Angeli neri in trip

The Black Angels – Phosphene Dream (Blue Horizon, 2010)

Questo non è un album ma un viaggio iniziatico. Quindi preparate il vostro zaino e stipatelo di libri di Hesse, Castaneda e Aldous Huxley (On the Road di Kerouac lasciatelo pure a casa che pesa e fa schifo [ma no!!! Infedele blasfemo!!!  n.d.Andrea]) perché la vostra anima è pronta per andarsene in giro per un po’. Almeno per i 40 minuti di Phosphene Dream, la terza fatica di questi Black Angels, texani di Austin.

Ebbene sì, la psichedelia è tornata ed è pronta per torturarvi con le sue atmosfere che sembrano sempre evocare un doppio significato, spesso nascosto. “Bad Vibration” è il vostro tappeto rosso verso l’interno. Un ottimo inizio, direi.
Ma fate attenzione, questa dei Black Angels è una versione aggiornata, una versione da nuovo millennio che risente della lezione di gruppi che le pillole le hanno inghiottite recentemente: citofonare Black Rebel Motorcycle Club ad esempio (ma questi sono molto meglio, credetemi). La tradizione resta comunque presente in tutto l’album, come l’odore di una scorreggia in macchina quando fuori piove: lo so è un po’ forte, ma oggi è domenica e  ho finito il latte e la poesia e il Carrefour Express è chiuso.

Un brano come “Haunting at 1300 McKinley” trasuda Jefferson Airplane da ogni linea melodica, mentre “Yellow Elevator #2” ricorda i Pink Floyd di “Astronomy Domine” in più di un passaggio. In qualche altro brano potrei dire di aver scorto tracce di Iron Butterfly, ma non ne sono sicuro.
“Sunday Afternoon” ricorda la reinterpretazione di qualche gruppo inglese anni Ottanta e primi Novanta della materia lisergica – ad esempio i Charlatans.

Non manca neppure la venatura Doorsiana con “River of Blood”, dove Jim Morrison sembra tornare dall’oltretomba per sfornare (finalmente) un gran cambio verso la fine del pezzo.
“True Believers”, con il suo ritmo arabeggiante a Led Zeppelin IV, colma il repertorio psicotropo a tal punto che quando arriva “Telephone” (il singolo dell’album) ho la sensazione che si tratti di una cover, ma non riesco a capire se mi sono bevuto il cervello o meno (se qualcuno di voi, più lucido di me, sa dare un conforto alla mia ormai inutile consapevolezza è cosa buona e giusta).
Comunque il mio personalissimo favorito di questo album (davvero molto bello nel comp’lesso) è “Phosphene Dream”. Sono sicuro che questa cosa ve la segnerete nell’agenda del cuore.

Avete ragione, le frasi mi vengono fuori senza troppo trasporto, sono le sensazioni a farla da padrona, i pensieri si frantumano come un frattale dai mille colori.
Ho appena finito di scrivere una lettera a un vecchio amico e dopo aver chiuso la busta, mi sono leccato un bel francobollo e adesso me ne vado, perché il pifferaio è giunto alle porte dell’alba.

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