Brian Jones: estratto da Death by Misadventure

BJ copertinaE’ un po’ che ci lavoro, ora siamo agli sgoccioli. E cominciamo a fare un po’ di market(t)ing.

Se tutto va bene verso l’estare uscirà – per la mitica Tsunami Edizioni – il mio libro Brian Jones. Death by Misadventure (il titolo è ancora provvisorio e potrebbe cambiare).

Si tratta di una bio-crime-grafia dedicata alla morte del chitarrista degli Stones.

Vi presento di seguito, per buona pesa, un estratto dal capitolo in cui si racconta l’incontro fondamentale con Anita Pallenberg – in versione ancora raw e non editata.

Enjoy e… ci si vede in libreria, si spera!

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Martedì 14 settembre 1965: si apre la quarta sessione del Concilio Vaticano II, con cerimonia officiata da Paolo VI. Gli Stones si trovano in Germania, a Monaco di Baviera, per due show consecutivi (nella stessa serata) allo Zirkus Krone-Bau[1], in Zirkus Krone Straße; sono impegnati in un breve tour promozionale per l’uscita di Bravo[2], un album raccolta uscito per il mercato teutonico.Anche il fotoreporter danese Bent Rej è a Monaco e la sua è una storia particolare. Era stato mandato, molti mesi prima, a seguire le date scandinave degli Stones, ma le cose erano andate così bene che, per quasi un anno, a ogni opportunità Bent si è recato a fotografare il gruppo. Ovunque si trovasse. È, dunque, a Monaco quella sera. Il concerto è appena finito e lui sta raggiungendo il backstage dello Zirkus Krone: viene avvicinato da una giovane che gli chiede se può portarla a conoscere la band.
Bent Rej: “Era molto carina e non ho esitato un istante […]. Il suo nome era Anita Pallenberg. Quando arrivò nel backstage si buttò su Brian”[3].
Anita Pallenberg ha 19 anni, è una creatura sensuale e fascinosa. Di origini metà italiane e metà tedesche, si trova a Monaco per un lavoro da modella e ha messo gli occhi su Brian, che è il suo obiettivo. Ecco come, in un’intervista rilasciata a David Dalton molti anni dopo, Anita ricorda quei momenti, facendo trapelare una certa insofferenza nei confronti dell’argomento Jones:

Quando hai incontrato Brian per la prima volta?
Brian è morto e andato. Un’altra domanda.

Forza, Anita… fu durante il secondo tour in Germania nel ‘65?
L’ho incontrato sul Monte Everest e piangeva perché aveva visto lo Yeti.

Stai cercando di intimidirmi, Anita.
No. Sto solo… tu, cazzo, sei troppo… sto faticando a ricordare.

Fosti tu a suggerire a Mick di fare il passo dell’oca sul palco[4], quella sera?
Passo dell’oca? Forse aveva solo uno strappo sulla giacca. Chiunque può fare il passo dell’oca o qualcosa di simile. Mick era fatto così. Magari si è accorto che Brian gli stava rubando la scena e, sai, ha pensato che doveva reagire. Loro due lo facevano di continuo. Mick se l’era fatta addosso quando James Brown aveva preceduto gli Stones durante le riprese del T.A.M.I. Show[5]. Aveva detto: “Come posso salire sul palco dopo una cosa simile?”. Brian aveva studiato le movenze di James Brown e quando gli Stones sono andati in scena saltava e volava per aria[6], ma Mick, coi suoi piedi piatti, la pelle pallida, le dita a salsicciotto, gli occhi roteanti e i labbroni gommosi… per piacere…

Come hai incontrato Brian?
Be’, sono stata assunta dalla CIA e mi hanno detto: “Stagli attorno e ti facciamo avere biglietti gratis per i concerti. Assicurati di tenergli il fiato sul collo e fallo impazzire”.

Ma come mai ti trovavi a un concerto degli Stones, tanto per iniziare? E come hai fatto ad arrivare a loro?
Avevo deciso di rapire Brian. Sembra ridicolo… ma hanno anche fatto un film, Privilege, sul rapimento di una pop star. La storia era ispirata alla mia e nel film si doveva parlare di Brian. Brian sembrava il più promiscuo sessualmente. Ragazzi o ragazze, non importava. Gli altri sembrava avessero tutti una tipa al loro fianco, con parrucca e ciglia finte e tutto l’armamentario. Sai cosa intendo: il sapone per la figa e cose per non restare incinta. Brian era… sapevo che potevo parlargli. Di fatto ero una sua groupie quando l’ho incontrato.

Allora lì l’hai incontrato per la prima volta?
Sì, l’ho incontrato all’Oktoberfest Circus. Sono andata nel backstage con un fotografo. Gli avevo detto che volevo incontrare gli Stones. Dissi a Brian che avevo un pezzetto di hashish e del popper. C’erano i Troggs, Spencer Davis, Stevie Winwood. Loro erano il gruppo d’apertura. Nel backstage, che era dove tenevano i cavalli, c’era un’atmosfera da birreria… ho chiesto a Brian se voleva farsi una canna e lui ha risposto: “Sì, facciamoci uno spinello. Vieni all’albergo”. Poi si è seduto e ha pianto tutta la notte. Gli piacevo molto e io avevo una cotta. Ma niente sullo stile americano “andiamo e divertiamoci”. Brian era un tipo difficile, sai. Era vulnerabile, era sconvolto per Mick e Keith. Si erano coalizzati contro di lui e mi dispiaceva moltissimo per lui.

