Morlocks: back from the grave (pt. 2)

morlo.jpegEccoci – a una settimana di distanza – all’appuntamento con la seconda parte del pezzo su Leighton Koizumi e le sue band (clicca QUI per andare alla parte prima). Vi ricordiamo la bellissima ristampa su Area Pirata di Emerge (in edizione vinilica superlusso – colore verde! – e cd digipack con ricco booklet), nonché il tour europeo dei Morlocks (che toccherà anche l’Italia, a giugno).
E poi, per i completisti, anche la stampa europea del recente
Easy Listening for the Underachiever su Go Down Records (anch’essa in doppia edizione: vinile colorato – rosso – e cd digipack). Si parte.
Attenzione: contiene dosi importanti di ricordi da vecchia ciabatta, opinioni arbitrarie e ricostruzioni dei fatti annebbiate dal decadimento neuronale.

Anni Ottanta blues
Sarà stato il 1989, occhio e croce. Ancora mi permettevo la trasgressione di comprare l’occasionale copia di Metal Shock, nonostante i miei anni da thrash-core maniac volgessero chiaramente al declino, per cedere il passo al punk rock e ai suoni statunitensi del proto emo-core (Dischord e compagnia bella). In un inserto della rivista spuntò una lunga intervista a uno che – si diceva – tutti credevano morto, ma era stato scovato e “torchiato”, per poi sparire nuovamente. Già, era proprio Leighton Koizumi, ancora piuttosto infognato con i vizietti che sappiamo. Chissà perché, quel pezzo (insieme a uno su Jeff Dahl) mi è rimasto impresso e a quasi vent’anni di distanza ancora lo visualizzo. Anzi, dovrei andare a spulciare in cantina per recuperare la rivista, se fossi davvero un uomo col sacro fuoco del rock. In realtà sono solo chiacchiere e distintivo e preferisco star qui a scrivere cazzate aspettando di andare in sala prove, piuttosto che tuffarmi nella muffa e negli scatoloni.

I casi della vita
Ad ogni modo, come spesso mi è accaduto in quegli anni, nonostante l’attrazione, non mi sono assolutamente curato di documentarmi, quindi giunsi alla soglia dei 25 anni senza avere mai ascoltato una nota dei Morlocks o dei Gravedigger V. Ci pensò il caso prima (una cassetta dimenticata su un ampli da un compare di band), e una provvidenziale svendita poi, a farmi ricomporre quasi tutti i pezzi di un puzzle che forse nemmeno era un puzzle… ma alla fine ci stava bene come frase. Insomma, morale della favola: poco prima del nuovo millennio ero felice possessore di All Black and Hairy (Gravedigger V), Submerged Alive e Uglier Than you’ll Ever Be (Morlocks) e – più importante di ogni altra cosa – Emerge su vinile (Morlocks, su Midnight Records, con etichetta che riporta la velocità a 45 giri, ma va a 33! Nota per Manuel: lo beccai per poche lire in un negozio che vendeva dischi usati per conto di uno che voleva sbarazzarsene… altro che prezzi folli da collezionisti: una vera botta di culo, per usare un francesismo). Bei dischi davvero – a parte, forse, il live un po’ rappezzato Uglier Than You’ll Ever Be – che però presto finirono nel bagaglio degli ascolti da non dimenticare, ma non gettonati con frequenza giornaliera.
Arrivò il 2003, la primavera se non erro; avevo cambiato città da un bel po’ e una sera, mentre mi dirigevo alle prove dopo un paio di birre, per strada incontrai un noto personaggio della scena musicale locale che mi fermò e chiese – a me e all’amico con cui ero – se volevamo suonare con Leighton Koizumi nel giro di qualche settimana.

