Julian Cope goes to Japan

julian-cope-japanrocksampler.jpgJulian Cope – Japrocksampler. Come i giapponesi del dopoguerra uscirono di testa per il rock’n’roll (Arcana, 2008)

“Quello che vi garantisco è che questo libro vi farà cambiare atteggiamento nei confronti della musica, dell’arte, del tempo… e della vita stessa”
(Julian Cope)

E’ fin dai tempi della doppia biografia Head On/Repossesed che vedo Julian Cope più come uno scrittore con l’hobby per la musica, che non viceversa. Impressione confermata poi con la lettura di Krautrocksampler, splendido saggio sull’universo del Krautrock – colpevole (in senso buono ovviamente) di aver riaperto le porte del cosmo a una nuova generazione di ascoltatori, creando una sorta di piccolo caso.
Insomma, in un mondo in cui spesso i libri a tema musicale (e non solo) sono scritti con i piedi, la capacità affabulatoria dell’arcidruido è come una boccata d’aria fresca e merita il massimo del rispetto e della considerazione possibile. Non me ne voglia il buon Julian se, pur apprezzando i Teardrop Explodes e parte della sua sterminata carriera solista, lo preferisco seduto dietro la macchina da scrivere o il laptop.

In questa sua ultima fatica, Japrocksampler, Cope mette di nuovo al servizio della propria penna e dei lettori tutta la sua abilità di antropologo musicale. E non solo. Partendo dalla rivoluzione, sociale e culturale del Giappone all’indomani del dopoguerra, pone l’accento sul periodo di transizione che ha visto il paese del Sol Levante muovere i primi passi dallo stato di nazione a impronta medievale attraverso un processo di occidentalizzazione accelerato dal r’n’r’che arriva dall’America.
Questa meticolosa ricerca copre un periodo piuttosto ampio, arrivando fino a metà degli anni Novanta, dove Cope scavando e inzuppandosi le mani negli anfratti più reconditi della materia underground giapponese, perpetra la ferma constatazione iniziale che “di rock’n’roll giapponese è intrisa gran parte della musica più interessante d’inizio XXI secolo”.

Nel corso delle 400 pagine che compongono il tomo assistiamo, dunque, alla nascita della scena sperimentale giapponese, con tanto di divertente aneddotica su una Yoko Ono al tempo non ancora signora Lennon, della scena Eleki (rivisitazione in chiave jap della surf music americana), fino all affermarsi di giovani band di agitatori musicali e situazionisti nonché veri e propri rinnegati come Flower Travellin’ Band, Les Rallizes Dénudés o gli Speed Glue & Shinki (che devono la loro ragione sociale alle droghe da cui dipendevano).
Il limite? Se sai dove sta è perché l’ hai superato” diceva Hunter S. Thompson: e vi posso assicurare che di limiti e barriere i gruppi raccontati nel libro ne hanno passati tanti. Indipendentemente dai gusti personali e dal vostro grado di fissazione o curiosità verso i lati meno conosciuti e weird dello scibile rock, questo è un libro da avere a tutti i costi, dove la gioia (anche infantile in alcuni casi) per la scoperta del nuovo e una scrittura che si compiace di essere decisamente sopra le righe (Lester Bangs docet) contribuiscono a produrre un corpus di mitologia rock come da tempo non si vedeva e leggeva. E, scusate, ma di questi tempi non è certo poco. Lasciarsi conquistare quindi, è facilissimo.

Prendete il sottoscritto, per esempio, accalappiato in una noiosa domenica pomeriggio passata alla Feltrinelli dall’esaltante copertina che riproduce quella dell’esordio della Flower Travellin’ Band. Se, poi, siete difficili e schizzinosi già di natura vi invito a leggere come ultimo rimedio le recensioni dei 50 dischi che formano la créme japrock. E se poi (come me) non vi gettate alla caccia dei titoli più significativi su Ebay, beh c’è davvero qualcosa che non va in voi.
Come ulteriore complemento al libro, segnalo inoltre il sito (www.japrocksampler.com) aperto dall’ illustre arcidruido che funziona da vera e propria enciclopedia e database per tutti gli artisti e i dischi citati nel libro.

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1 Commento

  1. FLOWER TRAVELLIN’ BAND
    LIVE in NEW YORK,
    Knitting Factory:Nov,2008!

    F.T.B. came back from a trip!

    Rispondi

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