Il tempo delle mele(agre)

Lemeleagre – Atlante (Mahogany, 2011)

E’ difficile tirare un respiro, fermare il flusso di parole e pensieri gorgoglianti, e dire: “Ok, calma: siamo sicuri che è davvero così?”. In poche parole, mettersi in discussione per il sottoscritto è un procedimento doloroso; un procedimento che – purtroppo o per fortuna – negli ultimi anni è divenuto pratica giornaliera a cui occorre sottostare, lavorativamente e non. Una specie di gognetta quotidiana che brucia e chissà se aiuta davvero a crescere… o magari fa solo danni. Chissà.

Ad ogni modo, di fronte a questo cd dei Lemeleagre mi tocca ripetere la sequenza. Passo indietro, sospiro/respiro, riflessione. L’impeto e l’istinto mi suggerivano addirittura di evitare di parlarne: l’avrei impietosamente bollato come pop punk con aspirazioni indie-electro-alternative e pericolose sfumature Lunapop-Subsonica-Prozac +. Molto anni Novanta, Videomusic heavy rotation wannabe. In breve: dopo i primi cinque-sei brani volevo morire o sciogliere il cd nella trielina pura. Lo confesso.

E poi mi sono documentato, leggendo che sono da molti – anche persone che stimo e seguo quasi con riverenza – considerati una band talentuosa, originale, valida, speciale etc etc etc [inserite aggettivi lusinghieri a vostro piacere].
Gosh. Doh. Glub.
Homer Simpson mi invade l’ipotalamo e prende possesso del cervello. E adesso? Che fare? Seguire l’impulso alla distruzione iconoclasta o rivalutare – e magari rimangiarsi tutto – con calma?

Riascolto, provo a razionalizzare e adottare un approccio più professionale e maturo. Quel che ne resta è un’elucubrazione – forse profonda come una pozzangherina di piscio, ve lo concedo – che mi suggerisce che in effetti Lemeleagre, alla seconda chance, appaiono meno censurabili e censurandi. Continuano a suonarmi come un ibrido imbastardito di Subsonica e Prozac+ (ho cassato i Lunapop, in fase di revisione) leggermente più ruvido e sperimentale, con testi vagamente Baustelle – e non è un insulto, direi. Bravi, anche: si sente che questi quattro ragazzi hanno molte ore di volo alle spalle e ci sanno fare.
Il mio problema – e finalmente l’ho individuato con il giusto distacco – con loro è che proprio non riesco a far pace con queste sonorità alternative e mainstream al contempo, diciamo (e vi prego, non prendetela come un’offesa) un po’ da premio MEI e articoli incensanti sulle superstiti riviste musicali tricolori. Sarò rimasto all’adolescenza, ma ho sempre preferito i perdenti. Ed è – come al solito – un problema mio.

PS: Per dovere di cronaca e trasparenza totale, devo confessare che sulla cover di “Voglio di più” (degli Angeli di Roberto Tax Farano) la pelle d’oca si è manifestata insieme a un brivido di godimento… bella versione, che mi fa pensare quanto Lemeleagre mi piacerebbero se facessero roba così… che non è poi lontana anni luce da ciò che suonano. Ci vuole solo un po’ più di zozzeria e meno piacionismo.

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2 commenti

  1. Denis

     /  febbraio 6, 2011

    Hai proprio ragione, abbiamo un’idea di musica piuttosto coincidente. L’alternative anni 90 ha generato parecchi mostri. Viva la zozzeria

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  2. A me piacciono dadio.
    Non è la “mia musica”, ma non so perchè mi piacciono un casino.

    Rispondi

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