L’Afro Pop dei Vampire Weekend

vampire.jpgVampire Weekend – s/t (2008, XL Records)

Nel video di “Mansard Roof“, potreste scambiare i Vampire Weekend per quattro ragazzetti sfigati che giocano a stare bene insieme come facevano i Beatles. E potrebbe anche essere così, se non fosse che il loro disco d’esordio è davvero bello, talmente bello che fatichi a pensare che questi newyorkesi appena ventenni abbiano centrato cosa significhi unire pop, echi afro ed esuberanze giamaicane da radiolina estiva.

Ebbene, in rete girano le solite recensioni enciclopediche, si centellinano nomi di spicco (Beatles, Byrne, Eno, Simon, Gabriel): quanto di più sbagliato per evitare di rovinarsi la scoperta di un disco spontaneo, che vorrebbe essere solo ascoltato e ballato. La già citata “Mansard Roof”, con la sua batteria galoppante e la melodia anni Cinquanta, “A-Punk“, che strizza l’occhio ai Police (forse l’unica vera influenza ricorrente nel disco), il ritmo scanzonato e il testo ironico di “Cape Cod Kwassa Kwassa” e così via… fino all’intensità rigorosamente lo-fi (basta con il vezzeggiativo indie!) di “Campus” e “I Stand Corrected”.

Perché sprecarsi e lanciarsi nelle solite liste masturbatorie, quando ciò che si può fare è andare a comprare un disco che ha almeno 4-5 canzoni su 11 che valgono? Non vi sembra già una cosa rara di questi tempi? A mio modesto parere, sì.

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