Sul ponte sventola bandiera nera

Stevie Chick – Spray Paint The Walls (Omnibus, 2009, 404 pag.)

Questa non è propriamente una recensione, in quanto il libro lo sto ancora leggendo. Eppure mi permetto uno strappo alla regola, visto che merita. Quasi come la confettura Arrigoni delle pubblicità di quando ero bambino (quella che nessuno voleva assaggiare, perché si comprava “a scatola chiusa”), sono certo che consigliarvelo e parlarne anche ora non sarà un passo falso.

Innanzitutto c’è un aneddoto personale dietro a questa faccenda – e te pareva. La storia è che fino alla seconda settimana di dicembre c’era un progetto in ballo, in cui io e un amico che lavora nell’editoria ci eravamo buttati con entusiasmo da undicenni in gita scolastica. Si trattava di scrivere e pubblicare (c’era anche già l’editore interessato) una lunga e minuziosa storia-biografia dei Black Flag. Sapevamo dell’esistenza di questo volume statunitense, ma avevamo in mente di impostarla diversamente, in modo da avere un prodotto con caratteristiche che lo rendessero compatibile con l’altro e appetibile per chi già avesse comprato il volume di Chick. E soprattutto sarebbe stato in italiano, andando a colmare una lacuna: infatti ci sono persone che in inglese non hanno voglia o possibilità di leggere, quindi un libro nella nostra lingua aveva senso.

Poi il diavolo ci ha messo la coda e, proprio mentre si stava iniziando a scrivere, è arrivata la notizia: un editore su cui non andrò a esprimere giudizi (metteteci un po’ di inventiva – e no, non è uno dei soliti noti che si occupano di queste cose, di regola) ha comprato i diritti di Spray Paint The Walls e lo pubblicherà, tradotto, fra qualche mese. A quel punto ci abbiamo dovuto ripensare, la concorrenza sarebbe stata troppo pesante – anche se, come al solito, la traduzione sarà quai di sicuro l’equivalente di uno spruzzo di diarrea sugli occhi – e anche il nostro editore giustamente ha espresso perplessità sulla pubblicazione. Quindi via, il progetto è andato alle ortiche. Nix, kaputt. E non mi restava altro da fare che leggermi con attenzione uesto libro

Ma passiamo a Stevie Chick. Il suo volumone è notevolissimo, zeppo di interviste di prima mano e di materiale d’archivio preso da ogni fonte disponibile (dai video di Youtube alle fanzine d’epoca, e tutto ciò che c’è nel mezzo). Un lavoro certosino, piacevole da leggere e – paradossalmente – nemmeno troppo ossessivo: non mancano divagazioni e precisazioni di più ampio respiro, per cui non ci si trova persi in una pozza nera in cui l’unico elemento sono i Black Flag, ma si assaggia anche un bel po’ di ciò che c’era intorno. Detta in altra maniera, se siete disposti a perdonare qualche leggero allungamento del brodo – peraltro indispensabile per giungere a 400 pagine circa di lavoro – e se vi interessa respirare l’aria che tirava in quegli anni, non potete fare a meno di questo libro.

Senza dubbio la parte più pazzesca è quella iniziale (pre-Rollins, per intenderci), ossia quella meno documentata e più oscura. Solo per le prime 100, per intenderci, varrebbe la pena fare l’acquisto. Uomo avvisato…

[QUI potete leggere un estratto dal libro]

PS: la traduzione sarà sicuramente una merda. Compratevi il libro originale, per pietà.

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