rock me (ama)dEUS… ma anche no

vantage.jpgdEUS – Vantage Point (V2, 2008)

E’ risaputo che in Belgio sanno fare molto bene due cose: la birra e i dEUS.
Sulla prima c’è ben poco da aggiungere, se non che in estate, e non solo, ne vanno via dei fiumi. Sulla seconda è necessario dire che da non da moltissimo è uscito Vantage Point, l’ultima fatica di uno dei gruppi forse più eclettici e meno etichettabili che l’Europa (e il Belgio) abbia mai prodotto.
Il gruppo di Anversa è stato, per lunghi anni, un’anguilla capace di sgusciare tra mille generi e sonorità diverse (tra cui – solo per citarne qualcuno – jazz, grunge e new wave). E se non mi credete provate ad ascoltare album come Worst Case Scenario o In a Bar Under the Sea.

In Vantage Point subito “When she Comes Down” fa riconoscere l’odore di casa, con arrangiamenti raffinati e due o tre cambi da ricordare. Buon inizio, certo, ma la prima sensazione è che l’energia e la capacità di creare adrenalina abbiano lasciato il posto alla banalità. Continuo nell’ascolto dell’album con questo tarlo che inizia a rodere, e così arriva “Oh Your God” un viaggio tra REM, Stone Temple Pilots (per il riff) e altre suggestioni; è un bel brano ritmato, con il cantato che – in realtà – è più un parlato che si apre in un ritornello agile e portante. Poi “Eternal Woman”, un lento che all’inizio sembra quasi un pezzo dei Blur, che pian piano riguadagna le atmosfere più tipiche dei dEUS.
Segue “Slow”, con echi dei Power Station della buonanima di Robert Palmer, un pezzo dove il basso e la batteria sembrano i Genesis con Phil Collins o Peter Gabriel di Shock the Monkey; poi arriva “The Architect”, un po’ Duran Duran e un po’ INXS, e “Is a Robot”, forse più in stile dEUS dei primi tempi. C’è pure “The Vanishing of Maria Schneider” che sembra un pezzo degli Arcade Fire. Si chiude con “Popular Culture”, che è davvero una canzone da gruppo Pop, e che mi fa pensare definitivamente che, tirando le somme, in tutto l’album si respirano profumi easy listening, a tratti anche dance anni Ottanta/Novanta con produzione sofisticata (Tears for Fears) e qualche lieve inserto rock.

Non fatevi comunque ingannare da tutti questi nomi di artisti diversi: Vantage Point è un’opera che non spiazza per niente. E’ piurttosto un’ottima produzione pop-rock con echi di diverse ispirazioni, che potrebbe anche non dispiacere nel suo complesso. Certo, considerando gli autori, non è un’opera che fa gridare al capolavoro. Piuttosto, come tante altre cose, restituisce il senso di qualcosa che è passato e che adesso non c’è più. Peccato.
Andate pure a comprarlo se volete mantenere la loro discografia completa, ma vi consiglio di non correre, perchè non c’è davvero tutta questa fretta.

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