Whatever happened to Iggy’s jacket?

Pensate a un’icona dell’immaginario rock’n’roll. Oltre alla scontata lingua degli Stones, probabilmente – se avete un po’ di cuore – tra le prime immagini a venirvi in mente ci sarà la giacca con il leopardo sulla schiena che Iggy Pop indossa nella foto sul retro di Raw Power, nel celebre scatto di Mick Rock.

Si tratta di un giubbotto che l’Iguana si era procurato all’inizio dell’avventura londinese degli Stooges Mark II – tra il marzo e l’aprile del 1972, quando ancora Pop e James Williamson stavano tentando di mettere insieme una versione degli Stooges con musicisti locali.

Pret a porter for dummies

Iggy comprò il giubbottino da Paradise Garage, al 430 di King’s Road, Chelsea: incidentalmente fu il negozio che diede l’impulso e il supporto a Malcolm McLaren per creare la sua boutique Sex.
Si trattava di un capo  prodotto dal giovane, ma già ben inserito (soprattutto nel giro dei musicisti rock), Wonder Workshop, un laboratorio mandato avanti da John Dove e Molly White in Cambridge Road, a Paddington.

Il disegno del leopardo fa parte di un concept ideato da Dove e White, che era la base della linea che chiamavano Wild Thing, destinata principalmente alle t-shirt: l’animale, negli intenti dei due creativi, doveva essere un omaggio a Jimi Hendrix – il motivo? Jimi a Monterey suonò una versione di “Wild Thing” dei Troggs che secondo i due giovani grafici era quella definitiva: da qui l’idea.
Il disegno deriva direttamente da uno schizzo del 1968 che ritraeva una pantera, ma solo nel 1970 venne rielaborato nella sua forma definitiva e utilizzato per la stampa su magliette. Per i primi tempi il leopardo veniva serigrafato sul tessuto senza alcuna scritta d’accompagnamento, ma a partire dal 1972 all’immagine si aggiunse la scritta Wild Thing. Era un disegno che piaceva molto alla clientela e che veniva spesso bootlegato; è così che si insinuò anche l’idea di provare a utilizzarlo per una giacca.

John Dove: “volevamo creare un giubbotto da rocker utilizzando i materiali tipici dei prodotti più economici venduti nelle bancarelle (plastica, nylon e pelliccia artificiale), ma che mantenesse una certa credibilità rock’n’roll. Un capo che un Hells’ Angel non avrebbe mai indossato, ma l’avrebbe fatto di sicuro qualcuno che si identificava con la loro attitudine ribelle – in pratica qualcuno come Iggy che, come avremmo visto in seguito, era quel tipo di persona selvaggia. La giacca era fatta con scampoli presi da una partita di avanzi di similpelle degli anni Cinquanta trovata in un vecchio magazzino di Belsize Park. Molly ed io esaminammo l’intero stock per trovare il rotolo fallato con più rughe e pieghettature, con pezzi della copertura di finta pelle che si staccavano dal supporto: era perfetto! Poi usammo della pelliccia di leopardo artificiale comprata al mercato di Shepherd Bush, per le strisce applicate sulle maniche e davanti. Per la fodera interna prendemmo del nylon verde smeraldo, stampato con disegni a occhio di gatto. In due esemplari di giacche piazzammo anche degli inserti di borchie. […] Facemmo solo cinque giubbotti, in tutto. Io mi presi il primo, tre furono venduti da Paradise Garage a Iggy, Zoot Money e un altro tizio che non ricordo. L’ultimo – che non era nemmeno terminato – lo regalammo al nostro rappresentante a Parigi, Jacques Neville”.

I’m a streetwalking cheetah with a heart full of napalm

Iggy, dicevamo, si era procurato il giubbotto durante le prime settimane di permanenza a Londra. Lui e James avevano molto tempo libero, visto che erano tenuti in stand-by dal management di Bowie: avrebbero dovuto cercare una nuova sezione ritmica, ma in realtà si godevano – almeno all’inizio – l’albergo di lusso e lo shopping. Per la prima volta, anche se durò molto poco, si sentivano quasi delle star.

Iggy Pop: “Giravo per la città con questo giubbotto di pelle – veramente era leopardato, aveva un grosso leopardo sul retro – e tutti i vecchi di Londra mi si avvicinavano in macchina e tentavano di abbordarmi. Tutto quello che mi piaceva fare era camminare per strada col cuore pieno di napalm”.
Con questa uscita, ovviamente molto postuma, Pop lascia intendere che il design della giacca abbia avuto un ruolo non marginale nella stesura del verso d’apertura di “Search and Destroy”; non è dato sapere se sia veritiero, ma non sarebbe neppure un’ipotesi troppo inverosimile. L’affezione di Iggy al suo leopardo disegnato, del resto, è testimoniata dalla serie di foto scattate da Mick Rock durante la permanenza londinese della band.

Back in the USA

Come sappiamo, gli Stooges – dopo essere stati tenuti in salamoia per parecchi mesi e aver inciso le tracce di Raw Power – vennero rispediti a suon di proverbiali calci nel culo negli Stati Uniti, per l’ultimo tragico segmento della loro esistenza. Una fase buia, di cui esistono pochi documenti ufficiali o facilmente reperibili, in cui il gruppo cerca di non soccombere ai propri vizi e all’allontanamento (fino al licenziamento in tronco) da parte della propria casa discografica. Durante tutto questo periodo il giubbotto è stato senza dubbio in possesso di Iggy, che l’aveva ancora con sé durante il periodo del trasferimento a Los Angeles. E’ proprio qui che la giacca cambia proprietario in circostanze decisamente poco edificanti. Lo racconta Annie, una signora che all’epoca era una ragazzina innamorata della scena rock’n’roll e aveva diverse amicizie in comune con la band: “Vivevo in questo appartamento a Hollywood, un posto che tutti chiamavano Coronet. Iggy era infognato di brutto con l’eroina, all’epoca, e una notte arrivò da me chiedendomi 25 dollari in prestito (adesso non sembra molto, ma all’epoca si guadagnava un dollaro e 65 all’ora, quindi fate le proporzioni: una segretaria faceva 50 dollari a settimana). Voleva lasciarmi la sua giacca col leopardo come pegno per il prestito; con lui c’erano Max – il famoso spacciatore di Hollywood – e Stan Lee (che poi entrò nei Dickies). Stan lo conoscevo dalle superiori. Quando Max si rese conto che Iggy voleva darmi quel giubbotto così noto e famoso – era sulla copertina di Raw Power – solo per farsi una pera, pensò che forse poteva valere anche di più, così si intromise, mi diede indietro i miei soldi e portò gli altri due fuori da casa mia. Alla fine la giacca la ebbe Stan, che la indossò finché non iniziò a cadere a pezzi”.

Stan Lee Stesso conferma la storia: “Quando avevo 16 anni frequentavo Iggy. Ebbi il suo giubbotto col leopardo durante una faccenda di droga che avvenne nel parcheggio del Whisky A Go-Go; me la diede in pegno per dei soldi e io me la tenni. Per fortuna che l’ho fatto”.

Rich bitches

E’ così che la famosa leopard jacket di Raw Power esce dai radar per diversi anni, per ricomparire tra le pagine di Rolling Stone circa 18 anni dopo essere passata di mano. In un servizio sui Dickies, infatti, compare una foto del gruppo in cui Stan Lee la indossa e cerca anche di imitare la posa di Iggy sul retro di Raw Power.

L’intervistatore del magazine riconosce il giubbotto e domanda se sia davvero quello che sembra. Lee risponde: “E’ proprio la giacca di Iggy – l’ho avuta anni fa scambiandola con della droga. Iggy non aveva i soldi, così ho preso questa. Per un sacco non è stato in grado di riaverla perché non aveva i soldi, ma adesso è diventato una puttana ricca e ha cercato di ricomprarmi il giubbotto, ma io gli ho detto di no”.

Nonostante la storia travagliata dei Dickies – ok, erano un vero branco di tossici impenitenti e infatti credo siano la band con più morti tra gli ex membri – Stan riesce a restare in possesso del prezioso manufatto per parecchi anni, resistendo anche alla tentazione di venderlo per cifre interessanti al collezionista di turno. Solo una dozzina d’anni orsono ha ceduto e l’ha passato a sua maestà Long Gone John, grande guru della Sympathy For The Record Industry, nonché ossessivo collezionista di arte, memorabilia e cianfrusaglie.

Lo chiamavano Long Gone John

Il boss della Sympathy in persona ha recentemente raccontato la propria versione dei fatti, con dovizia di particolari veramente goduriosa. Ecco la storia di come si è procurato la giacca.

Ogni volta che vedevo Stan Lee aveva addosso quel giubbotto e pensavo che l’avrebbe consumato, fino a farlo disintegrare… senza dubbio era molto orgoglioso di averlo e se ti capita di vedere qualche foto dell’epoca ti rendi conto che era ancora in buone condizioni.
Circa cinque anni prima che io lo comprassi da lui, un mio amico – Tim Warren della Crypt, che viveva in Germania – venne a Los Angeles e, oltre alle cose che doveva fare, aveva in mente una faccenda in particolare: comprare la giacca da Stan per regalarla alla sua carinissima fidanzata. Tim gli offrì 5000 dollari, che sembrava una cifra esagerata… però Stan all’epoca stava bene e non aveva particolari casini con la droga – cosa che spesso gli succedeva, invece – così rifiutò la proposta; la ragazza di Tim ci rimase molto male, ma restò comunque molto carina.
Io non ho pensato a quel giubbotto per molto tempo, finché un giorno un amico non mi ha chiamato dicendo che Stan voleva venderlo e se ero interessato a comprarlo per 3000 dollari… pensai che era molto importante e che un giorno sarebbe finito in un museo, così decisi che valeva senza dubbio quei soldi.
Andai a trovare Stan nel garage in cui viveva: la giacca era piuttosto malconcia, ma era chiaro che era fatta di finta pelle da quattro soldi e non si poteva pretendere troppo; la testa di leopardo sulla schiena era un po’ sbiadita, ma pensai che dopo tanti anni era inevitabile e gli donava un’aria più autentica, considerando che all’epoca aveva più di 25 anni… se non mi sbaglio era il 1998. Da bravo mercante gli offrii 2000 dollari e lui, dopo aver fatto un po’ di scene, accettò.
La giacca era veramente piccola, anche perché Iggy ha un fisico minuto ed è basso: non mi andava, ma non mi interessava indossarla… per me era un’icona, la sacra sindone del rock’n’roll
.
Quando Raw Power è uscito avevo più o meno 21 anni ed ero molto influenzabile. Diventò uno dei miei dischi preferiti ed ero come ipnotizzato dalla copertina, sia il fronte che il retro. Era un disco fantastico, non mi sono mai stancato di ascoltarlo e l’immagine di quella giacca mi è rimasta fissa in mente. Sono onoratissimo di possederla, ora, e ne proteggerò l’eredità finché non troverò il prossimo custode designato.

This is the end?

Al momento, quindi, la saga del giubbotto col leopardo sembra conclusa: si trova al sicuro nella collezione sterminata di Long Gone John, a Olympia (Washington). Chissà che a Iggy, per questa nuova incarnazione circense degli Stooges Mark II, non venga voglia di riavere il suo giubbottino… sicuramente può permetterselo e sa che pochi gli direbbero di no.

[Se volete impazzire per davvero scaricate QUI il film/documentario su Long Gone John e la sua collezione… è una cosa folle, da andare fuori di testa. Poi si apre con un pezzo dei Gun Club sui titoli di testa, per cui fatelo subito vostro o restate nell’oscurità medioevale]

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5 commenti

  1. la giacca fa cacare… ma l’articolo è davvero un grande articolo

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  2. Avevo una giacca di finta pelle che adesso potrebbe raccontare tante cose. Figuriamoci questa.
    Iggy ha dimostrato di non avere bisogno di giacche ma di vetri-jeans-aghi e pubblico da scandalizzare.
    Ma questa giacca non dovrebbe metterla nessun altro.
    A me piace un sacco. Per la tigre, la finta pelle e per le prime spalle che l’ hanno sostenuta.

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  3. Grandissimo articolo! Per me, quella testa di leopardo é ben piú iconica della stessa lingua degli Stones. Poiché per quanto ami questi ultimi, sono stati gli Stooges a mettermi in corpo e nel sangue la brama di spaccare il culo su un palcoscenico e formare una band. “Raw Power” é il primo disco che ho acquistato di tasca mia ed é stata la copertina, come per molti altri, ad attirarmi. E il senso di rabbia, pericolo, provocazione, noia e scazzo trasmesso dai vecchi Stooges non é stato mai piú eguagliato nella storia del RnR, nemmeno dal punk che proprio da Iggy & Co. ha preso le sue prime mosse. E musica a parte, il giubbotto in questione esprime tutto questo e molto altro, ultimo superstite di un’ epoca irripetibile : post-idealismo 60s e prima del Punk, vale a dire il buio assoluto, la disillusione e la semplice voglia di cercare e distruggere senza il tempo per chiedere scusa. In poche parole, RAW FUCKING POWER…. m/

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  4. Grazie ragazzi… sapere che c’è qualcuno come voi che legge e “vive” questa roba è importantissimo. Keep on rocking

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  5. chi non ama gli Stooges non ama il rock. punto,basta fine e morte.

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