Rogue Male

roguemale-fv.jpgRogue Male – First Visit (Music for Nations, 1985)

Una meteora che solo i più attenti ricorderanno per una recensione su HM e una pseudo intervista apparsa sullo stesso quindicinale. Quattro deviati che, per un quarto d’ora o poco meno, sembrarono rappresentare (almeno per Kerrang!) il futuro dell’heavy metal e della musica estrema: abbigliati stile Mad Max, con un tocco di Robocop e Terminator, brutti e unti, furono probabilmente i precursori del look grebo e neo-biker portato alla ribalta da Zodiac Mindwarp, nonostante l’evidente inclinazione al futurismo postatomico.

Era il 1985 quando i Rogue Male si affacciarono sul panorama del rock metallico; la divisione tra ali estreme di thrasherspeed metaller contro glamsterhard rocker più classici era già nata e si acuiva con la comparsa di band sempre più estreme in entrambi i campi: parlo di pestoni violenti e velocissimi oppure di proto drag queen decoratissime con sciarpine vezzose e spandex. In questo panorama i Rogue Male erano un po’ come uno struzzo blu in chiesa durante un matrimonio… insomma, non c’entravano un emerito e beato cacchio.
A parte il look deviante, la loro musica era semplicemente troppo avanti (o – altrettanto semplicemente – troppo ancorata a certe radici universali) per piacere ai giovani fans assetati di estremi. Stiamo parlando di un gruppo che univa una potenza d’assalto simile a quella dei Motorhead più impetuosi, un timbro vocale scippato direttamente a Lemmy, un grande gusto per sfornare riff rock’n’roll suonati con pesantezza e velocità, i migliori stilemi del metal moderno con quelli del rock duro anni Settanta e si concedeva anche alcune accelerazioni più moderne (insomma, nel 1985 se un gruppo duro non tirava, allora non valeva un cazzo, secondo la comune opinione… io ero uno che comprava i dischi col contachilometri: sotto certe velocità, non ero interessato). Anzi, a dire il vero, erano più Motorhead loro dei veri Motorhead, che a metà anni Ottanta erano ormai sulla via del declino totale. A testimonianza di questo basta l’ascolto del brano d’apertura del loro primo LP First Visit, la canzone intitolata “Crazy Motorcycle”: la prima cosa che viene in mente è la band di Lemmy, aggiornata lievemente nelle sonorità e nella produzione.

Il primo album (un capolavoro, se vi interessa la mia opinione) vendette pochissimo, tanto che la major che li aveva sotto contratto li scaricò. Riuscirono però a pubblicare un seguito, ovvero Animal Man su Music for Nations, un disco che passò del tutto inosservato suscitando solo pochi ilari commenti per il loro look, che nel corso di un anno era ultreriormente peggiorato e ormai era assolutamente fuori da qualsiasi schema accettato nella comunità metallica.
A volte il mondo è decisamente da rifare e lo dimostra anche nelle piccole cose come questa. Gruppi che avrebbero meritato, se non altro, di essere ricordati con rispetto, finiscono nel dimenticatoio senza appello.

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