Il Boss è sempre il Boss…

Bruce Springsteen @ stadio S. Siro, Milano, 25/06/2008

Andrea, a qualcuno noto come il chitarrista dei Dead Cigarettes, è un grande discepolo del Boss. Uno di quelli che pianifica le ferie da buon disoccupato part time quando Bruce si arma di Telecaster legnosa e jeans da portuale, per il consueto tour nelle Arene. Mi aveva già parlato – in occasione del precedente concerto di Springsteen, l’inverno scorso al Datch Forum – durante una notte di veglia ospite nella mia cucina meneghina hyper-designed, delle strazianti scene di fanatismo e martirio a cui si sottopongono i discepoli del Reuccio del New Jersey . Cose che farebbero sbiancare persino i pastorelli di Fatima con i loro segreti.

Infine è giunta la fatidica data: 25 giugno, Stadio S. Siro. Bruce Springsteen and the E-Street Band. Unica performance nello Stivale. Rimango immediatamente colpito dal clima familiare e contemporaneamente messianico dell’evento: l’impressione che tutti i suoi fan siano parenti o si conoscano da tempo, una celebrazione, un ritrovo periodico delle Giovani Marmotte rock.
Mi gaso prima del concerto, seduto alle gradinate del primo anello, un po’ defilato sulla destra, con vecchi brani garage, surf e punk che precedono l’evento: l’apparizione miracolistica born in the USA. Il dj set è di sicuro opera di quella vecchia volpe di Little Steven, ormai guru della scena underground-garage newyorkese: si balla un po’ ovunque sul prato, sulle gradinate, ai bordi delle strade, giovani, vecchi e bambini rapiti da un’estasi rock.

Si scaldano i motori, partono le luci, i maxischermi cominciano a mostrare la sagoma evergreen del Boss, ha inizio la festa. A sorpresa la E-Street parte con il classico “Summertime Blues”: e non sarà il solo… come intermezzo alle hit di Bruce partono lunghi traditional irlandesi, riff alla Gene Vincent e una beatlesiana chiusura festaiola con “Twist and Shout”.
In mezzo a tutto questo turbillion elettrico il Boss gigioneggia con il suo pubblico, sembra giocare comunque in casa sia a Milano che a St.Louis: da esperto mestierante, riprende fiato mentre inanella con la E-street lunghe suite chitarristiche simil-Traffic, infila i pezzoni di ieri e quelli di oggi, perché ogni brand new song del Boss è un classico a priori, così pure l’ultimo lavoro Magic. Eccellente.

Si sdraia letteralmente sul suo pubblico, si distende si lascia toccare da mani adoranti e – come fosse – il Papa accarezza infanti protesi dai genitori, li benedice. Il Boss benedice il suo pubblico e il suo pubblico l’adora perché Lui non si risparmia. Tre ore di rock, come fosse una lezione accademica, un insegnamento, una missione – in ultima analisi.
Il repertorio non lascia scampo; ai palati fini mancano “The River”, “My Hometown”, “Glory Days”, ma di sicuro non può negare se stesso e quindi infila supercult quali “Badlands”, “I’m on Fire” e l’immancabile inno “Born to Run”.
È salutare, a volte, partecipare a questi concerti dal sapor (inter)nazional popolare: ti ricorda che il rock and roll appartiene a tutti e viene persino da pensare che questo sarebbe lo stesso pubblico dei Clash, se non si fossero mai sciolti.
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1 Commento

  1. Un libro da non perdere: con oltre 400 foto e più di 200 racconti inediti narrati da alcuni dei più devoti fan di Bruce Springsteen. Il nuovo ed attesissimo libro su Bruce Springsteen “For You” una collezione di storie, racconti ed esperienze narrate dai fans di tutto il mondo, è attualmente in stampa. Oltre due anni di preparazione, contiene centinaia di storie ed aneddoti scritti dai suoi leggendari fan così come più di 400 fotografie, la maggior parte delle quali mai pubblicate prima d’ora

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