Casamatta in una città matta

Casamatta – Humana Radio (autoprodotto)

Parcheggio la macchina davanti all’ingresso, poco fuori a una delle gallerie della città dei container. Sono le 22.30.
Questa sera, alla Skaletta di Spezia , un po’ dei miei ricordi di gioventù verranno a trovarmi. Gli do una mano ordinando una Tennents media, eroina liquida, e subito un paio di epifanie saltano fuori. Resto incastrato sulla panca sotto il grande Murales con la stella e la scritta “Las Pezia” a fissare – con il tipico sguardo da Tennents – la luna che esce dal grande cipresso appeso poco fuori il grande edificio delle Poste.

Sono venuto ad ascoltare il concerto dei Casamatta e cioè la versione più  attuale di quella che per anni fu la punta di diamante del movimento punk spezzino: i Fall-Out. Quella che leggerete però è la recensione del loro primo CD Humana Radio, perché confesso di aver bevuto così tanto da ricordare molto poco del concerto.

Dunque, correvano rapidi gli anni Ottanta e Spezia era universalmente riconosciuta come il posto in cui buttavi via più di un anno con il solo scopo di mantenere in vita lo status quo già putrido della leva obbligatoria, evitando se possibile di buttarti da qualche finestra della caserma.

Gli indigeni che non lavoravano nella Raffineria IP, in Arsenale o nella centrale a carbone dell’ENEL, potevano godersi Portovenere e Tellaro: perché in fin dei conti era pur sempre il Golfo dei Poeti quello che si poteva scorgere con difficoltà tra i container ammassati nel parcheggio polveroso del Canaletto. Che noia? Sì, certo, ma nella noia di solito le persone piene di buona volontà qualcosa da fare lo tirano fuori anche dal Nulla sporco che, di fatto, era quella città. Nacque così il Kronstadt, primo centro occupato, nel cui alveo mossero i primi accordi i componenti dei Fall-Out e dalle cui ceneri, in tutti i sensi si potrebbe dire, germinò la Skaletta, uno dei templi più importanti della musica punk (e alternativa in genere) della nostra penisola grazie alle amorevoli cure delle sorelle Pantani.
L’ho presa un po’ alla lontana, ma cosa volete, con i ricordi non si può agire diversamente, bisogna lasciarli andare.

Della formazione originaria dei Fall-Out, citati nel libro Costretti a sanguinare di Marco Philopat – che ha raccontato gli anni furenti del punk italiano – ci sono praticamente tutti a parte Beppe, il bassista, che però ha lavorato alla produzione dell’album e per questo viene ampiamente ringraziato nei credits. Al suo posto, a spingere sulle quattro corde grosse c’è un personaggio pieno di doti artistiche: e se non mi credete guardatelo in una delle sue diverse anime: Miss Q Lee. Per quel che conta, sul palco è  nella versione Gianluca e cioè quella con la divisa maschile.

Nonostante questa line-up, i pezzi dei Casamatta si allontanano abbastanza dalla tradizione Fall-Out e i suoni metallici, quasi da tecnometal degli album anni Novanta (come ad esempio Xenodrome – Il circo dell’odio e Neuropa) lasciano spesso il posto ad atmosfere più vicine ai primissimi Litfiba, ai Diaframma e in alcuni casi, per l’incidere quasi parlato del cantato, agli Offlaga Discopax. Vorrei dire che è presente un lieve sentore di musica industriale alla Cabaret Voltaire, ma temo di esagerare.
A suggellare questa metamorfosi la presenza scenica di Benzo (“R.” nei credits, come ulteriore segnale di cesura con l’esperienza passata) che si è fatta più pacata e riflessiva, con tanto di leggio sul palco, più simile a un Lindo Ferretti (prima della conversione, però) o a un cantautore italiano impegnato come quel Finardi di cui il gruppo esegue una cover: “La paura del domani”.

I testi adottano un cut-up quasi Borroughsiano, e questo stile della casa echeggia involontariamente già dal titolo della prima canzone “La tenerezza del lupo”, che richiama il titolo della prima opera del “drogato omossessuale pecora nera di buona famiglia” e cioè “Autobiografia del lupo” – anche se probabilmente è ispirata alla storia di un serial killer tedesco che ammazzò più di 20 “ragazzi di strada” azzannandoli alla gola.

Humana Radio è un’opera colta e i riferimenti sono disseminati un po’ ovunque, come in “Lo autonautas de la cosmopista” che riprende un testo di Julio Cortazar, scrittore la cui opera “la bava del diavolo” ispirò in qualche modo Blow-up di Antonioni (e forse il primo a concepire un racconto sviluppato in forma di ipertesto: “Rayuela il gioco del mondo”); e in “Magnitudo 10”, pezzo dedicato a Gianluca Lerici aka Professor Bad Trip, morto nel 2003 (artista che limitare all’universo del fumetto sarebbe davvero riduttivo: se volete approfondire sul tema guardate la sua “messa in cartone” de Il Pasto nudo” di Burroghs o la sua grande produzione di arte in genere) [torna Burroghs, lo so, ve l’avevo detto che è un po’ lo stile della casa].

Humana Radio è un album non facile, che però a poco a poco si schiude regalando una serie di brani davvero belli, colonna sonora per diapositive in bianco e nero. Tra i miei preferiti il pezzo di apertura “La tenerezza del lupo”, la quasi fossatiana “In un video mai finito” e “Nervoso meccanico alimento”, in cui il suono dei “vecchi” Fall-Out riemerge in qualche frangente (e lo stesso avviene in “Il libro americano dei morti”).

Il concerto finisce e io ho giusto il tempo di fare i complimenti a Lorenzo D’Anteo per i suoi disegni che agghindano il CD e per vedere Benzo sorridere, scendendo dal palco. Mi fa sempre una strana impressione vedere gente che suona da millenni trovare ancora emozionante farlo come il primo giorno: provo la stessa invidia per chi ha fede, beati loro.

Sono un maledetto incostante che ci volete fare.

Messaggio per il Mulo (e scusatemi l’utilizzo personale del mezzo): alla Skaletta l’11 giugno suona Jack Oblivian assieme a Harlan T Bobo e JP Keith, ma sicuramente già  lo sai. Se hai bisogno di un posto per dormire, dimmelo che avviso i miei…

P.S.: i Fall-Out suonano ancora, ma senza Benzo alla voce. Al suo posto Massi Bertagna, un altro pezzo di storia del punk spezzino, ma questa è un’altra storia…

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