Sardinia Garage

hangeeThe Hangee V – Unpleasantly Yours (For Monsters, 2009)

Un paio d’anni dopo l’ottimo esordio, gli Hangee V tornano in splendida forma per ribadire il legame indissolubile che c’è tra il garage-rock più selvaggio e quella stupenda terra che è la Sardegna.

Scontato parlare di Back from the grave ma tant’è e c’è poco da girarci intorno. È un ritorno in grande stile del suono delle caverne; un suono affilato come lame di rasoio che non passerà mai – e dico mai – di moda. E attenzione che qui non siamo al cospetto di una cazzo di fotocopia come capita sovente, perché diciamolo una volta per tutte: spesso e volentieri nel nostro Paese escono dischi garage ineccepibili nella forma e nella sostanza, ma esageratamente derivativi, privi di testosterone e sangue pulsante.

Dietro gli occhiali scuri, le maglie dolcevita, le t-shirt a righe bianche e nere, gli stivaletti a punta e la strumentazione Vox degli Hangee V c’è la vera essenza del r’n’r primitivo capace ancora di scuotere muscoli e anima anche a chi dentro questo immondezzaio c’è nato e continua a viverci.
Fuzz urticante che dà alla testa quanto una pinta di Centerba a scolare. Un calcio nelle palle al rock plasticoso che ha venduto l’anima al fottuto airplay. D’emblée mi vengono in mente i Mummies e il loro amore per i Sixties a braccetto con l’anti filologismo militante.

La voce sgraziata, insolente e lo-fi di Piergiorgio (“Cages and Traps”, “Those Figures”, “Precious Time”, “C. Jane”) è un richiamo della foresta capace di annichilire i cercatori d’oro e poi costringerli a ballare in cerchio attorno al fuoco fino alle ustioni (“Kidney”, “A Day Or Never”, “Waiting On The Sea Shore”). Marcello e Alessandra alla sezione ritmica menano asimmetrici fendenti come esperti musicisti di liscio totalmente fuori controllo (ascoltare, please, lo strumentale “What Was It?”). Le chitarre di Piergiorgio e Carlo danzano nel cortile di uno sfasciacarrozze facendo amabilmente a sportellate mentre intorno si alza l’odore acre di copertoni bruciati.

Condivido con l’amico Valentini un certo fastidio per i dischi gonfi di cover. Ma in questo caso bisogna prendere atto che le 4 oscure cover presenti sono la cosiddetta ciliegina sulla torta. Soprattutto “Gonna Get In That Girl’s Mind” dei Reddlemen, tirata a lucido con selvaggia devozione. Per la cronaca, le altre sono il garagione “Poor Man” degli High Tension, la cavalcata “Gone” dei Plastic Blues Band e “Burn Witch Burn” dei Circus sostenuta da un organo spaccabudella.

Buy or die.

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