Mi gioco il Jolly

Jolly Jolly Doowhacker – s/t (Giuda l’onesto)

Pop shoegaze post-Blur – o qualcosa di simile – è la maniera in cui gli italiani (con membro “distaccato” in Australia) Jolly Jolly Doowhacker si autodefiniscono.

Io, onestamente, nei Novanta ho evitato in modo caparbio tutta questa ondata British, infognato in altre sonorità e impregnato com’ero di etica in saldo contro il business e faccende del genere: è per questo che non colgo appieno i riferimenti di cui sopra.
Per cui… ciò che riesco a dire, usando riferimenti personali, è che questo album è una raccolta di 10 brani interessanti, tra primi Violent Femmes, Only Ones (“Back Home” ricorda molto riff e atmosfere dell’album capolavoro Even Serpents Shine), suggestioni alt country, tocchi post grunge, pop psichedelico anni Sessanta, un bel po’ di folk Dylaniano. E arrivando al brano cantato in italiano “Paolo” emerge un po’ di retrogusto Afterhours, complice l’interpretazione vocale tipicamente alla Agnelli.

Alla fine dell’ascolto sono un po’ confuso, ma piacevolmente sorpreso. Non è esattamente il mio genere – ammesso che sia un genere… però mica male!

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