Disco o non disco?

disconotdisco.jpgVV.AA – Disco Not Disco (Strut, 2008)

A me sono sempre piaciute le compilation (o, se il termine vi sembra troppo pop, le raccolte) più o meno illuminanti, sia di rock che di elettronica.
Nelle compilation trovi sempre quello che ti piace, che all’improvviso ti fa venire voglia di spulciare nei negozi e nei cataloghi online, che ti dà modo di scoprire artisti di cui non avevi mai sentito parlare e che vorresti avere a tutti i costi. Disco Not Disco (Strut, 2008) è proprio una di queste.

La raccolta di cui parliamo non solo serve a ri-scoprire brani della scena post punk e dell’electro dei primi anni Ottanta, ma celebra anche il ritorno della tedesca Strut Records. Si va da pezzi ormai di culto come “Mind Your Own Business” dei Delta 5 (coverizzati qualche anno fa anche dalle Chicks on Speed) alla dance-issima “Contort Yourself” di James White & The Blacks. Non manca un occhio di riguardo a certa new wave dei primissimi Ottanta come “Los Ninos Del Parque” dei Liasons Dangereuses e i Number Of Names con la pre-newromantic “Sherevari”, pregna di un sound assolutamente irresistibile e ipnotico.

Una raccolta impedibile, corredata da uno stilosissimo packaging cartonato e un libretto riassuntivo con le biografie degli artisti scritto da Bell Brewster, l’autore di “Last Night a DJ Saved My Life”.

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