Star tossiche, blues e teppa

cover-movie-star-junkies.jpgMovie Star Junkies – Melville (Voodoo Rhythm, 2008)

Non conosco a fondo la discografia dei Movie Star Junkies composta, per la cronaca, da una cassetta, due 7” e un 10” split con i francesi The Feeling of Love. Così come non ho ben chiaro chi sta dietro al progetto. So solo che si tratta di una band abbastanza aperta, che qualcuno ha suonato nei surfers Braccobaldos, che ora al basso c’è Nene – Honey Don’t e Vermillion Sands – e che i ragazzi performano spesso e volentieri nei posti più malfamati d’Europa: tanto per dire, i primi di novembre partiranno per l’ennesimo tour che toccherà Svizzera, Germania e Francia.

Pur essendo un appassionato cronico di rock and roll italiano, non saprei spiegarvi il motivo di questa mia svogliatezza nei confronti della band sabauda. Sarà, forse, che ultimamente mi sono dedicato più a La Talpa e all’Isola dei Famosi? Potrebbe essere.
Sta di fatto che i Movie Star Junkies mi hanno gentilmente spedito il loro primo album e ho, così, potuto colmare questo colpevole gap. Si tratta di un discodavvero “pesante”, ma nella migliore accezione possiate immaginare. È pesante il cartone lucido della copertina, la bustina interna che riporta i testi, la grammatura del vinile, la storia dell’etichetta che lo ha stampato e – soprattutto – il peso specifico di ognuna delle 11 canzoni che compongono questo concept dedicato a Herman Melville.
Invero è pesante anche il mood generale che rimanda al Nick Cave dei Birthday Party e ai mai troppo osannati Gun Club. Una meravigliosa pesantezza vieppiù sconosciuta agli italici rockers.

Non c’è evasione da queste parti. Non c’è il punk rock che fa crock crock, non ci sono All Star dai colori accecanti e nemmeno un grammo di forzata ilarità. C’è qualcosa di molto meglio. La beatitudine di vetri che vanno in frantumi lentamente. Lo scalpitio di cavalli azzoppati. Le campanelle dei giochi d.i.y. dei nostri genitori. Il suono lontano di un film western su un vecchio televisore in bianco e nero. L’odore della terra bagnata. L’ottone arrugginito di tromba, trombone e sax: che poi ci sono veramente nella brass version di Melville suonata dalla Banda Rumorosa Bovesana.
Potrei aggiungere qualcosa sugli incastri con la bella voce femminile nella transfrontaliera “Run Away From Me”. Sulla diligenza impolverata evocata dallo spaghetti western virato surf di “Dead Love Rag”. Sulla crepuscolare “This Is Not a Light”. Sull’intermezzo circense “I’d Rather Not”. Ma in tutta sincerità servirebbe a poco. Questo è un album che va ascoltato. Poche storie.

Dico soltanto che, assieme a Slang! dei Fanatik Pillows, Melville è il miglior disco rock and roll italiano del 2008. E non è un caso che è stato registrato in quella sorta di paradiso analogico dell’Outside Inside Studio.

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