On stage with Leighton
E’ così che (vi risparmio le traversie pre-concerto) io e la band in cui suonavo allora ci trovammo a dividere il palco con Koizumi e la backing band dell’occasione (Tito & The Brainsuckers). Una serata bizzarra, di cui ricordo vivamente alcuni dettagli. Uno è l’allora batterista dei Brainsuckers (l’avranno cambiato? Lo spero per loro… o magari negli anni si è un po’ ammorbidito), un vero testone che rifiutò di prestare le aste e i sostegni degli elementi, costringendo noi e un altro gruppo a fare i salti mortali per mettere insieme uno straccio di batteria-Frankenstein, mentre lui suonava comodo e sciallato col suo rack alla Iron Maiden. Poi Leighton, zitto, mite, gentile: mi autografò la copertina di Uglier Than You’ll Ever Be (dedica: “Andrea, brother, you must rock the garage!”) e mi disse: “Questo non ce l’ho!”. E ancora un pubblico teso e pronto a esplodere di fronte all’ugola dei Morlocks, l’organizzatore del concerto che arrivò alla fine di tutto, con una faccia beata, chiedendo: “Allora ragazzi, a che ora suonate?”. Poi Leighton che faceva numeri e si scatenava, non volevano più lasciarlo scendere dal palco; al terzo-quarto bis sparì dietro una tenda: non ce la faceva più… ma la gente voleva il suo sangue. E lui tornò per cantare ancora. E alla fine del concerto mi venne vicino e mi disse che la nostra cover di “Paint it Black” gli era piaciuta molto. Voi non l’avete mai sentita… meglio così, credete a me. Insomma, uno di quei momenti che – seppur non raccontabile agli eventuali nipoti per scarsità di materiale narrativo spendibile – ti rimane dentro e ogni tanto ci pensi, sorridi un attimo e continui a fare quello che stavi facendo.

morlocksalbum.jpgDal karaoke all’Area Pirata
Certo, l’operazione Leighton fu una bella idea divertente, ma con un respiro di non più di due-tre mesi. Perché in fondo lo pseudo karaoke del garage singer con backing band nostrana, finita la botta iniziale del “Cazzo, non ci posso credere: Leighton Koizumi dei Morlocks!”, lasciava il tempo che trovava. Complice forse anche un disco di cover Sixties (su Ammonia, se non erro) che non diceva nulla di particolare, uscito per cavalcare l’onda del ritorno. E a poco è valso, qualche anno dopo, il lavoro di come-back dei Morlocks (ovvero Easy Listening for the Underachiever, uscito ora per Go Down in edizione europea), un album assolutamente non malvagio, ma… insomma, non giriamoci intorno, che è meglio dire le cose direttamente: i Morlocks – almeno per il sottoscritto – sono quelli che puzzano di 1985, di eroina, di garage revival della prima ondata. E infatti (amen!) finalmente qualcuno ha avuto la bella idea di ridare alle stampe l’esordio del gruppo uscito esattamente a metà del decennio degli yuppies e dell’edonismo senza limitismo.
Dicevamo, quindi, di Emerge. Un disco di una violenza sconcertante; ti attacca, ti stordisce e ti ha già ammazzato prima ancora che tu ti renda conto di cosa sta succedendo. Questo anche in virtù del minutaggio ultraridotto: in pratica una specie di Group Sex o di Dealing With It (citazioni a uso degli hardcore fan di una certa età) del garage revival. Riff minimali trafugati dalle cantine più muffose del Sixties, masticati e digeriti per essere riproposti con chitarre rabbiose e parametalliche (non mi sono drogato: concedetemi qualche vezzo!) a tratti, con il rantolo satanico di Koizumi a fare da contrappunto. Questo è un ascolto che vi segnerà, comunque e sempre. Nel bene o nel male.

A questo punto c’è veramente poco ancora da dire, se non: onore e gloria ai ragazzi di Area Pirata (già tra i santi e beati del rock’n’roll per avere stampato cinque anni fa Land of Nothing dei Not Moving) per questa nuova edizione di Emerge. Se poi avete un po’ di palle, accaparratevi l’edizione in vinile rosso… ce ne sono 500 copie e poi stop.

[Clicca QUI per andare alla prima parte dell’articolo]

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2 commenti

  1. Andre’, ci vuole il culo nella vita come nel rock’n’roll!… sarò un patetico revivalista, ma a me “Easy Listening for the Underachiever” piace un freco…

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  1. Morlocks: back from the grave (pt. 1) :: Black Milk | Freak magazine

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