Brian quella sera, dopo il concerto, ha una violentissima discussione con il resto della band. È per questo che Anita lo trova in quelle condizioni, lacrimevole e scosso. Il motivo del contendere è legato alla causa che Pat Andrews ha intentato contro Brian per costringerlo a prendersi cura del figlio. La cosa non piace agli altri Stones e al management, per i consueti motivi di immagine.
È in questo scenario che arriva Anita, l’angelo biondo che fa letteralmente deflagrare il cervello di Jones. Da quell’incontro, apparentemente nato sotto una cattiva stella, scaturisce una relazione. La più significativa dell’intera breve vita di Brian.
Nick Kent: “[Brian] si innamorò di una donna che era troppo dura per farsi distruggere da lui. Ecco il segreto di quella relazione. Fu una sfortuna per lui innamorarsi di uno spirito libero come lei. In un certo senso per lui fu karma, visto il modo orribile in cui trattava le donne. In Anita trovò molto di più della sua anima gemella”.
Anita è una donna molto bella, che nonostante la giovane età ha fatto molte più esperienze di Brian. Non è per nulla intimidita da una rockstar e dai comportamenti di Jones, il quale apprezza di trovarsi di fronte a una persona che gli tiene testa e – spesso – è in grado di influenzarlo e dominarlo.
Ronny Money: “Anita era grande, e anche Brian era affascinato da lei. Aveva per le mani quello che il resto dei ragazzi potevano solo sognarsi. Lei era nella cerchia bisex e lanciava mode, la gente la imitava. Così Brian concluse: ‘Bene. Questa è la situazione. Questo è ciò che la gente vuole da me…’. Perché Brian non sapeva. Io gli chiedevo: ‘Cosa vuoi, tu?’. E lui rispondeva sempre che non lo sapeva. Brian poteva essere sopraffatto da chiunque aveva ascendente. Solo le fan erano intimidite da lui”[7].
Keith Richards: “Anita è incredibilmente forte. Una personalità più forte di quella di Brian, più sicura, senza riserve”.
E infatti Jones assorbe rapidamente comportamenti, suggestioni e senso del look da lei. Nel giro di pochi mesi si vestono in maniera quasi uguale, hanno lo stesso taglio di capelli e qualcuno li scambia – addirittura – per fratello e sorella.


[1] Si tratta di una grande costruzione risalente al 1919. Venne edificata come location permanente per performance cicrcensi (la prima in Germania). Durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale venne rasa al suolo e riedificata negli anni Cinquanta. Con la sua capacità (3000 posti a sedere), è divenuta negli anni Sessanta e Settanta sede di concerti rock (Stones, Beatles, Zappa e Who, tra i tanti), ma ospita – ancora oggi –  anche altre manifestazioni d’intrattenimento.
[2]
Uscito per l’etichetta Teldec/Hörzu (catalogo n. SHZT531), contiene 14 brani ed è intitolato come l’omonima rivista tedesca per teenager.
[3]
Bent Rej, The Rolling Stones in the Beginning, Firefly, 2006, pag. 190
[4]
Si riferisce a un avvenimento verificatosi durante il concerto di Monaco. Ecco come lo racconta Andrew Loog Oldham: “Ci sono posti come Monaco. La guerra non era finita da così tanto tempo e noi non eravamo esattamente così amici dei tedeschi. ‘Satisfaction’ era uscita e la prima cosa che ci è venuta in mente è stata fare il passo dell’oca. Lo facevamo nel backstage, dove tutti erano euforici. Subito dopo Jagger va sul palco e si mette a farlo. Suonavano in un cazzo di capannone. C’era un sacco di polizia coi cani. Il pubblico era seduto e si stava agitando; il loro leader era lì, di fronte a loro, ma i ragazzi dovevano stare composti, perché se si alzavano c’era subito un tizio pronto con un manganello. Quando sono usciti hanno distrutto un centinaio di macchine nel parcheggio. Tutti  i treni diretti verso i paesi sono stati conciati per le feste. È stato peggio che se li avessero lasciati sfogare nella sala concerti.
[5]
Si tratta di un film prodotto dalla American International Pictures nel 1964, che include esibizioni di artisti rock’n’roll popolari (James Brown, Rolling Stones, The Barbarians, Chuck Berry, The Supremes, Marvin Gaye, Beach Boys e diversi altri). I concerti si tennero nell’arco di due giorni al Santa Monica Civic Auditorium nell’ottobre 1964 e il pubblico era formato da studenti delle scuole locali, invitati con distribuzione di biglietti gratuiti. Keith Richards ha dichiarato, in un’intervista, di essere convinto che esibirsi dopo James Brown in quell’occasione sia stato un errore madornale per la loro carriera, all’epoca.
[6]
Come spesso accade, i reduci non hanno una memoria impeccabile. E quando sono disponibili testimonianze registrate la discrepanza tra la percezione e la realtà oggettiva viene messa a nudo. Brian Jones non è – nel video del T.A.M.I. Show – meno imbarazzato di Jagger. Sta quasi fermo al suo posto, si muove in un raggio di 30 centimetri e non vola certo per aria (se si esclude un timido saltino sul finale del primo brano).
[7]
Mandy Aftel, Morte di un Rolling Stone – vita e morte di Brian Jones, op. cit., pag. 129

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1 Commento

  1. hugo bandannas

     /  marzo 1, 2009

    Brian Jones. Death by Misadventure

    che l’estate arrivi presto per dio!

    Rispondi

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