Un divano (di plastica) è per sempre

Plastic Made Sofa – Charlie’s Bondage Club (Smoking Kills, 2010)

Esordire con un album di 10 pezzi di cui uno solo poco al di sopra dei tre minuti vuole dire tanto, non immaginate quanto. Insomma è sintomatico di quella famosa “attitudine” che nel rock – cari miei – è tutto, proprio tutto. I bergamaschi Plastic Made Sofa lasciano le cavalcate progressive di ‘sta cippa ai vecchi fusi ancora in fissa per Il Balletto di Bronzo, aizzando il fuoco in pochissimo tempo come Diavolina accendicamino. Eppure non fanno punk secco da 1-2-3 e via dove sarebbe logico bruciare d’emblée. Al contrario tendono a essere anche un pelo epici, strizzando l’occhio spesso e volentieri al mainstream, ma senza inficiare la freschezza di fondo del songwriting.

Nella musica di questi figli di probabili elettori della Lega c’è una ricerca melodica e soprattutto armonica molto più sottile di quanto possa apparire al primo ascolto. Questi ragazzi surfano molto bene, quasi da decani del mestiere, tra atmosfere più ruvide e numeri di una grazia estrema come l’ottima ballata “Always The Same Hello” che un vecchio signore di Liverpool di nome Paul oggi pagherebbe per scrivere.

Il dittico iniziale composto da “Life In Fiction” e dalla titletrack è un micidiale uno-due che si sente dopo un po’, sospeso tra il brit-pop meno scontato, accenni garage e pop dei Sixties su cui si erge una voce che sa essere maledettamene ruvida e soave allo stesso tempo. La polvere vintage sprigionata da “Candy” esplode a pallettoni nel sanguigno numero rock “Lady” subito stritolato dal rullo compressore “The Best of Our Tragedies” per poi risorgere con “Late Night Dancin’” tra stop & go stretti come le gambe di una vergine e impennate alla Franz Ferdinand.

Qualcuno a questo punto si chiederà dove arriveranno mai i PMS. Be’, temo che possano al massimo aspirare ad aprire i concerti italiani di una probabile reunion dei Libertines. Ma in fin dei conti dove, come e quando arriveranno è l’ultimo problema.

Permettetemi un’ultima considerazione per la Smoking Kills, etichetta milanese che conosco molto poco e che mi riprometto di approfondire a breve. Da quello che leggo sul loro sito internet i tizi hanno le mani in pasta e stanno cercando di sfondare nel mainstream attraverso collaborazioni varie con Mtv, All Music e Virgin Radio del “parrucchiere” Ringo. Convengo che ‘sta roba fa da storcere un po’ il naso ma a me interessa la musica e, a parte i PMS, per quel poco d’altro che ho ascoltato in casa Smoking Kills – i seguaci di Iggy Pop I’Ve Killed The Cat e i folli romani The Last Wanks – direi che siamo sulla strada giusta. Inoltre i tizi della label si sono “inventati” la Record’s Box, un espositore in cartone per i cd che è una fregnità assoluta. E questo è un altro indubbio punto a loro favore.

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