Surf-O-Rama: whisky, tabacco e pelle sudata

cover Link Protrudi and The JaymenLink Protrudi and The Jaymen – The Best Of (Go Down, 2010)

Penso si possa dire e pensare tutto e il contrario di tutto della surf music. Per capirci, non sono tra coloro che osannano Tarantino per aver tolto dall’oblio questo genere musicale, facendolo (involontariamente?) schizzare alla ribalta con Pulp Fiction. Così come non me la sento di mettere la croce addosso a chi continua a maledire il regista del Tennessee, reo di aver (involontariamente?) gettato le perle ai porci provocando effetti devastanti. Io stesso, ad esempio, che seguo la surf music – seppur a distanza di sicurezza – l’ho detestata dopo aver partecipato a scialbe festicciole con assurdi dj che alternavano grandi pezzi a vera merda.

Musica esaltante? Musica soporifera? Il discorso porterebbe troppo lontano: ognuno la pensi come vuole.
Detto questo, però, mi sento proprio di consigliare questa ottima raccolta della band formata da Rudi Protrudi dei Fuzztones in tempi non sospetti. Una raccolta monumentale che allinea ben 26 pezzi tratti dai quattro album di studio e con l’aggiunta di alcuni brani live ripescati per l’occasione, data alle stampe dalla benemerita Go Down.

La ragione sociale scelta nel lontano 1986, come possono intuire i più arguti, è uno sfacciato omaggio a Link Wray and the Raymen. A quel tempo i Fuzztones si fermarono perché Rudi era disgustato dallo show biz. Da qui l’idea di tornare all’essenza primitiva del rock’n’roll attraverso una cover band strumentale dello scorbutico guitar hero. In 25 anni di carriera il gruppo si è evoluto e, inevitabilmente, la line-up ha subito cambiamenti (da segnalare anche il contributo alla causa del “nostro” Massimo del Pozzo della Misty Lane), ma l’essenza è rimasta sempre quella: ovvero surf duro che attinge a piene mani dalle derive più primitive del r&r, non roba “fun” alla Beach Boys o Jan & Dean.

Una parata di garage’n’roll tentacolare (“Backfire”), corse in sella di ronzini fuori di capa (“Bodacious”), spasmi spaghetti western (“Psyclone”), scorrerie proto punk alla Animal House (“Naked Crisco Twister Party”), easy listening per alcolizzati cronici (“Last Call”) e danzatrici del ventre con le tette al vento (“Surfin’ The Nile”). Per non parlare delle immancabili cover di “Ace of Spades”, “Summertime”, “Night Train” ecc.

Insomma, più che sentirci il profumo del mare e lo sciabordio delle onde qui dentro ci sentirete l’ansimare di spogliarelliste, l’odore acre del whisky, del tabacco e della pelle sudata. Proprio un bel sentire, credetemi.

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