(Old?) Soul Rebel

oldsoulTony Face Big Roll Band – Old Soul Rebel (Area Pirata, 2009)

Chi è Tony “Face” Baciocchi immagino più o meno lo sappiano tutti (chi avesse bisogno di un ripasso vada a leggere qui, qui e qui: è tutta salute, garantito). Come si diceva tanti anni fa – grazie a qualche cacchio di pubblicità da Carosello – è un nome, un marchio, una garanzia. Di qualità ovviamente.
Ancora una volta, dunque, Tony finisce nelle maglie della rete di Area Pirata (il precedente episodio è la ristampa del 12″ dei Not Moving Land of Nothing nel 2003: e per questo, lo ripeterò sempre, Area Pirata va semplicemente ascritta tra le entità superiori destinate a regnare sulla razza umana dopo l’Apocalisse). Ero davvero curioso di sentire, quindi, cosa caspita avevano combinato assieme.

Come dire… confesso che mi ci sono volute circa 48 ore per entrare nello spirito di questo cd. Io sono un po’ de coccio a volte e ho i miei tempi; poi vedere che la tracklist è composta quasi esclusivamente da cover – diverse delle quali decisamente fuori dai ristretti confini delle mie conoscenze – non mi ha predisposto nel migliore dei modi. E sono partito con la mia sana dose di prevenzione a go-go.
Ci sono voluti un paio di ascolti, un paio di Carlsberg e – onore e gloria a lui – l’incipit delle note di Luca Frazzi per “entrare” in Old Soul Rebel. E trovarlo un disco bello, pieno di significato e a tratti entusiasmante (se non commovente).

Perché questo cd è davvero una festa (cito Frazzi), in cui Tony Face è allo stesso tempo il festeggiato e il maestro di cerimonie che coordina una pletora di amici e musicisti nelle registrazioni (ci sono illustri signori che arrivano da Purple Hearts, Prisoners, Sick Rose, Long Tall Shorty, Kina, Statuto, Not Moving, etc etc etc… sembra una hall of fame).
La celebrazione è almeno doppia: in primo luogo di una carriera lunga e ancora pulsante, fatta di passione, grande musica (pensate solo ai gruppi in cui Tony ha militato e non c’è bisogno di commentare oltre) e immensa onestà. In secondo luogo si tributano i giusti onori a mentori, ispiratori e – soprattutto – ad artisti che hanno consegnato alla musica veri capolavori di garage, soul, mod, northern soul, punk, blues, hardcore: senza fare differenze. E devo dire che uno degli episodi più toccanti è proprio la classica mosca bianca, una canzone che a leggerne il titolo sulla copertina del cd non capisci bene perché ci sia: “Visionary” degli Husker Du.
La sincerità mi impone di dire che i momenti meno riusciti sono un pezzo dei Jam rivisitato in italiano, con testo ultra mod – di quelli ingenui molto pop anni Sessanta – ma un po’ fuori metrica, e una cover di “These boots are made for walking” versione proto-electro-tribal-teatrale, troppo fuori registro rispetto a tutto il resto. E insomma… nell’economia di ben 17 tracce, direi che la media è altissima.

Un disco divertente e istruttivo, ma anche l’omaggio di un grande personaggio alle proprie radici. Certo, sono cose che si fanno a fine carriera queste, e invece il nostro Tony è ben lontano da quel momento… per cui aspettiamo un altro cd, l’anno prossimo, pieno di musica così. Che va bene.

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1 Commento

  1. Grazie mille per la rece…in effetti “These boots…” è un po’ fuori contesto ma….tra moglie e marito…..
    Quello dei Jam è un omaggio a Jam e Statuto in un colpo solo….
    Comunque grazie ancora !!

    Rispondi

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