Superclassifica Sciò – best of 2008

black_keys_the_attack_and_r.gifCold War Kids – Loyal to Loyalty (2008, V2)
Gutter Twins – Saturnalia (2008, Sub Pop)
The Black Keys – Attack & Release (2008, Nonesuch)

Lo so, probabilmente non importa a nessuno. Ma non riesco a resistere alla tradizione del fine/inizio anno: la classifica degli album sfornati nel 2008. Ma voi perdonerete di sicuro questa botta di conformismo per almeno una serie di motivi tra i quali il fatto che se li avete già ascoltati non potrete che darmi ragione o, se non ancora non lo avete fatto, perché quando li ascolterete sarete preda di una gioia infinita e di una voglia incredibile di telefonarmi per ringraziarmi se  non mandarmi pure dei soldi.

E’ quindi è con estremo piacere che passo a segnalarvi i miei campioni dell’anno: 2008, il più triste e maledetto degli ultimi tempi.

cold-war-kids-loyalty-to-loyalt-443387.jpgIniziamo con i Cold War Kids che con il loro Loyal to Loyalty sembrano usciti da una macchina del tempo. Era tanto che non sentivo un suono simile. Qualcosa di riconoscibile ma allo stesso tempo sfuggente perché, e questo l’ho capito dopo, se non hai mai ascoltato i Minutemen (quelli di Double Nickels on the Dime) non riesci a posizionare subito questo gruppo. Intendiamoci è più una questione di sonorità  che di genere: i Cold War Kids con la loro “attitudine rock” di base, si permettono però di svariare a destra e manca, impastando funk stile Jane’s Addiction, quattroquarti e pianoforte da Saloon come fossero dei pasticceri d’avanguardia.
La voce poi sembra una bella zuppa di Jeff Buckley con aggiunta di Johnny Rotten. Su tutto l’album aleggia un bell’aroma agrodolce, perché le melodie sembrano contenere una certa dose di “malattia” che impedisce (fortunatamente) alla band di scadere in qualcosa di allegramente banale.
Inquadrarli in qualche genere è comunque più difficile di afferrare un salmone con le mani impastate di maionese: ascoltate “I’ve seen enough” o “Something is not Right with me” (cliccate qui per vedere il video) e mi darete ragione.

the-gutter-twins-saturnalia.jpgSe vi è venuta fame, come seconda portata del cenone avrei pensato di proporvi un matrimonio di sapori forti e sinceri e cioè i Gutter Twins che altro non sono che Greg Dulli (ex Afghan Whigs) e quel mostro di simpatia chiamato Mark Lanegan. Saturnalia è un bell’album, manca forse del colpo da KO, ma è comunque un album di rock blues come non se ne sentivano da un po’. L’amalgama tra i due può dare ottimi frutti: “The Stations” o “All Misery” (clicca qui per vedere il video) sono un esempio di come il futuro possa portare anche a qualcosa di più, ma non c’è fretta. E comunque anche dove l’incontro funziona meno, ad esempio in “God’s Children”, il gruppo sembra una versione più leggera degli Afghan Whigs e la cosa non è poi così negativa.

pe-black_keys-attack_and_release.jpgIl dolce, in fondo, è una bella coppia di strambi provenienti da Akron, Ohio. Oltre ad aver probabilmente supportato con i loro due voti la vittoria di Obama nello Stato che tutti noi conosciamo solo per essere tra quelli importanti per essere eletti Presidente degli Stati Uniti, Daniel Auerbach (voce e chitarra) e Patrick Carney hanno stipato la loro cantina di ampli e strumenti e hanno fondato i Black Keys.
Questo gruppo dalla line-up essenziale alla White Stripes mostra un lato molto più cupo e blueseggiante rispetto ai più famosi autori del “poo po-po-po-po-poo poooo” dei mondiali di calcio, frutto forse dei suoni sicuramente più vintage che in alcuni casi ricordano un Jimi Hendrix chiuso in bagno con dei cuscini sulla porta e l’odore di valvole incandescenti sempre più forte. Sentite “I Got Mine”: cliccate qui. Il loro Attack & Release contiene una serie di pezzi assolutamente coinvolgenti (“Strange Times” e “Psychotic Girl” su tutti) che ti fa tornare un bel po’ indietro nel tempo.

E questo, con quel che passa il convento, non è per niente negativo. Lo so sto diventando un vecchio nostalgico, ma dev’essere la digestione…

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