Venga a prendere un veleno da noi

Uma – Veleno (2010, Black Fading)

Il gradino tra gli anni Ottanta e Novanta lo ricordo molto bene e non troppo bene allo stesso tempo. L’atmosfera, alcune suggestioni e il feeling generale sono nitidi. Gli eventi, le facce e la sequenza temporale un po’ meno. Diciamo che era un periodo in cui ci si divertiva parecchio, anche se si era rockettari punk di provincia. Anzi, forse ci si divertiva un casino proprio per quello.

È proprio in quel momento che colloco (chissà se a ragione: ma abbracciamo la soggettività pura, quindi amen) i primi vagiti, udibili a livello un po’ meno underground, di un certo rock alternativo italiano e in italiano; quello che nel giro di un paio di dozzine di mesi – o meno – avrebbe consacrato (sic) gente come Litfiba e Timoria, tanto per citare il peggio.

Io queste cose le vivevo piuttosto di striscio, soprattutto coi primi video passati da Videomusic, che nei pub imperava – ma le vivevo, anche se mi sentivo superiore (sic) dall’alto dei miei Negazione, Dag Nasty e Upset Noise.

E allora al rock alternativo italiano in italiano io associo pavlovianamente pochi ed elementari concetti: le birre medie a 4.000 lire, i boccali da un litro a 8.000 lire, le vomitate sui marciapiedi umidi di nebbia, le via crucis per birrerie arredate come Frankenstein tirati su dall’immondizia, le ore passate in macchina a sentire cassette mal registrate con stereo del supermercato, le serate sconvolte tra uomini perché le donne andavano in disco e poi noi vestiti di pelle e jeans strappati le si spaventava o le si disgustava, i progetti farfugliati e mai nemmeno per sbaglio tentati.
Insomma, tutta roba con la gioventù incrostata addosso, che inevitabilmente evoca una certa nostalgia. Nostalgia, ovviamente, per ciò che si era e si faceva e si sarebbe potuto fare… non certo per il genere musicale. Ché, lo dico palesemente, a me questa roba non è mai piaciuta e puzzava di svendita prima che iniziasse a svendersi davvero.

Detto questo, avrete – se siete minimamente sagaci – intuito cosa fanno gli Uma: alternarock italiano in italiano. Molta atmosfera, melodie un po’ wave, voce ruffiana alla Renga, sensibilità pop di maniera del tipo non sono commerciale ma potrei finire a Sanremo, qualche segmento sincopato per ammiccare alle nuove generazioni post nu-metal, testi poetico-noir, produzione pulita e studiatissima… un classico esempio di disco che non fa schifo (non lo togli dal lettore al secondo pezzo), ma verso metà ti chiedi una sola cosa: “Perché”?

Gli anni Novanta sono andati, Marlene Kuntz, Litfiba, Timoria e compagnia cantante li abbiamo subiti ampiamente… insomma, non era il caso.

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