I conigli di Nicola

BunnyMunroNick Cave – La morte di Bunny Munro (Feltrinelli, I canguri)

Bunny Munro è un uomo-coniglio. Ha l’aspetto del coniglio… le orecchie che mima con le mani – muovendole dietro la testa – non appena pronuncia il suo nome e poi un ossessione: la figa. Difatti non lesina scopate e sveltine, come un vero e proprio rabbit urbano.

E’ un commesso viaggiatore rapido e scattante Bunny. Un bipede in preda al panico esistenziale, che si aggira di soppiatto nella ridente cittadina balneare di Brighton – costa Sud dell’Inghilterra – pronto ad accalappiare casalinghe insoddisfatte, raggirandole con prodotti di bellezza (firmati Enterprise and Co.) e con qualche stratagemma vanesio. Gli stessi trucchi con cui la specie dei conigli abbindola da sempre uomini e donne indistintamente. E Bunny Munro finirà proprio come un coniglio: morto stecchito in una pozza di sangue fresco, sull’asfalto.

La differenza tra Munro e un coniglio? Una sola: nonostante la poligamia ossessiva, che spingerà la sua già esasperata e depressa moglie al suicidio, lui si è riprodotto una volta soltanto – e il suo fido pargolo Bunny Munro Junior lo segue come saggio compagno di viaggio in questo road movie grottesco.
Una storia sempre in bilico tra l’osceno e il patetico, in cui gli elementi narrativi ed  iper-realisti di un Irvine Welsh si mescolano, a tratti, con una certa letteratura burlesque e da cabaret e altre volte con certi risvolti psicologico-moraleggianti direttamente estrapolati dalle pagine di Dostojevski.

Un Nick Cave ironico, che ha abbandonato definitivamente la cupezza e la claustrofobia del precedente romanzo E l’asina vide l’angelo, per tuffarsi in un bizzarro squarcio sociale contemporaneo, in cui consapevolezza e compiacimento del proprio lato sardonico e distaccato – oltre che della sua vita, divisa tra gli anni bohemienne e il jet set – si riversano in un romanzo godibilissimo. Prima ancora che godereccio.

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2 commenti

  1. E’ piaciuto molto anche a me. L’unica nota negativa è stato il fatto che non riuscivo a non immaginarmi il personaggio con una faccia diversa da quella di Nicola Caverna..se poi guardi il film documentario “the Road to God Knows Where” che mostra la vita da tour di N.C&T.B.S. la cosa è ancora più forte..ci sono momenti in cui lui si comporta come il coniglio..

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  2. In effetti Mario, ho avuto la stessa impressione anche durante la lettura del libro, ma credo sia gioco forza con questi personaggi egotici il fatto che in fin dei conti ogni loro emanazione/propagazione rimandi a loro stessi. E’ allo stesso tempo un limite ed una forza non riuscire ad essere altri all’infuori di loro stessi, cose che ad esempio un rimbaud superò affermandosi “je est un autre”

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