Un mezzo genio all’ombra dei Ramones

Skinny Bones & The Gonedaddys – Shot My Tv (Nicotine, 2009)

Alberto della Nicotine è un grande; e non solo perché mi manda sempre i dischi della sua etichetta. È un grande perché malgrado tutto continua a credere nel fottuto r’n’r e si sbatte in ‘sto Paese tatangelato nel diffonderlo senza paraocchi, preclusioni e infantili settarismi.

Questa premessa gliela devo per onestà. E per altrettanta onestà devo scusarmi pubblicamente con lui per aver recensito con colpevole ritardo questo piccolo-grande album che ritengo sinceramente una delle migliori uscite griffate Nicotine negli ultimi 2-3 anni. La verità è che la recensione era pronta da un pezzo ma è stata “persa” per ben due volte: non mi dilungo nei particolari per non annoiarvi.

Bene. (Hey ho) let’s go.

Garrett “Skinny Bones” Uhlenbrock non è un novellino del punk, piuttosto un gregario di lusso giunto all’album solista dopo anni spesi a imparare i trucchetti del mestiere nelle retrovie, all’ombra dei grandi. Per chi non lo sapesse il nostro pelleossa si è ripassato tutti i Ramones, scrivendo alcuni pezzi finiti su Mondo Bizzarro e Adios Amigos, accompagnando Joey Ramone fino alla fine, suonando negli Intruders di quel parruccone sopravvissuto di Marky Ramone.

Il suo esordio in solitaria, Shot My Tv, non poteva quindi che essere un album punk nella sostanza, molto meno nella forma. Diciamo pure un punk “maturo” dal songwriting che mette i brividi (penso ai primi Replacements e alla miglior Jim Carroll band), un punk melodico – da non confondere con lo stucchevole teenage pop-punk – da cuffie ai giardinetti pubblici mentre si osserva ipnotizzati il proprio cane che sodomizza le aiuole (“Shit In My Head”, “Luv Me Like Darth Vader”, “Big Hotel”).
Il vero fascino dell’album sta tuttavia nella nostalgia per quello che c’era e non c’è più, se capite cosa voglio dire. Nel tocco power-pop sprigionato in “She’s Working Me Over”, “The Shake” e “Telephone”; nel garage massimalista di “How To Be A Punk”; nelle spallate paisley di “Lantern Light” e “Last Time” e nel sixties (brit)pop di “Time Wont Let Me Wait”. E poi nella bonus track, scritta a quattro mani con Dee Dee Ramone, “Nothing Is Innocent”: un inno minore, che non esagero nel definire “commovente”, tanto capace di entrare subito in testa quanto di non uscirne facilmente.
In chiusura due “informazioni di servizio”:
1) oltre Skinny Bones alla voce e alla chitarra, completano la line up Doug Wapner (chitarra e voce), Thomaxe Goze (basso e voce) e Johnny Watson (batteria)
2) Anche in questo caso continua per fortuna la joint venture tra la Nicotine e la Tornado Ride Records che ha stampato il piccolo-grande disco di Skinny Bones & The Gonedaddys nel glorioso formato vinile 12”.

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