Penne e pennate della Gioventù Sonica

Thurston Moore – Alabama Wildman (Leconte)
Lee Ranaldo – Road Movies (Quarup)

Nel Belpaese del tarallucci e vino la sindrome del musicista pennamunito sta assumendo tutta l’aria di un’epidemia. Cito a memoria alcuni musicisti dal passato-presente alternativo che si sono misurati negli ultimi tempi con l’editoria libraria: Federico Fiumani (commovente), Carlo Cannella (sorprendente), Roberto Perciballi (trucidissimo), Massimo Zamboni (spesso), Tony Face (ok), Oskar Giammarinaro (e va bene), Silvio Bernelli (così, così), Vinicio Capossela (deludente), Drigo (a che pro?), Francesco Renga (meglio trombarsi Ambra), Cristiano Godano (non ancora pervenuto). Quasi tutti hanno messo nero su bianco i cazzi propri: in maniera onesta, didascalica, romanzata, poetica, surreale ma, bando alle ciance, sempre di cazzi loro si trattava! D’altronde questa è gente che, nella maggior parte dei casi, non ha mai timbrato alcun cartellino, ha del gran tempo libero, negli anni una mezza istruzione se l’è fatta, ecc. Gente che [soprav]vive affogata nella musica, brindando spesso a gin e frustrazione. Per farla breve… pretendere da loro di non avere impulsi bukowskiani è come convincere Berlusconi a non mettersi in testa quegli orrendi capelli posticci. La risposta è alquanto scontata, penso converrete.
Invero, al di fuori della nostra italietta la musica di carta non cambia. Nick Cave, Dee Dee Ramone, Julian Cope, Lydia Lunch, Richard Hell, Billy Corgan (e potrei andare avanti all’infinito) hanno tutti fatto piacevoli scampagnate nella narrativa e/o poesia. E con risultati alterni, esattamente come i nostrani suonatori indipendenti. Il dato di fatto, alquanto curioso, è che in quegli stessi prati siamo andati a belare in molti. Spesso esaltandoci per questa o quell’altra scoreggia letteraria di Re Inkiostro piuttosto che di Mr Druido.

cover-libro-tmoore.jpgIn mezzo a ‘sta marmellata più o meno commestibile, fa specie il pressoché totale silenzio dei media di settore nei confronti delle interessanti elucubrazioni narrative dei due massimi alfieri della Gioventù Sonica. Circa tre anni fa, infatti, in un punta di piedi ha fatto la sua comparsa nelle librerie italiane Alabama Wildman di Thurston Moore (Leconte, pp. 153, € 15,00). Eppure, da vent’anni a questa parte, qualunque stronzatella faccia Mr Moore – non Michael, Thurstone, ma anche Michael a pensarci bene – con la sua chitarra pare sia la migliore in mezzo all’immensa latrina del free(post)punk planetario.
Strano. Davvero strano. L’allampanato Thurston, per una volta, non se lo è cacato nessuno. E in realtà neanche io. Nel senso che il libro in questione ha surfato per un anno buono tra il mio comodino e la mia scrivania, soggiornando sovente nel cesso, senza che mi sia degnato di sfogliarlo una sola volta. Poi, quando mi sono deciso a mettergli addosso mani e occhi, il libello l’ho divorato in un pomeriggio. Adesso, a parte le poesie – poco comprensibili e oggettivamente pesantucce – c’è da dire che le memorie, le vecchie foto in b/n, i racconti abbozzati e, soprattutto, la lunga chiacchierata (sonicXsmith) con Patti Smith e i contrappunti di intervista con clap mi hanno emozionato al punto di rimettere sul piatto il doppio vinile di Daydream Nation. E poi, pur detestando dal profondo del deretano qualsiasi postfazione, le due paginette di Richard “gonzo” Meltzer da sole valgono il prezzo di copertina. Ecco un assaggio: “Non ci si può sbagliare: questo è un libro che parla di femmine. Quelle che si è effettivamente scopato, quelle che avrebbe potuto scoparsi, quelle che gli sarebbe piaciuto scoparsi, quelle della sua fantasia. Non si direbbe dalla sua musica pomposamente artistica […] No, non si è scopato Lydia Lunch. […] E poco ne sa di quanto in realtà fosse a portata di mano il cestino per il pranzo di lei. Io stesso ho assaggiato il Pranzo di Lydia… e lasciatemi dire che era molto, molto gustoso. […] Patti Smith, d’altra parte, nessuno di noi se l’è scopata, sebbene una volta le ho messo la mano sulla fica”.

cover-libro-lranaldo.jpgDella serie “via uno avanti l’altro”: l’estate scorsa una piccola, ma cazzuta, Casa Editrice di provincia ha dato alle stampe Road Movies di Lee Ranaldo (Quarup, pp. 173, € 15,00). Anche in questo caso il libro è già da Chi l’ha visto?. Un peccato, un vero peccato, perché il chitarrista dei Sonic Youth ha scarabocchiato i suoi personali diari degli anni Ottanta con lo sguardo trasognato del fotografo d’esterni: nel suo obiettivo ci sono finiti campi di granturco, fabbriche dai mattoni quadrati, paesi appoggiati alla base dei monti, tramonti sfocati, celi cerulei, alberi folti.
La scrittura di Ranaldo è piana, riposata, in una qualche misura classica; una sorta di no man’s land nella quale s’incontrano Flannery O’Connor e Jack Kerouac. Una scrittura volutamente lenta che obbliga il lettore attento a soffermarsi sui piccoli caratteri tipografici. Una scrittura che si parla addosso, autoreferenziale come nella migliore tradizione della Beat Generation. Una scrittura di viaggio e in viaggio: “Forse una cosa che mi piace del viaggiare, e di tutte le persone che incontri, è che non ti impegni in rapporti che cercano di durare per sempre. […] Di solito puoi parlare solo fino a un certo punto con una persona prima di esaurire gli argomenti significativi, e allora è bello conoscere tanta gente nuova con cui scambiare idee”.
Nulla di imprescindibile, sia chiaro. Ma questa voluta lentezza, questo evitare qualsiasivoglia fuoco d’artificio, questo normalizzare la vita on the road e gli incontri con altri campioni del calibro di Dinosaur Jr, fIREHOSE, Saccharine Trust, Butthole Surfers, ecc., questo mostrare fragilità e debolezze, questo fermare l’attimo su un taccuino come un anonimo uomo della strada è davvero cosa buona e giusta. Soprattutto in un periodo nel quale, spesso e volentieri, la stantia epica del rock’n’roll viene imbellettata con luccicanti copertine in quadricromia e messa comodamente a riposare nei dozzinali scaffali dei megastore.

Annunci
Articolo successivo
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: