Union Carbide Productions story (parte 2)

Nella prima puntata della storia degli Union Carbide Productions abbiamo raccontato la nascita del gruppo e la genesi dell’esordio-capolavoro In The Air Tonight.

Abbiamo lasciato la band rientrata da un blitz glorioso in terra statunitense, che per celebrare il momento di grazia perde a raffica il chitarrista Bjorn Olsson (“Non mi piaceva più quello che facevamo”) e il bassista Adam Wladis (licenziato perché “non ha il blues”).

E’ il mese di settembre del 1988.

Gira la ruota

Gli UCP sono restati in tre, ma non hanno il tempo di rendersene conto, dato che il destino gioca un jolly per loro. Nel giro di pochi giorni, infatti, si ricostituisce il nucleo originario, visto che Per e Bjorn tornano alla base; non sono esattamente due figlioli prodighi pentiti e dietro alla loro retromarcia ci sono motivazioni differenti.
Henrik: “Per in realtà non aveva più voglia di suonare, ma tornò perché in quel momento non aveva nient’altro da fare”.
Patrick: “Quando Bjorn se n’era andato, il motivo era la presenza di Adam. Ebbot non sapeva come comportarsi in questa situazione, così io parlai con Bjorn e cercai di mettere a posto le cose: ‘Cerchiamo un altro bassista, se non ti trovi bene con Adam’. E così dicemmo ad Adam: ‘Non puoi più suonare con noi'”.

Il quadro, dunque è davvero edificante: Per lascia perché stufo della band e viene sostituito da Adam. Bjorn se ne va perché non sopporta Adam, che viene licenziato, dunque Bjorn ritorna. E Per, che si sta annoiando, decide di rientrare in gioco, anche se non ne ha particolarmente voglia.
In pratica alla vigilia di entrare in studio per il secondo album, la band è una polveriera di incomprensioni ed ego che fanno a cornate (Ebbot: “Era davvero molto difficile andare d’accordo”) – per inciso, un’atmosfera che spesso, nella storia del rock’n’roll, è stata foriera di grandi dischi.

A ottobre, in ogni caso, gli UCP sono in studio per incidere Financially Dissatisfied Philosophically Trying (la frase è presa da una celebre dichiarazione di Mick Jagger in un’intervista; alla domanda “Are you any more satisfied now?” rispose “Financially dissatisfied, sexually satisfied, philosophically trying”).
Ebbot investe molto, emotivamente, in questo lavoro in cui vorrebbe inoculare una delle sue ossessioni musicali (e non) preminenti: gli anni Sessanta. E, contemporaneamente, vorrebbe vergare il testamento degli UCP, scrivendo una sorta di Forever Changes dei Love – fatte le debite proporzioni sonore.
Ebbot: “La mia idea era di costruire una lapide sotto cui seppellire gli anni Ottanta e – almeno così sembrava in quel momento – anche il gruppo. Tipo una versione triste di We’re Only In It For The Money oppure un Sgt Pepper oscuro”.

Le session sono decisamente travagliate, a causa dell’instabilità della formazione: Per non resiste molto e a novembre molla nuovamente tutto, subito dopo lo segue Patrick, che poi rientra.  E’ per questo che i lavori si protraggono fino ai primi mesi del 1989.

Financially Dissatisfied Philosophically Trying

Il secondo LP degli UCP, a dispetto dei problemi e delle defezioni, viene completato con successo. Viene parzialmente (sottolineiamo il termine “parzialmente”) mitigata l’irruenza selvaggia, e compaiono spunti più raffinati, come qualche parte di chitarra acustica, un sitar e frazioni quasi psichedeliche. Ma non temete: il disco è un’altra scheggia affilata e infetta, pronta a conficcarsi nella vostra fronte per inocularvi il morbo di Ebbot & compagnia bevente.

I due episodi più abrasivi sono senza dubbio “Another Rock’n’Roll Statement” e “Born In The Sixties”, molto vicini agli UCP del lavoro d’esordio. Per la prima volta, poi, la band si cimenta in un paio di pseudo-ballate; alcuni fan e certi membri degli UCP in passato le hanno liquidate definendole “banali”, ma “Down On The Farm” e “Career Opportunities” sono pezzi drammatici, tesi e fottutamente rock (con non poche assonanze con quello che dalle parti di Seattle iniziava a essere chiamato grunge).
Ma a reggere il piedi la costruzione – tanto a livello concettuale, quanto puramente fisico – è un brano in particolare: il già citato “Born In The Sixties”. Qui è distillata l’essenza degli UCP. Riff duro e martellante (una specie di cover dei Black Flag suonata dagli Stooges, azzarderei) e testo manifesto della Ebbot-generation, piena fino agli occhi di nichilismo piccolo-borghese: “Non chiedermi niente perché non avrai nulla, sono di un’altra generazione che non ha niente da imparare, non ho bisogna di fiducia o di entusiasmo, perché mi informo con tutti i media, sono nato negli anni Sessanta”.

