e scatenano una sarabanda a base di blues, punk, rock’n’roll, folk, spiritual, traditional che ti vien da pensare che siano nati da qualche parte tra Memphis e Austin. E invece, come spesso accade, la risposta è un secco “col cazzo!”, perché sono tutto tranne che americani – se non ho capito male Cheb è di origini francesi e Kristina è figlia del Belpaese.
Ad ogni modo, pensate alla scuola Goner, col suo ripescaggio della tradizione americana rurale, punkizzata e triturata: dalla torch song alla ballad, passando per il boogie indemoniato e il blues al vetriolo, i Capputtini piazzano la loro bandierina in tutti questi territori, per un risultato finale da menzione d’onore.

Da ascoltare e riascoltare, magari in più tornate – visto che in blocco il cd si apprezza sicuramente meno rispetto a un approccio più segmentato, sentendo magari due o tre pezzi a volta; colpa o merito, forse, del piglio lo-fi estremo.

Promossi a pieni voti.

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2 commenti

  1. Dal vivo sono devastanti… Cheb Samir è una vecchia volpe del garage-punk-blues francese in bassa fedeltà, vedi The Normals (http://www.myspace.com/thenormals)…

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  1. Pharoah Sanders de borgata | Black Milk Magazine

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