Tutti al mare a mostrar le chiappe chiare

cover-aavv-post-remixes.jpgVV.AA. – Post Remixes Vol. 1 (La Valigetta, 2008)

La dannata tecnologia ha decretato, tra le altre cose, la morte delle compilation – spesso su fantastiche cassette – che facevano venire a galla scene musicali altrimenti sconosciute e sconoscibili. Ora ci si limita, perlopiù, a mettere insieme gruppi diversi per tributare l’artista X o promozionare la propria etichetta: si è arrivati persino ad assemblare band del proprio roster per tributare un artista del medesimo roster, pazzesco.
In verità c’è ancora chi raschia il fondo del barile e, che so, riunisce i gruppi di base di Puttalam (Sri Lanka) affidando loro il compito di coverizzare i Liquid Liquid, ma è altrettanto pazzesco.

Grazie al cielo, nella sua apparente banalità, l’operazione messa in piedi da La Valigetta va in controtendenza perché è sostenuta da un’idea. E questa idea è di una semplicità imbarazzante: i ragazzi che stanno dietro alla label di Cremona hanno chiamato a raccolta alcune band chitarristiche ed hanno chiesto loro di risuonare in chiave rock pezzi elettronici di un certo successo. Basta poco: che ce vò?

E sì ci vuole poco se i Perturbazione si travestono da Perturbazione e succhiano l’anima degli All Seing I, scartavetrando quella coolness che ha fatto di “The Beat Goes On” una hit da locale alla moda. Se i Tre Allegri Ragazzi Morti italianizzano il tormentone “Around The World” dei Daft Punk pensando ai Cure. Se i sempre ottimi Mojomatics mettono il turbo a quel capolavoro di “Mexican Radio” dei Wall Of Voodoo. Se i Numero 6 fanno ciao ciao alle t-shirt aderenti degli Eiffel 65 e indossano camicette hawaiane prima di misurarsi con “Too Much Of Heaven”. Se i neo paladini indie Canadians suonano “Playground Love” degli Air come fossero dei Pixies imbottiti di roipnol. Se gli Ex-Otago ci fanno rivivere amoretti e amorazzi sulla spiaggia versiliana di Sapore di Mare 2 e massimociavarrizzano quella immonda truzzata immonda di “The Rhythm Of The Night” dei Corona.
Ci vuole ancora meno se s’insaporisce l’insalata con un bel racconto bladerunneriano dello scrittore Marco Mancassola, musicato da quei folli degli Useless Wooden Toys. Le cose ben riuscite sembrano tutte dannatamente semplici.

Basta poco, che ce vò?

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