Avventure in tv

Television – Adventure (Elektra/Asylum, 1978)

Stai camminando assorto nei pensieri, non c’è da stare allegri, ma nemmeno stai pensando alla morte. Un piede dietro l’altro, senza guardare neppure dove li appoggi. E a un certo punto senti uno scarto, il ritmo si rompe, poi un colpo che parte dalla punta di una scarpa e fa schizzare il baricentro in avanti. Sei inciampato. Fai tre-quattro metri ondeggiando come un Teletubby ubriaco di latte e Pavesini, riesci a non cadere e ti fermi. Ti guardi intorno sulla difensiva, ma la gente vicino non si è accorta di nulla, continua per la sua strada. Sei imbarazzato, ma basta non pensarci e continuare come se niente fosse. E passa subito.

Adventure, in pratica, è un disco imbarazzato e reitera per poco meno di 40 minuti l’attimo che si colloca tra l’inciampo in un cubetto di porfido mal posato e la realizzazione che non è successo nulla di male. Quell’attimo in cui ti senti fuori posto e sbagliato, ma è tutto ok.

E’ imbarazzata persino la copertina, con quell’artwork da bootleg germanico pre-caduta del muro (e dire che sembra che Tom Verlaine abbia fatto il diavolo a quattro per averla esattamente così); per non parlare dello scatto che ritrae la band: i nostri quattro televisori sono talmente fuori fuoco, scoglionati e distaccati che sembrano quasi photoshoppati in un’immagine unica partendo da foto singole.
Nonostante tutto, questa fotografia però è perfetta, perché è l’emblema, l’icona che riassume il contenuto di Adventure, coi suoi otto brani chimicamente pastorizzati. Otto pezzi che – immane tragedia, avere un predecessore così fondamentale per la storia del rock! – evocano solo una memoria ectoplasmatica di quella che fu la gloria e la potenza espressiva di Marquee Moon, un album uscito appena un anno prima, che sembra invece lontano almeno un decennio dalla seconda prova, quasi come il disco che avrebbero potuto fare da quarantenni, in odor di reunion a cottimo (ironia della sorte: il vero disco della reunion, quel Television del 1992, invece è piuttosto valido).

Ma contestualizziamo Adventure, per capire da dove arriva. In pratica si tratta di un album registrato per disperazione, visto che il gruppo era impantanato in una stasi immobile imposta da un brutto pasticcio con management e casa discografica.
Il management semplicemente aveva fregato un sacco di dollaroni al gruppo, non pagandolo per il tour europeo (andato peraltro benissimo) per promuovere Marquee Moon: quando Verlaine e compagnia se ne accorsero, impiegarono almeno sette mesi per sganciarsi dagli squali della Wartoke, senza recuperare comunque un centesimo e spendendo almeno 30.000 dollari (che tra l’altro nemmeno possedevano) in scartoffie e avvocati.
La Elektra – dopo l’abbandono dell’azienda di Karin Berg (che aveva ingaggiato la band e, stando a Verlaine, “era l’unica persona dell’etichetta che credeva davvero nei Television”) – aveva semplicemente smesso di interessarsi al gruppo.  Tom Verlaine: “Non avevamo nessun rapporto con loro, nemmeno un nome di riferimento a cui telefonare”.

In quest’atmosfera paradossale (il disco d’esordio, oltre a raccogliere ottime recensioni, aveva venduto bene soprattutto in Europa – ma non abbastanza per una major come la Elektra, per cui 80.000 copie erano poche) i Television, per combattere il rischio di vedersi morire senza poter combinare altro, chiedono di onorare il proprio contratto entrando in studio per incidere il secondo album previsto. La Elektra acconsente e lascia massima libertà senza neppure provare a interferire minimamente nel processo – un altro chiaro segnale di come, ormai, non ci sia più alcuna considerazione per il gruppo. Il problema è che andare in studio non era neipiani, quindi Verlaine, Lloyd, Smith e Ficca iniziano a lavorare presso i Sound Mixers studios (a settembre del 1977) hanno ben pochi brani pronti e la maggior parte del materiale deve essere completata, imparata e soprattutto arrangiata, visto che Verlaine aveva composto gli scheletri dei pezzi da solo, usando un piano elettrico.
Tom Verlaine: “Il primo disco era roba che avevamo suonato live per tre anni, così siamo entrati in studio e abbiamo registrato al volo. La maggior parte dei solo non li ho nemmeno sovraincisi. Il secondo album l’abbiamo costruito in studio”.

A novembre, quando ancora i lavori stentano a decollare, Richard Lloyd viene portato d’urgenza all’ospedale Beth Israel. Ufficialmente non viene data una spiegazione esaustiva per il ricovero, perché sarebbe stato piuttosto imbarazzante da gestire: Richard ha infatti una brutta endocardite, una malattia infettiva delle valvole cardiache che probabilmente ha contratto consumando droga iniettata utilizzando siringhe non sterili. Questo lo costringe, in pratica, ad abbandonare le session nelle settimane cruciali; non per nulla in Adventure il proverbiale e unico duettare delle chitarre di Verlaine e Lloyd viene ridotto a voce quasi marginale, per far posto alle intemperanze di Verlaine stesso che, senza il suo contraltare in studio, diviene timoniere e condottiero della band.

Anzi, Verlaine si concentra sulla propria ossessione di creare umori e colori cangianti, spingendo in una direzione inedita. Un sentiero che forse, per parafrasare le parole di Chris Dahlen su Pitchfork (quasi otto anni orsono), i Television non hanno gli strumenti adatti per seguire.
Tom Verlaine: “Quel disco è una serie di stati d’animo. Ricordo che volevo rendere bizzarra a ogni costo ‘Careful’, in studio. Dissi al fonico che volevo cantarla stando dall’altra parte della stanza, volevo il microfono lontano dieci metri da me e lui si incazzò parecchio. Allora gli dissi ‘Dai, fammi solo fare una prova’, lui mi lasciò fare e io poi mi rifiutai di ricantare il pezzo”.

Risultato: un album che all’uscita, nell’aprile del 1978, viene massacrato da buona parte della critica – compresa quella inglese, che tanto aveva amato l’esordio della band – e distribuito con qualche difficoltà dalla Elektra (che sbaglia i tempi e manda i Television in tour senza riuscire a far arrivare i vinili nei negozi del Regno Unito per tempo).
Con questi auspici è solo questione di settimane – letteralmente – prima che tutto imploda. E infatti nel mese di luglio la band si esibisce per l’ultima volta, per poi sciogliersi.

Il vero problema di Adventure – a fronte di una dichiarata maggiore sperimentazione e ambizione – è duplice.
In primo luogo, pur mostrando ancora molti segni della musicalità abrasiva di Marquee Moon (pezzi come “Foxhole”, “Glory”, “Careful” e “Aint’ That Nothin'” lo dimostrano ampiamente, soprattutto dal vivo – come si capisce senza possibilità d’errore dal video più sotto), non ha un vero inno di quelli alla “See No Evil” capace di saldarsi ai neuroni. Non aiuta, poi, la presenza di due brani palesemente difficili, tanto che inizialmente l’ordine della scaletta avrebbe dovuto essere diverso, per piazzarli al centro esatto del disco e creare un effetto sandwich col materiale più accessibile a contorno: “The Fire” e “The Dream’s Dream” (due creature made in Verlaine, assemblate e partorite direttamente durante le session).
In secondo luogo è troppo lavorato in studio, eccessivamente “leccato” e addomesticato: non dimentichiamo che uno dei punti di forza dello stupendo disco d’esordio era proprio il piglio live, l’energia nervosa che trasudava. Per Adventure Verlaine e soci si erano messi in testa di lavorare sui suoni, di produrre, di limare… evidentemente un processo che non appartiene alla loro musica, almeno quella più riuscita.

Qualcuno ha scritto, ancora in tempi recenti, che i Television avevano detto tutto col primo album e al momento di sfornare il secondo semplicemente avevano esaurito gli argomenti. Non penso sia esattamente così, e la musica lo testimonia piuttosto eloquentemente. Il vero punto è che i Television stavano cercando un modo diverso per esprimere ciò che volevano dire, senza rassegnarsi a capire che il modo perfetto l’avevano già trovato – più o meno consciamente – in Marquee Moon.

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5 commenti

  1. Se Verlaine avesse chiamato Hell a suonare insieme a lui e Lloyd, Adventure non avrebbe avuto mancanze.
    Fattò stà che oggi di dischi così non se ne sentono..

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  2. corrado

     /  luglio 12, 2010

    pure Robert Quine avrei visto bene!!!
    Andrea, se fossi in te, prenderei in seria considerazione di scrivere un romanzo, la prima parte del tuo articolo mi ha acceso questa fantasia.
    I dischi solisti di Lloyd come sono?

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  3. ummm, tra Verlaine e Lloyd solisti c’è poco da salvare, purtroppo.

    Rispondi
  4. corrado

     /  luglio 13, 2010

    Ciao Tony.
    In effetti ho qualcosa del Verlaine solista ma niente da ricordare.

    Rispondi
  5. I miei 2 centesimi di pensiero: se in Adventure ci fossero stati Quine e Hell probabilmente potrebbe essere uno dei dischi più pazzeschi della storia del rock. Ma sappiamo che i rapporti erano minati ormai da tempo, quindi è pura fantasia.
    Verlaine solista non lo reggo; Lloyd poco più. Hell solista (non coi Voidoids) faceva abbastanza pena pure lui… anche se la mega-antologia su Rhino non è pessima.

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