Politically uncorrect stomp (for the love of Margaret)

cover-margaret-doll-rods.jpgMargaret Doll Rods – Scintillating (Gonna Puke, 2008)

Se si esclude Campari & vino, mi rimane oggettivamente difficile trovare un’accoppiata migliore di rock’n’roll & fica. Ma nella realtà dei fatti, ahinoi, il mondo rock’n’roll tricolore è un coacervo di segaioli che la suddetta fica la vedono, bene che vada, su Internet. Ai concerti, sopra e sotto il palco, è una sfilata di cozze strepitose. Quelle poche apparentemente passabili, si rivelano presto dei clamorosi bluff. Per tale motivo, anni fa, l’arrivo a Spaghettilandia delle Demolition Doll Rods creò un piccolo sconquasso. Non ci metto la mano sul fuoco, tuttavia mi pare di ricordare che persino Studio Aperto fece un servizio sulle grazie ignude della frontwoman Margaret. E grazie! Una topona del genere, che trasuda sesso e r’n’r da tutti i pori, qui da noi non s’era mai visto.

Non c’abbiamo fatto ancora l’abitudine. A ogni nuovo disco – e soprattutto tour – delle Doll Rods riparte l’ormone. Come direbbe quel Baldan Bembo postmoderno di Fabri Fibra: bugiardo chi non l’ammette. Eppure, ormai, dovremmo aver familiarizzato con Margaret Doll Rods. Il suo primo disco solista, Enchanté, uscì nel 2004 per la parmense Rockin’ Bones. Si trattava di un album nudo (è proprio il caso di dirlo) e crudo di primitivo r’n’r per sola chitarra e voce. Ma lo spettacolo vero e proprio era il libro fotografico che circondava il 12” in vinile. Al suo interno una trentina di foto da sturbo fulminante, con la nostra coperta dalla sola chitarra.

margaret-doll-rod1.jpgQuattro anni dopo, sora Margaret concede il bis. Guarda caso – ancora una volta – per una label di casa nostra, l’attiva Gonna Puke di Roma. E ancora una volta, riguarda caso, mostra i lati A e B del suo personalino in copertina. Con disappunto bisogna registrare che stavolta il suo ponderoso tettame è fasciato da un toppino mozzafiato. La musica, però, è sempre nuda e cruda per sola chitarra e voce. Un eccitante insieme di rock’n’roll basilare e scarnificato che penetra nelle ossa.
Le 13 canzoni sembrano un unico lungo blues suonato con sprezzante attitudine punk. Nella doppietta iniziale, “May I Be Foolish” e “Are You Talkin’ To Me?”, tra stop messi lì alla cazzo e un cantato muy rancoroso, la chitarra pare malmenata con una zappa. Si inizia a respirare folk d’antan in “Right On All Over Me”, mentre elettricità e caos totale prendono il sopravvento in “Turned On”. Da qui in poi la pupa dei nostri sogni bagnati ci fa sciogliere come ghiaccioli al sole negli arpeggi carezzevoli di “Don’t Take Candy From A Stranger”, “Higher”, “Sugar Daddy Days” e “Thinkin’ Of You”. Una volta atterrati, ci trasforma – da piccoloborghesi quali siamo – in cowboy infoiati con “This Lil’ Light O’ Mine”, per poi sputarci addosso la colata di lava punk “Dream Baby” di Roy Orbison.
Pochi scalmanati troveranno Scintillating un bel disco. Io sono tra quelli, per quel poco che conta. L’unico appunto che mi sento di fare riguarda la mano pesante di Photoshop nella foto di copertina e il conseguente effetto vagamente Britney Spears.

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