Stappiamoci una bella Dreker

Dreker – In Thrash We Trust (autoprodotto, 2009)

Copertina e logo della band che parodiano/ricalcano l’etichetta della birra Dreher e la parola “thrash” nel titolo del disco mi suscitano ricordi agrodolci del tempo che fu. Già, perché sono passati qualcosa come 25 anni (abbondanti e tendenti al 27), per dio e la madonna, dal momento in cui, sprovveduto quindicenne di provincia estrema, capii che le cassette degli AC/DC e degli Iron Maiden non erano il massimo a cui si poteva aspirare… perché era nato il thrash metal, un genere talmente estremo che pochi avevano il coraggio di ascoltarlo. E così iniziò il periodo delle scoperte: dai Metallica agli Slayer, ai primi Anthrax che erano piuttosto melodici ma “tiravano”… e poi tutta la progenie teutonica di scuola Noise Records – impazzivo letteralmente per il primo 12” dei Sodom e per quello dei Destruction. E poi le varie scene locali, europee e non.

Ebbene, i Dreker indossano scarpe da ginnastica alte, jeans elasticizzati e t-shirt senza maniche, per calarsi idealmente nella parte dei thrasher di metà anni Ottanta. E ci riescono senza problemi, tanto da poter essere annoverati – se non fosse per la discrepanza temporale – in quell’esercito di valorosi gruppi definiti minori (ma non per questo dal valore inferiore) che sfornarono centinaia di album nel periodo d’oro del genere. Erano gli anni in cui i dischi si compravano per la copertina – o per una citazione su qualche sparuta rivista musicale – e contavano velocità, cattiveria, quoziente di headbanging e furia; e non importava se i gruppi si somigliavano un po’ tutti… anzi, era una garanzia che ci sarebbero piaciuti. Ecco, io i Dreker di sicuro li avrei comprati e amati, 25 anni fa o giù di lì. Avrei detto a tutti gli amici che somigliavano ai Tankard perché erano fissati con l’alcool, ma ricordavano un po’ i primi Metallica e il thrash virato hardcore punk dei micidiali Nuclear Assault di Dan Lilker, ma anche gli Holy Terror, i Vendetta e i Mortal Sin.

Ebbene, se a qualcuno non è ancora chiaro, i Dreker sono old school – molto, moltissimo old school – ed è il loro punto di forza. Sfornano brani “cazzoni” nell’attitudine, ma distruttivi e incredibilmente carichi della freschezza che il thrash ha perso da molto tempo. Il tutto con quella sana patina di do it yourself, che – volente o nolente – allontana il luccichio dei suoni asettici e troppo studiati.

Il cd in questione, però, inizia a essere un po’ stagionato, per cui cresce la curiosità di risentire i Dreker alle prese con materiale e registrazioni più recenti. Speriamo di poterlo fare a breve.

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