Union Carbide Mark II

Alla sua uscita (nel maggio 1989, ancora per Radium 226.05) Financially Dissatisfied Philosopically Trying riceve recensioni generalmente molto positive (a parte una frangia di aficionados del primo lavoro), e ascoltato e analizzato a 20 anni di distanza per certi versi è anche migliore di In The Air Tonight: uno dei tipici dischi “da avere”, di quelli che oltre una certa soglia – quasi minima – di collezionismo rock’n’roll, è inammissibile non possedere.
Contenuto in una copertina nera e austera, con un fiore bianco nell’angolo inferiore destro, sprigiona già visivamente sensazioni cupe e claustrofobiche, ti fa sapere che ascoltarlo sarà un’impresa. E – nel contempo – sembra commemorare con un’aura funebre la fine di quella che è la prima versione degli Union Carbide Productions. Già, perché nel mese di marzo – a mixaggio terminato – si è registrata una defezione definitiva e gravissima: quella di Bjorn Olsson, alla vigilia di un minitour a Stoccolma e Copenhagen
Henrik ricorda: “Avevamo caricato tutta l’attrezzatura e dovevamo andare a prendere Bjorn, ma quando arrivammo a casa sua lui uscì e ci disse ‘Mollo il gruppo’. E finì così. Non so perché l’abbia fatto, ma lui è imprevedibile. Inaffidabile. A volte dice: ‘Per un paio di mesi devo stare a casa e bere caffè. Non posso uscire’. E nessuno capisce perché, ma credo che nemmeno lui lo sappia. E’ un tipo strano”.
In realtà Bjorn si congeda per una ragione ben precisa, a suo dire: “Me ne sono andato perché non sopportavo più Ebbot. […] Ha voluto produrre l’album e se guardi la copertina c’è il suo nome ovunque, scritto almeno 40 volte, mentre il mio compare circa 25. Diciamo che tra di noi c’era un conflitto di ego in atto”.

A questo punto gli UCP – che nel frattempo hanno reclutato il bassista Jan Skoglund (“pensavano che suonassi decentemente, andavamo d’accordo, ma soprattutto erano convinti che avessi una buona presenza, cosa che sarebbe stata utile per le foto promozionali”) – si trovano in quattro e, dopo qualche settimana in cui sperimentano una formazione con un solo chitarrista, decidono che è necessario trovare un’altra sei corde per ripristinare lo status quo sonico. Per quanto il nuovo chitarrista – l’amico Ian Person – sappia il fatto suo, con l’uscita di scena di Bjorn viene a mancare uno dei motori imprescindibili della band: il conflitto costante e senza esclusione di colpi tra lui ed Ebbot.
Ebbot: “Eravamo come due magneti, ma eravamo entrambi poli negativi, così ci respingevamo”.
Ian, in più, è un altro personaggio peculiare, con passioni piuttosto diverse dagli altri membri della band. Basti pensare che nei due anni precedenti al suo ingresso negli UCP era stato in pianta stabile a Valle de Sur, in Francia, a fare snowboard. In più ha un problema vero, da gestire: deve partire per fare il suo anno di servizio militare obbligatorio, cosa che pregiudica la sua presenza nel gruppo.
Ian: “Mi inventai che ero un tossico alcolizzato e che ero depresso e tutte queste cazzate qua. Mi mandarono da uno psicologo militare. Poi mi diedero due giorni di licenza e mi imbottirono di Valium. Mia madre era una psicologa e disse ‘Questa è una stronzata’, così mi feci mandare da un altro psicologo e alla fine mi diedero il congedo, che però andò smarrito così dovetti andare alla polizia. Ma alla fine tutto andò per il meglio”.

