Mongoloid!

I grandissimi Devo nel ’78, alla tv francese, con “Mongoloid

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Rocking Gonzales

gonzalescheckmate.jpgGonzales – Checkmate (Chorus of One, 2008)

Una bella sorpresa questi nostranissimi Gonzales, in giro da un lustro circa, ma inediti per me, vittima dello snobismo, della sindrome del comprarmi solo dischi usciti 20-30-40 anni fa e del Parkinson che avanza.

Quello che troviamo in questo Checkmate è un robustissimo e a tratti entusiasmante punk rock’n’roll con devianze hard/metalliche. Certi pezzi mi richiamano – con mucho gusto peraltro – alcune perversioni bostoniane uscite dai solchi di You Got It e (ancor di più) Older Budweiser dei Gang Green del periodo più hard rock. A qualcuno facevano schifo, per me erano quasi dio. Poi – ovviamente – a seconda dei gusti personali e degli ascolti, si possono tirare in ballo vari iniziatori nordeuropei, dai primi Gluecifer agli Hellacopters ai Turbonegro (ma non troppo) e la miriade di epigoni, compari, emuli e concorrenti. Insomma: punk + rock duro… difficile sbagliare.

Il livello resta piuttosto elevato per tutto il disco, con oscillazioni che vanno dal brillante al perfettamente nella media di tanti (c’è anche una cover di “Ring of Fire” di Cash, francamente piuttosto trascurabile). Con netta prevalenza di brani che si fanno ascoltare con gusto.

Bravi e “ignoranti” al punto giusto.

L’eterna rabbia di Canali

giorgiocanali09.jpgGiorgio Canali  – Nostra Signora della Dinamite (La Tempesta, 2009)

Da più di 20 anni Giorgio Canali, come uno spettro, si aggira per la musica italiana. Dai Politrio, che nel 1986 proponevano un incrocio tra goth e wave, passando per gli ultimi CCCP , i C.S.I. e decine di collaborazioni – tra cui le produzioni di quelli che probabilmente sono i migliori debutti degli ultimi 10 anni in Italia, cioè Verdena e Le Luci Della Centrale Elettrica – fino al 2009. Tutto restando sempre in penombra.

Cos’avrà Canali da dire dopo tutto questo tempo?
Per fortuna ancora tanto, specialmente tanta sana incazzatura, verso praticamente tutto e tutti. Quintali di rabbia che emergono in maniera forse meno diretta rispetto ai suoi dischi precedenti, ma che rimangono sempre lì pronti a saltare fuori, nascosti dietro fraseggi di chitarra meno cattivi e abrasivi, che sembrano creare lande desolate.

Testi orientati all’introspezione, quindi, mantenendo però un occhio vigile sul mondo esterno e sulla società italica, già colpita con forza in “Tutti contro tutti”; ballate rock con qualche accelerazione di tanto in tanto, per far capire che l’animo elettrico di Giorgio e della sua band, i Rossofuoco, non è sopito (vederli live per credere).

Per dirla tutta, grandissime ballate rock, capaci di reclamare totalmente l’attenzione dell’ascoltatore e di farlo pensare – cosa sempre più rara oggi. Gli esempi più fulgidi sono “Lezioni di poesia”, che parla d’amore buttandoci dentro un paio di vaffanculo che sanno di pura verità; “Nuvole senza Messico”, anche questa sospesa tra sentimento e rassegnazione; e la title-track, tra schifo per il mondo, per sé stessi, suoni lividi e cuori che si fermano e ripartono.
Anche gli altri brani restano sempre su livelli davvero altissimi, riuscendo a mantenere a distanza sia la noia sia la retorica, che in mezzo a tanta rabbia potrebbe fare la sua comparsa.

Quindi un grande ritorno per Canali, ancora al suo posto dopo tutti questi anni, in prima fila e a testa alta contro le mode e gli stereotipi. Che Nostra Signora Della Dinamite lo preservi così.

Screaming Lord Sutch

…e la mitica “Jack the Ripper

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