Greedy Mistress galore

ysmt_front_cover.jpgGreedy Mistress – Your Shoes, my Tongue (Chorus of One, 2007)
Greedy Mistress/Easygirls – split (Mousemen/Average Man, 2008)

Duplice recensione per i Greedy Mistress, band dell’area milanese/brianzola attiva da un paio di annetti. Il primo dischetto è Your Shoes, my Tongue (cd del 2007), lavoro d’esordio sulla lunga distanza (dopo un promo e una traccia su un 7″ compilation) contenente 10 brani più cinque spezzoni di interludio/alleggerimento (campionamenti più o meno noti). La band che viene fotografata è dedita a un punk ipervitaminico e duro, quasi scum a tratti. Chitarre sferraglianti, tempi sosenuti o mid, riff nervosi e muscolari che possono a tratti ricordare – fatte le debitissime proporzioni, ovviamente – i primissimi Black Flag o i Circle Jerks più rockeggianti.
Tanto entusiasmo ed energia, dunque, penalizzati però da una certa monotonia globale, accentuata anche dalla voce che risulta mixata molto bassa, con conseguente perenne “effetto brano strumentale” (se non si tira su per bene il volume).
Menzione per i titoli (peccato che non ci siano i testi!) “Rohypnol” e “No Holes Left”.

gmeg.jpgIl secondo dischetto è uno split cd (piuttosto recente) che vede quattro brani dei Greedy Mistress in apertura, seguiti da altrettanti dei colleghi meneghini Easygirls.
I GM godono ora di una registrazione/mixaggio che rende loro maggior giustizia e la loro anima USA punk fine anni Settanta-primi Ottanta si fa più presente. Sonorità alla Zero Boys e Red Rockers, azzarderei, nonostante la band faccia una inequivocabile dichiarazione d’intenti coverizzando “White Minority” dei Black Flag e “I Love Livin’ in the City” dei Fear del controverso Lee Ving (scelta apprezzabilissima, ma ambiziosetta, soprattutto per quanto concerne il pezzo dei BF). Una prova che convince e lascia il ricordo di una buona band dedita a quel particolare tipo di punk che segnò il passaggio e la nascita di un genere, ovvero l’hardcore statunitense.
Gli Easygirls si inquadrano più nel filone scum-hate rock e sono ovviamente discepoli di GG Allin, Confederacy of Scum (r.i.p.) e sublimi pervertiti di quella risma. Fanno il loro porco mestiere senza problemi, anche se mi convincono leggermente meno (questione di gusti, direi… il mio periodo scum è stato nei primi anni Novanta e ho un po’ mollato dopo la morte di Allin, anche se conservo gelosamente i dischi dell’epoca, soprattutto alcuni singoletti degli Antiseen). Anche loro includono due cover: la sempre devastante “Wasted” (made in Black Flag, of course) e una peculiare “Warsaw” dei Joy Division. Diciamo che li rimando a settembre, intuendo che hanno potenzialità e apprezzando l’amore per una causa ormai sopita (quella del destructo rock).

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