Ma tu sei del giro?

Il giro (64 pp.)

La carta è tra noi. Sarà la nostalgia canaglia delle fanzine e del tempo che fu, ma sembra che qualcuno si stia muovendo e sbattendo nell’ombra per riportare sotto ai riflettori l’antica arte dell’impaginare, fotocopiare e spillare. E io non posso che esserne contento, da fanzinaro in prima linea, dello zoccolo duro (quanta carta ho sprecato dalla fine degli Ottanta e per tutto il decennio successivo: dovrebbero mettermi in galera per reati ambientali).

Tranquilli, comunque: Il giro non è una fanza dedicata agli eroi delle due ruote. Niente Coppi, Pantani, Bartali e Gimondi.
Il giro è, piuttosto, un grosso e ricco contenitore in cui può sguazzare chi ama il garage punk, il Sixties sound, il garage revival, la cultura (dal cinema alla musica alla letteratura alla moda) degli anni Sessanta/Settanta, il punk rock… e non solo. Se penso a un corrispettivo tra le fanzine del passato, mi viene in mente la mitica Bob Rock un po’ più Sixties/beat, tanto per tagliare con l’accetta – e per chi conosceva Bob Rock, non dovrebbero necessitare altre spiegazioni per capire che sì, queste 64 pagine sono da avere.

Quindi, chiariamo subito che dovete prendervela. Purtroppo è proprio qui che iniziano gli pseudo-dolori. Infatti Il giro è speciale non solo nei contenuti, ma anche nel modo di porsi: dentro non trovate nessun riferimento, contatto, email, sito, numero di telefono – nada, nix, zero. Anche a firma degli articoli vengono usati solo e unicamente pseudonimi, per evitare di risalire alle vere identità delle persone coinvolte (è piuttosto chiaro, comunque, che qui ci scrivono veri appassionati, maniaci, fan, tuttologi e si sospetta che dietro agli pseudonimi si nasconda qualcuno della banda dei “soliti noti”, vista la qualità dei pezzi proposti).
E perché mai questa bizzarria dell’anonimato? Semplice, perché Il giro è una fanzine per quelli – appunto – del giro.
Per averla occorre essere – appunto – nel giro giusto; e se ne sei fuori, peccato… di certo non sarà facile procurartela, ma neppure impossibile (magari hai qualche amico/a che nel giro ci bazzica e allora potrebbe trafugartene una).

Veniamo ai contenuti, che comunque sono tutti da papparsi d’un fiato, anche quelli che apparentemente potrebbero non interessare: è tutto scritto davvero in maniera godibile e con una tonnellata d’entusiasmo, cosa che rende piacevole la lettura di ogni singola parola, indipendentemente dall’argomento trattato.
In questo numero trovate – e cito solo alcuni spunti, per brevità – una retrospettiva sul punk Texano anni Sessanta, una sul punk neozelandese e una su quello messicano, una lunga sezione dedicata al beat nostrano, un’intervista a Erika Blanc e il pezzo forte… la mega-intervista verità a Joe Fuzz, vero mito e grande agitatore/supporter della scena musicale underground italiana.

Quanto costa? Non saprei. Chiedete a qualcuno del giro.

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3 commenti

  1. mi hai “rubato” l’idea ! domani era previsto un post sul mio blog su questa magnificenza !!

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  2. be’… se si tratta di Joe Fuzz di Fidenza, allora devo assolutamente “entrare nel giro”

    Rispondi
  1. Se vuoi entrare nel Giro, devi fare poche domande | Black Milk Magazine

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