Sonny Vincent: io sono leggenda…

etnyccSonny Vincent, newyorkese classe 1952. Dal 1975 a oggi ha suonato in un numero impressionante di band (Testors e Shotgun Rationale su tutte) con personaggi del calibro di Cheetah Chrome, Sterling Morrison, Bob Stinson, Wayne Kramer, Moe Tucker, Scott Asheton, Captain Sensible, Lou Reed, Richard Lloyd… e la lista continua.
Una vera e propria leggenda, che – nonostante tutto – si è dimostrata disponibile a una lunga chiacchierata via e-mail. Enjoy…

Partiamo dall’inizio: possiamo dire che sei una leggenda della New York ’77. Cosa ne pensi? Quali sono i lati buoni e quelli negativi, nella tua posizione?

Molti drink offerti!! No, scherzo… beh, la parte buona è che ho vissuto quelle cose in prima persona. La scena era carica ed elettrica, avevi una sensazione volatile di essere davanti a un confine.
Un’altra cosa positiva è che, grazie a quello che è successo, ora la gente può finalmente ascoltare musica pura e reale; fin dall’inizio il nostro obiettivo principale è stato questo: essere veri e diretti.
La parte cattiva è che fin dal primo giorno il sistema è stato contro di noi. Anche se la maggior parte delle cose che abbiamo ottenuto ci hanno portato piacere e gioia, hanno comportato anche tanta sofferenza e fatica.

Negli ultimi anni molte band importanti del passato – New York Dolls, Stooges, MC5… – hanno fatto una reunion e dei tour. E’ tutto frutto di una speculazione o c’è davvero un vuoto che solo il passato sembra poter colmare?

Credo che sotto diversi aspetti colmino un vuoto. Le persone, oggi, hanno ancora più bisogno di questa valvola di sfogo: guardano queste band per trarne ispirazione e non importa che il gruppo arrivi da una scena del passato, se è ancora valido e picchia duro.
La gente cerca un’alternativa alla solita roba che i media propinano. Vedo che c’è una curiosità sempre maggiore per i Sixties, come per i tardi anni Settanta. Un sacco di interesse per i Dolls, gli MC5… quello che ho notato, a proposito delle band punk dalla scena del ’77, è che alle persone piace vedere questi gruppi adesso: questo perché, in un certo senso, così possono toccare con mano quel modo di essere. Riescono a sentire, ad avere un legame con ciò che si prova a vivere al limite – o, almeno, ciò che si provava.
Alora la musica era fottutamente ribelle, le canzoni micidiali – in alcuni casi folli e divertenti. E ancora oggi tutto ciò esercita un forte fascino.  I ragazzi più cool cercano disperatamente questa roba, ne hanno bisogno! E attraverso la musica di queste band possono far uscire allo scoperto la parte di loro che è più incline spingersi sull’orlo del precipizio; la parte che è tenuta sotto controllo dalla necessità di interagire quotidianamente con la società moderna.
Posso capirlo… senza la musica molti di noi si sentirebbero quasi come morti: ma con la musica, invece che vivere impauriti, con una costante sensazione di perdita causata da una vita insignificante, abbiamo la sensazione che qualcosa si stia evolvendo. Ammetto che a volte sembra solo un’utopia: l’idea che qualcosa possa realmente cambiare, a volte, sembra lontanissima. Ma le band e gli artisti, in qualche modo, vendono questi sogni e li promuovono. Almeno le band di cui parli.
Questi sono tempi molto conservatori: la paura, la rabbia e il consumismo sono troppo deprimenti da sopportare. Co sono persone che vogliono fare un po’ di casino, gridare un enorme “Vaffanculo”, fare davvero qualcosa e riconoscono elementi del loro vero spirito nella musica di quei gruppi.
Questa forse è solo la mia analisi personale, ma sento che quella musica comunica profondamente, molto più della maggior parte della roba commerciale che gira in questi giorni.

sonnyforeverlookGli emo prendono molto, esteticamente, dal punk e si proclamano come “i figli moderni del punk rock”. Quando il fenomeno è scoppiato, sono stati subito presi di mira e in alcuni posti si è giunti a una vera caccia all’emo. Cosa ne pensi?

Non ho nessun problema con la scena emo o le persone che ho incontrato e dovrebbero essere emo. Tendo a prendere le persone come individui, uno alla volta; cerco di non piazzarle in un gruppo o etichettarle. Ma, così per il gusto di parlare, posso dirti che non ho nessun problema a relazionarmi con loro. Preferisco un emo a un qualunque fascista razzista o ai tipici personaggi che seguono le mode.
Sembra che questi emo siano un po’ più profondi e cerchino di trovare un proprio posto,  un’identità. In più sono sempre stato molto attratto dalle persone si esprimono attraverso uno stile proprio. Parte della loro musica fa un po’ schifo, ma certa è buona.
Per dirla tutta, mi è sempre piaciuta l’idea di un’immagine più dura. La mia prima band, i Testors, veniva definita come un gruppo di “Original Music”; subito cercarono di etichettarci come punk, ma solo quando se ne uscirono con il termine annacquato new wave finalmente mi sono sentito a mio agio con la definizione punk.
Quello che voglio dire, per collegarmi alla tua domanda sugli emo, è che mi piacciono. Sono diversi da quello che c’era nella prima scena punk, ma forse la pensano allo stesso modo su molte cose.
Comunque avevo un parente quando ero piccolo: lo Zio Emo; quindi ho un legame personale con loro.

Hai lavorato con diversi artisti, a volte con background musicali diversi dal tuo. Quale è la formula magica per far funzionare le cose?

Solitamente ho una specie di visione, un’idea generale, di ciò che voglio e mi serve. Contatto le persone che sento che possono aiutarmi a raggiungere il mio scopo. E la magia è tutta nella loro passione.

sonnywaynebern95Quale è stata la collaborazione più difficile?

Ho avuto Cheetah Chrome e Bob Stinson negli Shotgun Rationale, insieme. Praticamente un incubo da finire dallo psichiatra! Generalmente lavorare con Bobby Stinson era molto difficile; abbiamo passato momenti magnifici insieme, ma anche se gli volevo davvero bene si portava dietro un sacco di problemi.
Poi avere membri del gruppo che si facevano di eroina a volte era sfibrante. C’erano sempre dei problemi. Se stavano provando a smettere o dovevano comprare una dose potevano nascere situazioni molto difficili. Anch’io ci sono passato e so che non ero un angelo, ma non l’ho mai fatto in tour e la mia esperienza in quel campo è stata limitata, non ne ho mai fatto uno stile di vita.
Comunque i musicisti con cui ho suonato ci hanno sempre messo l’anima, sia che fossero sotto l’effetto di qualche droga, sia che fossero puliti. Sono stato fortunato a lavorare, per lo più, a un livello profondo con le persone: non puoi farlo nei mestier comuni; quindi, anche se a volte può essere un po’ drammatico, è comunque stimolante avvicinarsi così tanto alle persone. Dedizione e anima: è la miglior situazione possibile.

Vorrei parlare dei Dead Boys. Amo Stiv Bators: hai un ricordo di lui da condividere con noi?

Stiv era un vero gentleman e un tizio molto amichevole. Contrariamente all’immagine da palcoscenico o alla percezione comune di lui, era una persona molto premurosa e gentile. Il suo personaggio sul palco rifletteva la sua insoddisfazione verso il mondo, che era un sentimento reale e lui era capace di trasmetterlo sulla scena e nella musica. Lo esprimeva bene. Un artista consumato, un ragazzo divertente con cui stare.
Ogni tanto lo vedevo fare scherzi e alcun i gesti punk disgustosi, ma solitamente succedeva quando eravamo ubriachi o fatti! Una volta, in tour negli USA, eravamo in un Hilton o Radisson Hotel e Stiv pisciò dentro la macchina del ghiaccio nella hall. Gli piaceva fare cose schifose, a volte, ma penso che recitasse la sua parte per shockare la gente; e finiva per sembrare il moccioso dell’isolato che incendia la spazzatura dei vicini. Penso che gli piacesse l’immagine del cattivo ragazzo. Ma a parte questa specie di dissolutezza era una persona molto profonda. So che suona contradditorio, ma la gente a volte è complessa.
Ci siamo scritti parecchio, dopo che si trasferì a Parigi. Mi manca molto.

Nella tua vita non c’è  solo la musica, ma anche il cinema e l’arte. Puoi dirci qualcosa in proposito?

