Tutti gli amici di Jeffrey Lee Pierce

ridersVV.AA. – We Are Only Riders, The Jeffrey Lee Pierce Sessions Project (Glitterhouse, 2010)

Ok è ufficiale, ci sono arrivato a quasi 40 anni, ma l’ho capito: è facilissimo fregarmi e intortarmi, basta pronunciare il giusto numero di volte le parole Jeffrey Lee Pierce e Gun Club e il gioco è fatto.
Ma a questo punto mi rassegno e accetto la cosa come una malattia cronica impone. E, in fin dei conti, devo dire che fino a oggi non mi ha mai deluso particolarmente, né portato grossi rimorsi, questa patologia. Certo, ci avrò speso qualche soldo e qualcuno avrà riso contento per i loschi business conclusi, ma io alla fine ci sto bene e godo anche parecchio a rimirare la collezione (piuttosto nutrita, per non dire assurdamente nutrita) accumulata.

E, a tal proposito, non ho proprio potuto fare a meno di questo manufatto – nonostante uno scetticismo iniziale piuttosto forte (memo: io sono sempre scettico al primo impatto, quando c’è qualcosa di nuovo Jeffrey Pierce-related, poi ci casco regolarmente come una pera molle col vermetto dentro). Si tratta di una compilation tributo a Pierce venuta alla luce grazie allo sforzo dell’amico e compare di suonate Cypress Grove, che nel corso degli ultimi tre anni ha lavorato per assemblare questi 16 brani.

Tutto parte da alcuni nastri trovati casualmente da Cypress Grove sgombrando la propria soffitta: su queste vecchie cassette erano incise delle prove fatte in casa, risalenti al periodo prima della pubblicazione del disco Cypress Grove and Rambling Jeffrey Lee Pierce. Oltre ai brani poi finiti nell’album, le registrazioni contenevano anche altri pezzi più country, mai utilizzati e dimenticati: materiale prezioso e stupefacente, anche solo per il valore – mi si passi il termine – storico. Il problema era la qualità audio, veramente pessima, trattandosi di semplici cassette per uso personale, incise solo per fissare i riff.

Ecco, allora, l’idea di Cypress Grove: invitare alcuni tra gli amici e i fan più accorati di Jeffrey ad appropriarsi di quel materiale. Tramite Myspace e qualche aggancio personale ha, quindi, contattato una serie di personaggi (Nick Cave, Mark Lanegan, Debbie Harry, Lydia Lunch, Kid Congo Powers e Mick Harris, tra tutti) per chiedere la loro disponibilità.
L’adesione è stata massiccia e – a seconda dei casi – ne sono nate riletture, cover oppure addirittura collaborazioni postume vere e proprie (in diverse canzoni è stata tenuta la traccia di chitarra di Jeffrey Lee Pierce ed è stato aggiunto tutto il resto).

Non si tratta, dunque, della classica compilation commemorativa con un tot di performer che eseguono cover più o meno scolastiche dell’oggetto celebrato, ma – piuttosto – di un collettivo di artisti che insieme lavorano per portare a termine il lavoro lasciato in sospeso da un amico e collega scomparso.
Il risultato è eccellente: i brani sono sentiti, toccanti, ispirati. Non inganni la presenza di titoli ripetuti: si tratta di versioni completamente diverse di uno stesso pezzo, visto che nei nastri erano contenute più varianti delle medesime canzoni ed è stata data ai partecipanti la libertà di scegliere a piacere – a patto di non produrre duplicati.

Difficile davvero individuare il brano migliore: ognuno ha la propria intrinseca validità, amplificata dalla sensazione che tutto sia davvero stato fatto con uno spirito diverso dal business, dal mestiere e dal “lavoro di musicista”. Questa è roba – grazie al cielo – che viene da dentro la cassa toracica, che pulsa e palpita.

Chiudo segnalando la chicca fra le chicche, ovvero una rendition da pelle d’oca di “Lucky Jim” – unico brano non inedito (Pierce lo incise nell’omonimo e finale disco dei Gun Club) – cantata da Debbie Harry. La ragione dell’inclusione nella compilation (che doveva contenere solo materiale mai ascoltato prima) è che “Lucky Jim” è nata e fa parte del corpus musicale composto per il progetto con Cypress Grove e quindi è sembrato naturale riprenderla, peraltro nella sua versione originaria.

Tanto di cappello. E sotto coi protafogli (esistono sia la versione cd che quella doppio vinile, entrambe a prezzi piuttosto buoni peraltro).

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5 commenti

  1. La cercherò!
    dovrebbe essere gran bella cosa

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  2. Da paura !
    Nick Cave e Mark Lanegan sopra tutti. Ma l’irraggiungibile è DEBBY HARRY in Luck Jim e anche nel duetto con Nick Cave Free to walk…voce da brivido, interpretazione SUPER.
    Se mollasse la musica di merda che fa di solito e facesse un album con questo stile !

    Bello tutto comunque.

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  3. corrado

     /  gennaio 25, 2010

    Beh, Mark Lanegan si era già cimentato con un brano dei Gun Club, ovvero Carry Home con risultati da brivido per il sottoscritto.
    Correrò a prendere il disco!!!

    Rispondi
  4. Sì Corrado, su “I’ll Take Care of You”, mi pare (disco peraltro che nel complesso non mi piaceva moltissimo… Lanegan lo preferisco quando fa un po’ più il tamarro). Questo merita davvero, fidati.

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  1. Notizie dai blog su We Are Only Riders - The Jeffrey Lee Pierce Sessions Project (2010) In

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