Il grande Lebowski dov’è?

lebowski.jpgLebowski – The Best Love Songs of the Love for the Songs and the Best (Valvolare/Bloody Sound Fucktory/Stonature/Lemming, 2008)

Il concept di questi anconetani Lebowski dovrebbe farmi stampare un sorriso da lato a lato della faccia e farmi rockeggiare e sbavare. E l’ha fatto.

Però solo il concept, perché la prova uditiva, ovvero il momento della verità, mi ha lasciato piuttosto tiepido. Del resto non posso che accusare me stesso: la bio cita chiaramente Devo, Blonde Redhead e la locuzione “incubo noise”. I Lebowski, in effetti, si muovono su coordinate troppo bislacche, arty, straniate. Mischiano un free jazz punk (ok sto per tramutarmi in un testo di Battiato del 1982, fermatemi) ronzante, riff minimali alla John Spencer, sonorità nervose wave, crudezza blues-punk, suggestioni psichedelico-barrettiane, schegge di pop deviato, sconvolture all Bugo… insomma not my cup of tea.

In altri tempi l’avrei definita – crudelmente – musica per studenti fuori sede (long story). Rock psicotico-demenziale con troppe aspirazioni contenutistiche, per il sottoscritto – che ultimamente va a Urinals, Real Cool Killers e Black Flag, quindi forse non è nel mood più adatto…

PS: i testi sembrano interessanti, ma non capisco che poche parole per frase… vado dall’otorino.

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