Carciofi e peperoncino rosso piccante

carcio.jpgCarciophonik – Think Was Crude! (autoprodotto, 2008)

A dispetto dell’estrema gentilezza della band nel rapportarsi con Black Milk, confesso che abbiamo un grosso problema. E il problema si chiama crossover rock leccato, lappato, commerciale e di maniera. Già. I Carciophonik suonano una sorta di miscela all’aroma di Red Hot Chili Peppers, ma con poca personalità, poca attitudine e ancor meno convinzione.
Danno l’impressione di una cover band – con buoni musicisti in organico – che un bel dì ha iniziato a scrivere brani propri, ma non riesce a dimenticare riff, tempi e stilemi dei pezzi altrui suonati fino al giorno prima.

L’apertura di questo Think Was Crude! lasciava anche ben sperare (per la cronaca: quando il cd è partito mia moglie, che di solito non gradisce particolarmente quello che ascolto, essendo più di scuola indie anni Novanta, mi ha detto “Mi piacciono, chi sono?”), con un riff sanguigno molto Frusciante, tanto da sembrare una outtake da qualche session dei RHCP di una quindicina d’anni orsono. Ma dal secondo brano in poi si precipita nel baratro; il tiro si abassa di molto, le atmosfere si fanno più soft, come se i Carciophonik fossero alla ricerca della “Under the Bridge” di turno.
E, pessima idea, si passa anche al cantato italiano in “Gelo”. La band annuncia la cosa nel proprio Myspace, dicendo che è una scelta fatta per raggiungere un pubblico più vasto. Io non mi stanco di ripetere e di pensare che il rock in italiano è una delle cose più ridicole dopo il rock in spagnolo (do you remember Baron Rojo?) e in francese (do you remember Trust?).

Che dire… è di sicuro un problema mio, ma non ci ho trovato proprio nulla che mi sia piaciuto. Anzi, quando l’ultima nota stava scemando, mi sono tornate in mente un paio di band con cui condividevo la sala prove verso la metà dei Novanta, il cui unico obiettivo era fare serate a 500.000 Lire a botta, piazzando un po’ di cover del momento e una mezza dozzina di pezzi propri. Il più fortunato di loro credo suoni in una cover band di Vasco nella provincia più profonda, adesso… e non è una bella fine.

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5 commenti

  1. yansen

     /  settembre 6, 2009

    caro Andrea,
    incuriosito dalla tua recensione,ho ascoltato alcuni brani dei “vegetali”:capisco benissimo la tua diplomatica difficoltà per trovare parole adatte all’uopo.
    Secondo me sono semplicemente inascoltabili,il paragone con certi gruppi spagnoli è azzeccato,anche se ricordo solo i radio futura o gli 099.
    ciao yansen

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  2. sballosbocco

     /  settembre 14, 2009

    Sinceramente io sono più in linea con il commento di tua moglie.
    Sorry 😉

    Rispondi
  3. Andrea Valentini

     /  settembre 14, 2009

    Problema tuo, sballosbocco 🙂

    Rispondi
  4. sballosbocco

     /  settembre 15, 2009

    Dio mio…addirittura è diventato un problema!
    Vabbè andrò a farmi controllare in una clinica però poi te la segnalo che magari dati i gusti musicali ci mandi pure tua moglie ^^

    P.S. si fà per ridere…

    Rispondi
  5. Andrea Valentini

     /  settembre 15, 2009

    Beh, per dovere di cronaca ti comunico che dopo il primo pezzo anche mia moglie ha radicalmente cambiato idea sul cd. Per stavolta non la mando in clinica, dunque … sorry, il soggiorno te lo farai da solo…

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