The Alkemist Fanatix Pack

divineCheap Vudu – Counter of Pain (demo) * Necromid – The Sleep Of The Reason (Alkemist Fanatix, 2009) * Nefertum – Revered Lames (Alkemist Fanatix, 2009) * Winter Haze – The Storm Within (Alkemist Fanatix, 2009) * Guilty’s Law – Total Insanity (Alkemist Fanatix, 2009) * Firestorm – Web of Deceit (Copro Records, 2008) * Divine Lust – The Bitterest Flavours (Alkemist Fanatix, 2008)

A seguire una raffica di demo, promo e release varie inviateci da Alkemist Fanatix. Che il metallo sia con voi. Forse.

I Cheap Vudu, come dire… sono davvero pessimi. Talmente urendi che hanno un loro fascino, un po’ nell’ottica per cui una ventina d’anni orsono le band proto black nordeuropee erano da alcuni considerate scarti dell’umanità, per poi divenire divinità. Ma non esaltiamoci, davvero: il fatto è che i Cheap Vudu non inventano nulla, sono banali e non si capisce se fanno sul serio o scherzano. Black di quarta categoria… passiamo oltre (due punti simpatia per i sampler in spagnolo tra i brani, però).

Migliorano le cose – nettamente – coi Necromid, italianissimi e incazzosi, con un thrash-core (più thrash che core a dire il vero) canonico, ma ben fatto e aderente agli stilemi del genere. Voce urlata, stacchi, precisione e riff metal a go-go. Sembra di essere tornati nel 1989, a tratti: se siete dei true metaller dategli una bella chance.

Altro gruppo interessante sono i Nefertum (ancora italianissimi), votati a un buon black metal con inserti sinfonici e melodici, che non annoia e mantiene sempre un buon livello di tensione e varietà. Bravi, anche per uno come me che il metallo estremo l’ha mollato a fine anni Ottanta: non che faccia testo, ma qualcosa vorrà pur dire. Sulfurei, precisi, mortiferi ed evocativi al punto giusto: un ottimo lavoro.

Ancora metallo, ma di quello più classico e progressivo, con i Winter Haze di Parma. Atmosfere epiche e pompose, buone melodie e un’ottima voce femminile che potrebbe essere l’asso nella manica della band, il quid che innalza il quoziente di commerciabilità e di appetibilità. Troppo patinato e leccato per i miei gusti, ma professionale e con un sapore internazionale.

Hanno sentito tano gli Iron Maiden, i Guilty’s Law, che aggiungono un po’ di velocità e cattiveria alla formula (twin guitars comprese) della band di Steve Harris & co. Ritornelloni epici, cori e metallate assortite, per una proposta ben eseguita, ma che – onestamente – poco dice e nulla aggiunge a quanto migliaia d’altri hanno fatto da 30 anni a questa parte e faranno per altri 30. Ah, sono giapponesi.

I marchigiani Firestorm, con Web of Deceit, ci propinano un buon prodotto (buono nel senso di ben prodotto e suonato) di power metal progressivo, che però – nonostante si faccia scoltare liscio e senza problemi – non si eleva di un millimetro dall’idea più standard e banale che uno possa avere del genere. Un gruppo alla ricerca della propria personalità dunque… le capacità ci sono senza alcun dubbio, ma devono ancora cercare un bel po’.

Finiamo questo primo lotto con portoghesi i Divine Lust, paladini di un metallo goticheggiante con sensibili rimandi ai primi My Dying Bride, ma anche sprazzi di Cathedral e Candlemass. Un buon lavoro scuro e melodico, in cui risalta una voce piuttosto pulita e cristallina per il genere, oltre che un buon pathos compositivo. Nulla di memorabile che entrerà nei dizionari del metal contemporaneo, ma un bel dischetto per chi ama il genere.

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