Ho avuto a che fare con arti visive, regia, ma anche scrittura e installazioni artistiche. Faccio ancora queste cose ogni tanto. Negli anni ho fatto qualche mostra e qualche performance. Erano lavori fatti con passione, che mi hanno procurato le basi e la possibilità per esplorare e scoprire le espressioni audiovisive. Trovo questo tipo di cose molto gratificanti, in un certo modo.
Puoi esprimerti in questi lavori e attraverso loro: è molto diverso dal suonare in una band e creare musica. A volte in un gruppo ci sono così tanti psicodrammi!
Quando mi immergo nell’arte visiva, per me diventa una forma di isolamento sociale. Mi affascina il modo in cui è differente. L’ambiente e la funzione, nell’arte, sono completamente diversi rispetto al creare musica – beh, almeno il tipo di musica che io suono.
Una delle differenze principali è che io “scelgo” di girare un film e “scelgo” di creare un’installazione… ma con la musica non ho nessuna opzione. E’ come se lei mi scegliesse e mi cercasse. Sapevo dall’inizio che questo era il mio destino. A volte penso che avrei dovuto avere una vita e un lavoro più tradizionali, ma non posso negare il fatto che la musica è come il mio modo di essere e la mia anima si esprimono.

Come artista a 360°, mi viene in mente un’importante figura della scena garage: Billy Childish. La televisione inglese gli ha chiesto di partecipare al Grande Fratello Vip e lui ha rifiutato. Se lo chiedessero a te, cosa risponderesti?

Capita anche a me di rifiutare parecchie proposte. Non parteciperei mai allo show di cui parli. Recentemente mi volevano filmare e intervistare per quel film su Arthur Kane e i New York Dolls, ma ho sentito dire che avevano intenzione di far apparire Arthur perso e fuori di testa. Conoscevo Arthur e, anche se soffriva per essere stato dimenticato e mai supportato dall’industria musicale, non mi è mai sembrato perso. Era del tutto presente, ogni giorno della sua vita.
Una volta dovevo chiamarlo per registrare con me e Clem e le persone dicevano “Non chiamare Arthur, è bruciato”. Beh, io gli ho telefonato chiamato e gli ho detto: “Arthur, dimmi se ho ragione: sei seduto da qualche parte, guardi la tele con il tuo basso in grembo, suonando le canzoni che passano in tv”. Era shockato perché era esattamente ciò che stava facendo! Abbiamo registrato un paio di giorni dopo: andava alla grande al basso e suonò perfettamente. Era un uomo molto profondo e talentuoso. L’anno dopo ha partecipato alla reunion dei Dolls, ero davvero felice per lui. Ora ci manca molto.
Comunque, per rispondere alla tua domanda, sarei disposto a fare qualcosa in televisione, ma non bacerei mai il culo a nessuno e non mi piegherei davanti alle lusinghe dello spettacolo. Solo se sentissi che ha qualche valore reale potrei accettare. Sono sicuro che Billy Childish ha preso la decisione corretta. Una persona molto coerente.

tour3Perchè  ti sei trasferito da New York a Minneapolis?

E’ una lunga storia, ma mi sono trasferito a Minneapolis per motivi personali. Non sapevo molto della città prima di arrivarci. Per me era un posto lontano di cui non conoscevo nulla. In effetti, da bambino, non sono andato molto a scuola: fui espulso quando avevo 13 anni, quindi suppongo di essermi perso la lezione sul Minnesota.
Sono arrivato direttamente da New York – è stato davvero uno shock culturale per me! Passare dalle strade di New York (vivevo di fronte al CBGB’s) al fottuto Mid-West!!! Incredibile! C’erano continuamente servizi sulle fattorie e sul raccolto, in tv, e tutti erano gentili e piacevoli (eccetto la polizia).
Un grande cambiamento rispetto alla giungla urbana delle strade di Manhattan. Per me, all’inizio, era un pianeta strano fatto di mucche, laghi e campi di grano. In inverno facevano pesca sul ghiaccio e ogni giorno mi chiedevano di andare con loro: “Hey Sonny,vuoi venire a pescare sul ghiaccio?”… “Sì, certo… mi siederò sul lago gelato tutto il giorno, con i miei pantaloni neri e i Beatle boots, congelandomi il culo per pescare sul ghiaccio!”. La pesca sul ghiaccio è quella in cui metti una piccola sedia sul lago gelato, fai un buco nel ghiaccio, ti siedi per tutto il giorno, metti un filo nel buco e cerchi di svegliare i pesci per catturarli.
Da NYC dritto a Minneapolis: fu un cambiamento fottutamente difficile per me. Per contro, lì  ho conosciuto Bob Stinson e mi sono fatto altri amici carissimi. Anche Bob Mould era mio vicino di casa ed era una persona veramente interessante: mi ha dato una mano in varie occasioni.
Dopotutto è stata un’esperienza positiva vivere lì, ma ai tempi sembrava che la mia immagine fosse shockante per loro. Ora ci sono un sacco di persone che girano per il Minnesota come me, ma quando ero lì la gente si fermava a guardarmi! Sembrava che fossi sbucato da un altro pianeta. Ci sono stati bei momenti e brutti momenti.
Avevo anche un gruppo, lì, e abbiamo fatto bei concerti ed esperienze divertenti. Ma devo mandare un VAFFANCULO speciale alla polizia del Minnesota. La ragione è che, come ho detto, se la gente si limitava a guardarmi,  gli sbrirri pensavano che fosse parte del loro lavoro fermarmi e farmi passare delle grane. Un paio di volte stavano quasi per ammazzarmi: davvero.
La polizia del Minnesota negli anni Ottanta era la peggior razza di brutali merdoni con una pistola. Non so come vadano ora le cose, a riguardo, ma posso dirti sicuramente che gli sbirri del Minnesota erano sempre sul sentiero di guerra, viaggiavano a forza di odio e corruzione e quando ero lì tentavano sempre di fermarmi e crearmi problemi. Assurdo, visto che non avevo mai fatto niente di male, giusto correre un po’ in macchina o fare un po’ il matto: eppure erano molto attenti a ogni cosa che potesse rappresentare una forma di libertà o dimostrare di avere uno spirito selvaggio. Nonostante non riuscissero a capire come si cattura un vero criminale, perdevano tempo a tormentare un rocker. Ho delle  foto di una volta in cui mi picchiarono così tanto che finii all’ospedale.

