Il diario di un falso profeta

prophetSteven Taylor – False Prophet (Wesleyan, 2003)

I False Prophets erano una band di New York e, molto realisticamente, chi li ricorda (nonostante almeno un paio di album usciti – uno su Alternative Tentacles) lo fa per il seguente motivo: George Tabb, columnist extraordinaire di Maximum Rock’n’Roll e deus ex machina dei Furious George, ha suonato con loro fino al 1988 e spesso li ha menzionati nei suoi scritti.
Questo per dire subito, con molta chiarezza, che i meriti musicali dei False Prophets sono senza dubbio pochi e mediocri, nel senso di perfettamente nella media delle centinaia di migliaia di band esistite al mondo e di cui nessuno o quasi ha memoria.

Il libro  è scritto da Taylor,  che sostituì Tabb alla chitarra a fine anni Ottanta e restò nella band fino allo scioglimento nel 1993; Tayor non era un punk rocker ed è curioso il fatto che si unì alla band e ci rimase per cinque anni filati – così come è interessante, di riflesso, leggere le sue considerazioni, dettate da uno sguardo tendenzialmente alieno al contesto in cui è calato.

Il consiglio è di saltare a piè pari le prime 81 pagine, ovvero il Book One. Si tratta di una specie di tesina accademica di taglio etnomusicale-sociologico, che (novità delle novità) analizza il punk rock cercando di spiegarlo e sezionarlo con strumenti scientifici. In pratica nulla di realmente valido e dal piglio troppo professorale.
La vera perla sono le restanti 230 pagine costituite dai diari di Taylor durante la sua permanenza nei False Prophets. Si parla di scazzi nella band, di prove, tour, concerti sfigati, furgoni sfasciati, droga, tensioni, solidarietà tra compari, chitarre, furti e tutto il campionario variegato della vita da giovane (ma non troppo) musicista all’inferno.
Note a volte rapide, altre più lunghe e articolate, ben scritte e coinvolgenti, in cui chiunque abbia mai avuto una band si identificherà più di una volta.

Per buona pesa c’è anche un cd incluso, con un po’ di brani dei FP. Peccato che non ci abbiano messo il documentario sul gruppo che Taylor aveva preparato nel 1993… quello sì, sarebbe stato interessante davvero.

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