Tripla dose d’Intellectuals

The Intellectuals – Triple (Jeetkune, 2009)

Non è difficile farsi conquistare da quest’oggetto ancor prima di averlo ascoltato. Fidatevi. L’unico requisito richiesto, perché ciò accada, è avere vissuto – anche solo di sfuggita – l’era pre-dominio della Rete anche nel circuito punk e d.i.y., quando le fanzine erano di carta fotocopiata, i dischi erano di vinile (se colorato meglio ancora) e i demo erano su nastro. Roba piuttosto comune fino al 1997-1998, per dire.

Comunque, tornando a Triple, gli Intellectuals stupiscono con questo package composto da: vinile (i primi 300 sono bianchi), cd contenente l’album (per chi non ha più il piatto o semplicemente vuole sentirlo in auto o ripparlo per piazzarselo nell’mp3 player) e – chicca finale – booklet molto fai da te, fotocopiato con classicissima copertina di cartoncino giallo da copisteria.
Grande. Anche perché, con questa combinazione di formati, i nostri tre romani de roma mettono d’accordo tutti: i vecchi (e meno vecchi) nostalgici, la iPod generation, i vinilmaniaci, i collezionisti un po’ fetish… e ovviamente gli amanti delle sonorità cazzute e ruvide.

Già, perché in Triple c’è anche – e soprattutto – la musica. Mica me ne sono dimenticato. Era un po’ che non sentivo gli Intellectuals e devo dire che mi hanno colpito davvero. A parte la genuinità che trasudano da sempre (mai intaccata – e ciò fà loro onore – nel corso degli anni), gli Intellectuals sono davvero un grande, saporito e alcolicissimo cocktailone di blues-punk, garage rock, punk 77 e – perché no – un tocco di wave. E buttalo via, dico io… divertenti, duri, diretti ma non banali, abrasivi e orecchiabili, compatti e sgangherati al contempo.

Una nota buffa: nella loro breve bio citano Lost Sounds, Cococoma, Intelligence e Black Lips. A me ‘sta roba non piace paticolarmente – a parte i Lost Sounds – ma è del tutto incidentale. Questo per dire come gli Intellectuals, comunque, spaccano i culi per conto proprio, senza tirare in ballo troppi nomi e paragoni.

Consideratemi convertito al culto di Guitarboy, Drumgirl e Key-Tee.

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  1. Sweet home Darkwhere | Black Milk Magazine

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