The (Valtellina) boys are back in town

Gradinata Nord – Valtellina Boyz (BaCio, 2010)

Sono passati otto anni, durante i quali qualcuno – magari – aveva anche dimenticato gli eroi del rock della Valle: i Gradinata Nord. Invece, come nella miglior tradizione delle storie un po’ epiche e un po’ tamarre, rieccoli – e in gran spolvero, per giunta.

Non potete chiedermi di essere troppo imparziale in questa recensione: conosco quasi tutti i membri del gruppo da troppi anni (qualcuno di loro da 15 tendenti ai 20) e l’amicizia continua – un po’ come il famoso spirito di quel gruppo il cui nome cominciava per Nega e finiva per Zione.
Aggiungete anche che ho collaborato attivamente ad alcune rifiniture (cori, backing vocals, qualche urlo cinghialesco, traduzioni, un intro…), quindi ok, ci siamo capiti. Ma del resto il conflitto d’interessi va di moda da un bel po’, qui in Italì, per cui non rompiamo troppo le palle che va bene.

Messe le carte in tavola, è ora che parli la musica. Valtellina Boyz è esattamente quello che ci si può aspettare dai Gradinata Nord già dal primo sguardo: un treno di oi, hard rock, punk, pub rock e rock’n’roll.
Loro lo chiamano rock da stadio – credo che abbiano il brevetto di questa definizione, a cui nessun accolito della laidissima stampa musicale nostrana ha mai, a quanto so, fatto ricorso – e in effetti come immagine rende perfettamente l’idea.

Qui si gioca pesante con forti influenze che vanno dai Motorhead ai Cockney Rejects, dai primi Guns’n’Roses ai Faces più intossicati, passando per Iron Maiden e Motley Crue d’annata… tanto per citare solo qualche nome. Il tutto condito da voce declamata in puro stile oi punk, a fare da muscolare filo conduttore in un panorama tanto torrido, quanto caleidoscopico, che potrebbe disorientare i meno scafati.

Non c’è un pezzo migliore in assoluto tra i nove del cd, ma di sicuro ognuno – dopo un paio d’ascolti – individuerà i propri favoriti. Nel mio caso la motorheadiana “Una birra al night”, la super rockeggiante “Gradinata rock” (con tanto di piano in puro stile Stones) e quell’inno da cantare tirando bottiglie – non necessariamente vuote – in aria che è “Valtellina Boyz”.

Una cosa sola non mi torna… mia moglie, che di solito non è interessata più di tanto ai miei dischi, mi ha sequestrato il cd appena arrivato e ha iniziato ad ascoltarlo regolarmente ogni mattina, andando al lavoro. Lei dice che le dà la carica per affrontare la giornata, ma… come dire… non è che sarà rimasta irretita dal fascino dei Valtellina Boyz ed è pronta a salpare coi marinai delle Alpi? Il fatto che indossi piuttosto regolarmente la t-shirt di “Valley Sleazy Girls” non mi tranquillizza per niente.

Ci penso. E voi comprate il disco, mentre io penso… che è meglio.

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