Nel 2008 hai collaborato con un’etichetta italiana (Primitive Records) per una compilation e un tour. Che pensi della scena italiana?

E’ assolutamente fantastica e cool. Come la prima scena newyorchese a fine anni Settanta: non molte persone, ma appassionate ed entusiaste! Sì, l’Italia è molto speciale per me. Ho passato un po’ di tempo e ho bevuto qualche bicchiere con il tipo dei Temporal Sluts. Poi ho incontrato qualcuno degli Idol lips e molti altri. E’ una delle scene che preferisco. Un piccolo gruppo intelligente di persone appassionate che si incontrano, per divertirsi e creare qualcosa.
Era così a New York negli anni più folli, alla fine dei Settanta: il periodo CBGB’s e del Max’s Kansas City. Una piccola scena non commerciale, al punto da essere sconosciuta al resto della società. Il mainstream aveva la disco e noi avevamo… beh, conosci la storia!
Mi piace un sacco la scena italiana e se ci aggiungi il calore tipico degli italiani… sono molto felice quando mi trovo lì. I ragazzi con cui ho suonato erano tutti fantastici! Hey Ricardo, Tony e Vincenzo! Pasta fasoule! [sic]

ArollNei tuoi testi, troviamo spesso le parole “arabic” ed “egypt”. Hai letto il libro di Knight Michael M., Islampunk? Cosa pensi della combinazione tra punk e islam?

Non ho letto l’intero libro, ma lo conosco. Ne ho comprata una copia a San Francisco, ma per ora l’ho solo sfogliata. E’ sStrano come una storia inventata possa ispirare le persone a creare una vera scena, rifacendosi ai concetti del libro. Penso sia abbastanza divertente (non un “ha, ha: divertente”, è una cosa interessante). Potrebbe avere un effetto buono sulle persone, spingerle a interrogarsi sui dogmi del loro credo.

Altri tuoi riferimenti, nei testi, sono a questioni sociali e politiche (“Buddisth On Fire”, la strumentale “Why Do They Still Persecute Jesus Christ”), o parlano di importanti pensatori del passato (“Voltaire”) e del presente (“Sex With Noam Chomsky”). Barack Obama è l’incarnazione di un cambiamento per te?

Anche da bambino assorbivo voracemente sia i concetti alternativi che quelli tradizionali, facevo ricerche su religioni, filosofi, scrittori e politici. A scuola, di solito, ci mandavano in biblioteca per fare qualcosa di specifico relativo alle materie di studio, ma io me ne dimenticavo immediatamente: con tutti quei libri intorno me ne stavo per conto mio, a leggere quello che mi interessava.
Di Obama penso che è il primo presidente che sa ballare, quindi – già solo per questo – è il mio uomo! Anche se è uno spreco che Chomsky non sia il presidente! Uno spreco perché è una persona onesta e intellligente, che saprebbe portare qualche vero cambiamento.

Cosa mi dici, in più, di “Sex With Noam Chomsky”?

