John Felice post Real Kids

felice.jpgJohn Felice & the Lowdowns – Nothing Pretty (Norton, 2004)

A volte il caso è proprio un burlone, ma simpatico, non c’è che dire. E ti fa trovare un disco come questo a 2,50 euro – usato of course – in un negozietto un po’ qualunque, di quelli dove si va così per far passare le mezz’ore quando non si ha altro da fare. Ebbene, questo album è di una side band post Real Kids: nella formazione ci sono – infatti – John Felice e Billy Borgioli.

Non mi aspettavo nulla di esaltante, a onor del vero, ma dopo un primo ascolto rapido la mitologia ha iniziato a salire. Partiamo dal fatto che questo disco, secondo la leggenda, era già una rarità prima di uscire nei negozi, visto che la compagnia di distribuzione chiuse il giorno stesso in cui doveva iniziare a spedire i pacchi di vinili ai venditori (era il 1987). Certo, uscirono poi almeno un paio di versioni europee l’anno seguente (una su New Rose – sempre presente, come da manuale, agli appuntamenti toipci – e una su SPV), ma l’album non è mai stato un oggetto di facile reperibilità. Ci ha pensato quindi la Norton, nel 2004, a ristamparlo come dio comanda. E nulla mi leva dalla testa che è stata un’ottima scelta.

Rock’n’roll veloce e nervoso, con venature garage e power pop, nella migliore tradizione dei Real Kids e con qualche pennellata stonesiana in più. Un disco che sa di malinconia e di tempo passato, di teste che non cambiano nonostante l’età e di cicatrici sotto al giubbotto di pelle – sì proprio quello che a volte ti senti troppo vecchio per mettere, ma l’idea di uscire senza ti terrorizza. Come alcune cose di Cheetah Chrome primissimi anni Novanta (lasciamo perdere il tamarrissimo e rappezzato live di qualche anno fa), coi Ghetto Dogs (esiste un bel 10″ su Get Hip, magari non più reperibilissimo, ma ne vale la pena) e soprattutto con Mike Hudson (un 7″ all’attivo, con due brani da lacrima).

Pezzi top del momento: “I’ll Never Sing That song Again” (ballatona da rocker amaro, con qualche palese citazione di “Sweet Home Alabama”) e “Nothing Pretty” (dall’incedere coinvolgente e classico).

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