Dannati Damned

The Damned, Milano @ Musicdrome 11/05/2008

Un doppio filo spinato di affetto e nostalgia mi lega ormai indissolubilmente ai Damned. Senza stare li a menarvela troppo – magari a ricordare i vecchi tempi andati sull’attitudine punk ’77 con tanto di sputi annessi e connessi – taglierò subito la testa al toro “dannato” ammettendo che nel ’77 avevo tre anni e, a quell’età, anche lo Zecchino d’Oro sembra no wave stile No New York.
Ho ingoiato di traverso l’ondata punk tramite canzoni e racconti di tossiche iguane di Detroit o di sadiche litanie del velluto sotterraneo fatto in Factory – e un discorso a parte lo meriterebbero i Ramones, che mi hanno fulminato la pubertà al primo one-two-three-four. Insomma, tra uno spezzone biografico di Iggy Pop che ci racconta che quando faceva la checca isterica insieme a Bowie a Berlino all’epoca di The Idiot, e di come si trastullassero entrambi ascoltando nei lunghi tragitti in macchina i nuovi eroi del punk britannico (tra cui, per l’appunto, i Damned, che non potevano esimersi dal baciare il culo e riproporre in maniera meno incarognita, ma comunque sempre feroce, l’epopea sonica di padri e padrini della Motor City)… insomma tra questo e quello, nell’estate del ’91, scaldato da frammenti di biografie di rockstar decedute e da sonorità punk ’77 addizionate ai neo loser grunge (Nirvana in primis), mi recai a Brighton per provare a capirci di più.
Invece non ci capii un cazzo da subito.

Già, perché arrivai il giorno dopo che a qualche cacchio di Pavillon della ridente cittadina balneare britannica avevano suonato Iggy Pop (periodo Brick by Brick) e proprio i Damned; pare, infatti, che Captain Sensible bazzichi spesso la cittadina a sud di Londra e la band sia quasi di casa, lì.
Unico riscatto per quella totale mancanza di tempismo e disfatta vacanziera venne dallo zanzamento – presso i locali negozi ancora, deo gratias, senza gingillo anti-taccheggio – delle musicassette di Brick by Brick e Damned Damend Damned. A loro spettò il compito di strigliare a dovere il mio cervelletto brufoloso di adolescente per l’intero soggiorno UK.

Ieri sera un dubbio mi attanagliava: andare o non andare al concerto dei Damned? Quando si è presi da questi interrogativi retro-punk amletici, in realtà, la scelta la si è già fatta nel proprio intimo e blindato ego punk ’77 (quello che ognuno di noi dovrebbe ancora possedere insieme alle spille da balia con cui autoflaggellarsi come il rito vuole). Ci vado.

Location: il Musicdrome. A parte la convenienza di avercelo a 20 minuti da casa, il localone alternative milanese non mi esalta. Lo trovo loffio, finto… però, alla fine, il locale non fa la musica, giusto? Mi gusto seduto come in un incontro di onesto tennis amatoriale le esibizioni apripista di Undead e Club 27. Poi tocca ai Dannati
L’estroso Captain Sensible, uscito pressoché indenne dall’epopea punk, introduce il resto dei Damned. Praticamente nessuno si aspetta più che faccia l’ingresso l’elegante vampiro alter ego di Mr. Dave Vanian e neanche il proto cyber punk che siamo riusciti a vedere nel video della reunion Final Damnation. E infatti, sul palco insieme all’eccentrico chitarrista fondatore, troviamo un imbolsito Vanian alter ego di Adolf Hitler più burocratizzato per l’occasione, con tanto di baffetto e ciuffo di lato anziché all’insù.
La festa dei dannati ha inizio. Si alternano pietre miliari come “Neat Neat Neat” e “New Rose” a brani più synth e power goth oriented. La voce di Vanian e il piglio chitarristico nervoso e spastico di Sensible restano inconfondibili, l’asse ritmica è più che rocciosa; gustoso il siparietto di due fan che salgono sul palco insieme ai nostri per cantare l’inno “Smash it up” su invito di Sensible. Il pubblico è in pogo perpetuo.

Infine quando si accendono le luci sul palco mi accorgo che si sono saltate le tre cover-gemma da sempre repertorio classico Damned: “Help”, “Feel Alright (1970)” e “Last Time”.
La sensazione è, comunque, quella di essere stati invitati a una festa tra amici; e sembra ancora di vedere i nostri sporchi delle torte in faccia con cui vennero immortalati sulla copertina del loro primo epocale disco.

DAMNED
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