Il nuovo punk italiano… dal bancone del bar

Smart Cops – Per proteggere e servire (La Tempesta, 2011)

Eccovi l’incipit del press sheet che il solerte ufficio stampa Lunatik ha fatto recapitare a me e altre centinaia di sfigati che scribacchiano di musica: “Gli Smart Cops nascono alla fine del 2007 in seguito alla mancata ammissione ad un concorso per arruolarsi in polizia. Sono una macchina impazzita di alienazione sociale, sarcasmo, ribellione e paranoia, un gruppo definito da un’idea musicale e di immagine. Il suono, le parole, sono veloci e rumorose, semplici e dirette”.

Niente di originale e di particolarmente creativo, compresa la cazzata che vuol fare tanto simpatia del “mancato arruolamento in Polizia”. D’altronde la musica degli Smart Cops è tutto fuorché originale. Eppure che questi ragazzi non siano gli ultimi quattro stronzi a salire sul carrozzone del punk fuori tempo massimo, è chiaro sin dall’attacco del primo pezzo “Realtà cercami”: sirena della polizia, basso legnoso, un muro di chitarre da far girare la testa e un cantato che più beat non si può. Praticamente un incrocio tra gli Avvoltoi e i Queens of the Stone Age in modalità punk.

Non c’è da stupirsi perché dentro chiodi striminziti e pantaloni attillati da Carabiniere, c’è gente con un pedigree di tutto rispetto. Alla sei corde l’ex Ban This! Edoardo Vaccai, che pare abbia suonato anche con la leggenda dell’Oi! tricolore Klasse Kriminale. Alla voce Nicolò Fortuni, l’ex cantante dei With Love, band di cui ho un ottimo ricordo “romano” targato 1999 quando il coinquilino di un mio amico mi allungò il loro omonimo album d’esordio dicendomi che ci suonava dentro (chi sia, il tipo, vattela a pesca!). Dietro i tamburi c’è un treno impazzito che risponde al nome di Matteo Vallicelli. E infine c’è Marco Rapisarda, una bella testa del r’n’r italiano, che ha messo su La Piovra e L’Amico di Martucci, nel suo soggiorno americano ha suonato pure con gruppi yankee molto in voga di ‘sti tempi e, soprattutto, gestisce l’ottima etichetta Hell, Yes!.

Insomma, il background dei componenti non si discute; men che meno la scelta di un’estetica che porta dritto ai Crime: “Il look è importante tanto quanto la musica; giacche di pelle nera, pantaloni neri con strisce rosse lungo i fianchi, maglia nera con logo rosso e guanti di pelle neri. Un’uniforme che ben rappresenta il non-sense tra genere punk e rigore militare e sottolinea lo spirito situazionista del progetto”, citando ancora il comunicato stampa.
Oltre a quanto già detto sull’opening track “Realtà cercami”, aggiungo che anche gli altri 10 pezzi sono incisivi, potenti, diretti, senza inutili sbrodolature. I testi in italiano polizziottescocentrici non sono da antologia ma, tuttavia, più che discreti, in alcuni casi persino arguti (“Meglio insabbiare”, “Vesciche di guerra”), con il cantante che esce miracolosamente vivo dall’incontro di box contro l’ostica metrica italiana (“A gambe levate”).
Il disco contiene pure una potenziale hit da un minuto e trenta “Il cattivo tenente” che vedrei bene su Deejay chiama Italia, il che non guasta.

A voler essere cavillosi, però, non è tutto rose e fiori. C’è quel cazzo di effetto Punkreas sempre in agguato dietro l’angolo, ma è pur vero che facendo una cosa del genere è quasi inevitabile.
I consigli da semplice ascoltatore e piccolo fan sono due:
1) spingere più sull’acceleratore hardcore come la band ha fatto nel passato; insomma, più Black Flag e Indigesti (tipo in “La soffiata”) e meno Punkreas e Sick Tamburo;
2) percorrere di più l’autostrada del garage, imboccata alla grande in “Sangue d’Africa”.

Mi ripeto, gli Smart Cops non sono quattro stronzi qualsiasi. Hanno gusto, un’indubbia dimestichezza con gli strumenti e l’idea precisa del suono che vogliono (registrazione e produzione sono oggettivamente di ottimo livello). E poi sanno esattamente come funziona e come fare per cercare di emergere nel mercatino italiano: in questo la “scelta” di accasarsi con La Tempesta non mi pare affatto casuale. Potenzialmente possono diventare il contraltare punk e meno intellettualoide de Il Teatro degli Orrori (che sono bravi sì, ma due coglioni!). Il che significa avere un seguito fatto di centinaia, se non migliaia, di giovani alternativi sotto il palco a cantare a squarciagola sing-a-long tra un sorso e l’altro di vodka dell’Eurospin.
Io glielo auguro con tutto il cuore. Che poi non stia sotto il palco tra i giovani alternativi – ma magari ad ascoltarli dal bancone del bar giusto per i primi venti minuti e poi prendere al banchetto la versione in vinile su Sorry State prima di darmela a gambe – questo è un altro discorso.

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: