Destroy All Monsters & Dark Carnival files pt.3

Nella puntata precedente abbiamo lasciato i Destroy All Monsters con due singoli pubblicati e l’ennesimo cambio di formazione da affrontare: i due fratelli Ben e Michael Miller (rispettivamente sax e chitarra) mollano tutto; la band è diventata troppo punk per loro e si sentono limitati. D’altra parte la missione che Ron Asheton e Michael Davis si erano prefissi è andata a buon fine: prendere un gruppo di studenti artistoidi e farlo diventare un cazzutissimo gruppo di rock’n’roll. E non è tutto, visto che a pochissima distanza dall’ultima uscita, la band pubblica un’altro singolo (il terzo): “What Do I Get?”/”Nobody Knows” del 1979, su IDBI/Cherry Red.

Missione compiuta quindi. L’autostrada del rock’n’roll aspetta i Destroy All Monsters, pronta a fare stuprare il proprio asfalto squagliato dal sole dai pneumatici dentati di Ron Asheton e compagnia sferragliante.
Ok, fermiamoci un attimo. Un respiro, anche due.
Il fatto è che… è quasi imbarazzante come questi meravigliosi esemplari di perdenti del rock’n’roll seguano schemi quasi matematici, riconducibili a formule e algoritmi (peraltro piuttosto elementari). E tutti portano allo stesso risultato, ossia che quando la fine del tunnel sembra un po’ meno lontana o addirittura vicina, i-ne-vi-ta-bil-men-te succede il patatrac. Ciò significa, in questo caso specifico, che per i successivi anni (fino al 1985 circa) i nostri (anti)eroi vivacchieranno in stato quasi vegetativo fino a spegnersi, facendo sporadici concerti e raccogliendo pochi consensi, troppo pochi persino per trovare un’etichetta disposta a pubblicare un loro album. Proprio così: tre singoli uno dietro all’altro, amicizia con gente del calibro di Ramones, Pere Ubu e Dead Boys, un ex Stooges e un ex MC5 in formazione sono il trampolino di lancio per un bel nulla di fatto, di quelli che ti stroncano gli entusiasmi e ti fanno chiedere “ma chi me lo fa fare!?”.

Per quanto desolante, però, questo periodo comatoso è il contenitore di un evento specifico che – porca miseria schifosa – è forse l’elemento che inconsciamente mi ha spinto a scrivere queste migliaia di battute e a martoriarvi le palle per mesi (e a puntate, per giunta). Perché c’è qualcosa di mistico, in quello che sto per raccontarvi. Qualcosa che lascia intravedere quanto il rock è bastardo, ma sceglie le persone e in qualche maniera agisce secondo un suo piano – che è infame e spietato nella migliore delle ipotesi, ma ha un senso inoppugnabile.
Ebbene, dovete sapere che circola una voce – la fonte è l’attuale partner di Niagara, The Colonel – che Lester Bangs (sì lui) il 30 aprile 1982 sia morto, nel suo appartamento, con indosso una t-shirt dei Destroy All Monsters. Certo, non c’è traccia di conferma nella biografia di Bangs che riporta anche qualche testimonianza ufficiale, ma sapete perfettamente che a una voce così non possiamo far altro che voler credere. Desideriamo crederci ossessivamente. Noi vogliamo che sia vero, perché è il rock stesso a volerlo, in qualche maniera [comunque Lester era un fan del gruppo, è assodato, ed è anche apparso in tv con la maglietta in questione; per cui, pieghiamo la storia al nostro volere, comunque le cose siano andate].

Ma torniamo al gruppo. Nei cinque anni che costituiscono la prima metà degli Ottanta i Destroy All Monsters semplicemente si esauriscono lentamente, come Niagara stessa ricorda: “eravamo durati un bel po’ – quasi otto anni. Era molto. Non riuscivo quasi a crederci. Sarebbe potuto finire tutto molto prima. C’erano momenti in cui suonavamo tanto, altri di stallo totale e pian piano ci siamo resi conto che non ci importava più e che ci eravamo stancati della band. E’ una cosa che ha preso tutti nello stesso momento”. Poi Niagara inizia a raccogliere i primi consensi come artista figurativa, con le sue tele acide e le sue installazioni sopra le righe – mentre Ron Asheton sembra affascinato dal mondo del cinema di serie B, soprattutto quello legato all’horror low budget. Le passioni stanno cambiando, è tempo di staccare la spina.

E’ così che si spegne un gruppo che avrebbe potuto diventare grande, ma è semplicemente rimasto un culto (e si sa: lo stato di culto soffoca la vita e diventa sopportabile solo a posteriori); un culto fatto anche di ristampe, bootleg vari e reunion a partire dagli anni Novanta fino a oggi, cose che leniscono solo parzialmente le ferite procurate in quei lunghi e tossicissimi otto anni di vita.
Ma The Colonel, amico dei Destroy All Monsters di vecchia data, ha altri progetti. E questi progetti si chiamano Dark Carnival, ovvero un carrozzone di luccianti reietti della scena detroitiana, che – nei suoi intenti – deve esibirsi sui palchi di ogni buco infernale, per riportare alla gente il verbo del rock animalesco della Motor City.

The Colonel: “Cosa era successo alla musica? Non c’erano più gli Stooges, gli MC5, i Destroy All Monsters. E se n’era andato anche quel sound metallico che aveva reso famosa Detroit. Allora decisi di scovare qualcuna delle star dell’underground detroitiano. L’ispirazione mi venne da un incubo che aveva a che fare col carnevale e alla fine quello che ottenni era un carrozzone viaggiante di freak… che è come dire una band, almeno per me. Ho cercato in club, bar, sale da biliardo e poligoni di tiro. Negli hotel più pulciosi. Nelle fognature. Alla fine ho trovato Ron Asheton, che guardava i fratelli Marx in tv; mi disse che era disponibile e ci stava. Niagara la beccai a una festa di Natale di Creem; pensava io fossi matto, ma le dissi che l’avrei aiutata a farsi sistemare gli incisivi che si era rotta col microfono, così mi disse che era della partita. Scott Asheton degli Stooges non aveva niente da fare, così lo arruolai alla batteria”.

Come dice The Colonel (che nel giro di un annetto avrebbe scalzato Ron Asheton dal ruolo di compagno di Niagara e l’avrebbe sposata), questo gruppo è più un freak show itinerante, anche perché la formazione è ben lungi dall’essere fissa. Il concept, anzi, è proprio quello di una specie di circo in cui i musicisti si avvicendano e sul palco non ci sono quasi mai le stesse persone per più di un paio di brani. Ron Asheton: “Niagara e The Colonel avevano messo su una specie di parata di star. C’erano tutti i migliori. E poi non era richiesto che io suonassi tutte le canzoni. Persino i batteristi erano più di uno. Così è successo di nuovo: per me era il momento di suonare ancora”.

Un carrozzone con tutti i crismi e come ogni carrozzone che si rispetti vaga e sopravvive, tentando di non farsi fagocitare da ciò che lo circonda, tentando di creare un proprio ambiente protetto, un far west dell’anima in cui i cattivi vincono e ti amamzzano a colpi di assolo.
Questo significa che il gruppo conduce un’esistenza che definire frammentaria e frammentata è quasi un delicato eufemismo. Le uscite sono a volte sporadiche, altre a raffica, ma sostanzialmente – a parte un live show in grado di lasciare soddisfatti tutti senza se e senza ma – mancano le fondamenta per imbrigliare questa entità in un progetto organico, che segua un percorso minimamente lineare. Del resto, per comprendere senza troppi giri di parole ciò di cui stiamo parlando, basta dare un’occhiata ai nomi dei Carnies (ovvero i vari componenti che si avvicendano sul palco, dal vivo): i fratelli Asheton, Niagara, Cheetah Chrome (sì lui), Phil “Greasy Carlisi”, Ron Cumbo, Gary Adams, Joe Hayden Art Lyzak, Bootsey X, Jerry Vile, Mike McFeathers, Jim Carroll (sì lui) e The Colonel.

E’ anche naturale che live il gruppo si trasformi in una specie di juke box detroitiano spaccaossa, con virate verso il punk dei Dead Boys (ovviamente quando Cheetah è presente). In pratica i DC sono una all star tribute band e la loro discografia lo testimonia senza alcun dubbio: due album dal vivo, zeppi di cover (Welcome To Show Business – del 1990, su Revenge – e Greatest Show in Detroit – del 1991, stessa label), e un solo misconosciuto LP – quasi postumo – di originali (The Last Great Ride, 1997, su Sympathy For The Record Industry).

I Dark Carnival non vedono finire il Ventesimo secolo e si sciolgono a fine anni Novanta. Niagara li liquida così: “Forse sono durati più del dovuto. Io volevo ritornare a dedicarmi interamente alla mia arte: ero ancora abbastanza giovane per farlo” .
E a noi – come al solito – non resta che riascoltare i dischi che la lunghissima epopea targata Destroy All Monsters/Dark Carnival, in tutta la sua squinternata magnificenza, si è lasciata dietro come una scia (consiglio personale: il secondo live dei Dark Carnival è quasi fondamentale).

Certo, a ripensare che ho scritto più di 31.500 caratteri solo per potere raccontare che Lester Bangs è – forse – morto con una T-shirt dei Destroy All Monsters… beh, mi sento vagamente confuso. Ma, del resto, evidentemente il rock lo voleva.

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2 commenti

  1. beh dico io…ma dove si possono leggere queste chicche se non su Black Milk!

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  2. SpaccANO le montagne!
    C’è stata una mostra piccola ma molto bella piccola mostra su di loro “Hungry for Death”, il loro collettivo, manifesti fanzine ecc ecc…proprio il mese scorso a Roma all’accademia americana.
    Mi sa che se la sono vista in pochi..peggio per loro.
    Grande Black Milk che continua a spargere ai 4 venti il verbo del sottosottosottosuolosuolosuola.
    tab_

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