L’astronave di Boston è guidata dalle voci

boston.jpgBoston Spaceships – The Planets are Blasted (Guided by Voices, 2009)

…e così di colpo Mike Ness mi dà due schiaffi e mi urla nelle orecchie: “ascoltati i Boston Spaceships, invece di perdere tempo a polverizzare Saturno con il disgregatore molecolare!”.
Io mi scuoto un attimo e gli balbetto che sì va bene, va bene. E invece non va bene un bel niente, sono nudo con addosso solo una maglietta dei Take That e – per giunta – al posto del disgregatore ho in mano un tagliaunghie. E, ai piedi, delle infradito tigrate. Urlo e mi sveglio.

Incubo a parte, devo ringraziare comunque Mike per il consiglio: The Planets are Blasted, il nuovo album dei Boston Spaceships, non è male. Questo gruppo che – come potrete immediatamente comprendere dal nome – viene da Dayton (Ohio), si muove con agilità nella ionosfera del rock alternativo con incursioni nel punk rock alla Social Distortion; sovente si piazza in orbita attorno a Wilco, Overwhelming Colorfast o Urge Overkill.

La voce (di Robert Pollard, ex leader dei Guided by Voices) richiama a tratti – scherzi del destino – il Peter Gabriel dei primissimi Genesis. E anche qualche brano o fa: sentite “Sight On Sight”, che sembra incedere alla maniera della band senza mantenere (fortunatamente) la durata e la pomposità del progressive. La chitarra sperimenta vari suoni, dalla distorsione secca a quella accennata (da livello due sul presence dell’ampli per intenderci) all’acustica da gruppo folk irlandese – o alla Lemonheads (per chi ancora si ricorda di Evan Dando). In alcuni brani poi, non ci fosse il suono così diverso, par di ascoltare l’ultimo album degli Husker Du.

Tra le canzoni degne di nota “Canned Food Demons” che sembra davvero una creatura di Mike Ness, “Lake Of Fire” (altro brano che ricorda un po’ Peter Gabriel), “Headache Revolution” e “Tattoo Mission”, con tanto di archi.

Insomma il disco (o il CD fate un po’ voi) si lascia ascoltare. Un unico appunto: i Boston Spaceships con i loro suoni così vari e diversi mancano di quel qualcosa che li renda riconoscibili. Mi toccherà farli sparire con il mio disgregatore molecolare.

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