La canzone mi venne in mente un giorno in cui stavo facendo un sogno a occhi aperti su di lui, pensavo alla persona coscienziosa e leale che è. Lo ammiro  davvero tanto, tanto, tanto… e in questa specie di fantasia iniziai a domandarmi – visto che Noam è così corretto – come potrebbe mai iniziare, uno così, a fare un po’ di sesso animalesco? Parlo di quel tipo di passione inaspettata che ti fa gettare il tuo partner sul tavolo della cucina, ci si bacia e si diventa un po’ selvaggi, mentre i contenitori del sale e del pepe cadono, volano per la stanza e tutto si rompe: questo genere di passione. Come può una persona così rispettosa dare il via a una situazione del genere?
Hummm… Noam direbbe: “Sarebbe una cosa particolarmente inappropriata se mettessi la mia mano sulle tue ginocchia?”. E poi: “Ho un estremo bisogno di spogliarti, saresti d’accordo?”.
Beh, questa era l’ispirazione iniziale per la canzone, ma di tutto questo rimane solo il titolo e parte del testo. Comunque era un’idea stupida e un sogno a occhi aperti sciocco: alla fine non ho approfondito davvero l’argomento, ma piuttosto ho scritto un po’ di parole in omaggio a Noam!
A volte l’impulso iniziale delle canzoni, le parole e l’ispirazione del momento, non sono la migliore chiave per comprenderne significato. E’ meglio lasciare che il senso ti giunga ascoltando il pezzo.
Una volta suonavo con Sterling Morrison e abbiamo fatto uno show con Jonathan Richman: ho fatto l’errore di chiedergli di una canzone che aveva scritto, quella sull’involucro dei chewing gum (“Chewing Gum Wrapper”) e si è lanciato in un monologo di 20 minuti. Molto interessante, ma… come ho detto prima, ho capito molto di più semplicemente dall’ascolto del pezzo.
Per esempio: chi chiederebbe a Joey Ramone se la canzone “Beat on the Brat” se è davvero sul picchiare qualcuno? Non lo è. Il senso, il significato, deriva dal sentire la musica e le parole insieme. Questa è una delle ragioni per cui non posso resistere al rock’n’roll: perché quando lo suoni bene è magico!

Hai qualche progetto che non hai ancora realizzato?

Molti. Ci sono un paio di libri che voglio scrivere e altre cose, dei film. Al momento ho anche alcuni dischi “in canna”, per così dire. E’ musica che ho registrato, ma non ho ancora fatta uscire. C’è roba molto cool incisa con Scott Asheton e altra roba del primo periodo a New York. Un progetto a cui sto lavorando è un album che ho registrato ai Twin Tone Studios di Minneapolis, con Bobby Stinson, negli anni Ottanta.
Sto assemblando il tutto cercando di renderlo bellissimo e speciale, includendo storie e fotografie di Bobby – una sorta di commemorazione – insieme alla musica che abbiamo registrato insieme. Ma sto avendo gli stessi vecchi merdosi problemi di sempre.
Ci sono 10 etichette che vogliono pubblicarlo, anzi 11, ma tutte guardano solo il lato commerciale: pensano a quanti soldi ci possono fare e a come tagliare i costi di produzione. Vogliono spendere il meno possibile per la confezione. Tutti si offrono di stampare un po’ di copie, farle uscire, investire pochi soldi e guadagnare il più possibile.
Io voglio fare qualcosa di speciale, che le persone possano avere, guardare e usare per “assaporare” un po’ di Bob. Qualcosa da condividere.
Non mi importa se non guadagnerò un dollaro. Non penso di dover scendere a compromessi e farne un “prodotto” a basso costo. E’ un po’ frustrante, ma ce la farò in qualche modo. Probabilmente lo pubblicherò semplicemente con la mia etichetta (Disturbed Records, che ho creato per aiutare le band giovani) e farò tutto come voglio io.

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1 Commento

  1. Sonny Vincent è DAVVERO una leggenda… dal vivo dà ancora la paga a molti, l’ho vosto 4-5 anni fa con l’immenso Ivan Julian al basso e mi dicono che l’ultimo tour che ha fatto accompagnato dai bolognesi Rehabs sia stato molto intenso… a inizio anno la parmense Rockin’ Bones ha dato alle stampe il monumentale triplo LP “Semper Fidelis – 30 Years Anthology (1972-2002)” una sorta di summa della carriera del nostro attraverso molte sue band: i Testors, gli Extreme con Chris Osgood dei Suicide Commandos, i Model Prisoner con Bob Stinson, gli Shotgun Rationale, i Dons, gli His Rat Race Choir con i fratelli Asheton e Captain Sensible, ecc. Un ottimo disco per iniziare a fare la conoscenza di Mr Vincent.

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