On the road again

I tour promozionali per Financially Dissatisfied Philosopically Trying occupano l’ultima parte del 1989 e l’intera prima metà del 1990. Le recensioni positive e la maggiore attenzione della stampa specializzata porta un considerevole aumento di pubblico ai singoli concerti.
Henrik: “Iniziò ad andare bene. Alla gente piacevamo e c’era pubblico, specialmente nelle città più grandi – nelle aree periferiche eravamo ancora dei perfetti sconosciuti”.
L’highlight di questo periodo di concerti è un festival a Berlino, in cui gli UCP sono headliner e tra i gruppi presenti ci sono le vecchie glorie inglesi The Lurkers. La situazione sfugge di mano alla band e la follia indotta da litri e litri di alcool si manifesta in tutta la sua gloria. Patrick ricorda: “Arrivammo presto, alle sette di sera credo, ed Ebbot era già svenuto per il troppo bere. Lo portammo nel backstage a braccia. Poi all’improvviso dovemmo farlo tornare in sé: ‘Presto! Svegliati, c’è MTV, dobbiamo fare bella figura… siamo svedesi… gli Abba!’. Dopo un po’ si svegliò e tutti i gruppi dovevano fare un’intervista con MTV”. Prosegue Ian: “Non so cosa accadde a Ebbot, ma fu tutto un ‘blahblahblahblahblah aaarghhh!!!’. Non so di cosa abbia parlato, ma fu veramente bizzarro. Andò orribilmente male. Non riuscivano a fargli domande, farfugliava di cose insensate e faceva smorfie”. Ovviamente la rete non mandò mai in onda lo spezzone e la band ancora oggi è quasi fiera di affermare che non è mai apparsa in tv, neppure una volta.
Patrick: “Finimmo per suonare alle cinque del mattino, per ultimi. Quella era l’ora della mutanda per gli UCP… ed Ebbott addirittura salì sul palco nudo”. Per la cronaca, pare esista un filmino in Super 8 della performance, ma fino a ora non è stato diffuso.

[Vai alla terza parte della storia]

Annunci
Lascia un commento

6 commenti

  1. very good! storia di un gruppo che non va dimenticato..aspettiamo il torbido seguito
    Bob

    Rispondi
  2. tab_

     /  settembre 5, 2010

    perchè li avete tolti troppo presto dal primo piano!
    considerando nel periodo in cui son ovenuti fuori sono come la stella cometa che indica ai loschi veri magi la via del r’n’r’ pink selvaggio che poi sarebbe tornata nei primi anni 90.
    Io li ho scoperti nei primi anni 2000..quindi un bel pò dopo ..e li ho scoperti per caso in un viaggio autostop-inter-rail nei paesi scandinavi..in quel periodo c’erano ancora i lettori cd portatili…ho comprato il primo cd..incuriosito dalla copertina e dal fatto che fossero un gruppo storico locale di Goteborg..io mi trovavo proprio li..l’ho messo nel lettore e dopo essere uscito dal negozio e non aver neanche fatto in tempo a sentire 30 sec.. mi sono fermato e subito tornato indietro al negozio per chiedere se avessero altro di loro.. alla fine ho preso tutto compreso i primi dischi del gruppo che è nato da loro dopo di loro..un’altro gruppone + psichedelico TSOOL..diciamo + smussato e solare ma dove si continua a sentire che questa gentaglia era proprio gentaglia….

    Rispondi
  3. Mitico tab_… però gli UCP erano in primo piano da due settimane, alla fine era d’obbligo levarli 🙂
    Tra l’altro mi ha detto uno spacciatore di dischi che hanno appena ristampato l’intero catalogo della band in cd. Potrei fare qualche acquisto compulsivo, nonostante abbia i vinili, se hanno aggiunto qualche bonus interessante.

    Rispondi
  4. tab_

     /  settembre 5, 2010

    Eh si ..ho letto + volte gli articoli…coem avevo letto + volte le copertine dei cd ocn tutta la loro storia e poi mi ero informato nei vari siti..addirittura quelli i nsvedesi..mi ero proprio flashato con loro.
    E’ che per me sono un gruppo a cui mi sento e sono particolarmente attaccato…dopo i cd man mano ho scovato prima che si alzassero di prezzo dei 7″ e il secondo 12″…adesso girando sui ebeeyyy trovi i loro vinili a prezzi inarrivabili.
    Se gli svedesi fossero stati americani adesso sarebbero uno dei gruppo di culto assoluto..per me lo sono lo stesso proprio perchè come scrivi tu riuscivano a mettere insieme la furia punk con il r’n’r e anche in episodi bellissimi la psichedelia sessanta. GRANDI GRANDI GRANDI!
    GRAZIE GRAZIE GRAZIE!

    Rispondi
  1. Union Carbide Productions story (parte 1) | Black Milk Magazine
  2. Union Carbide Productions story (parte 3) | Black Milk Magazine

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: