Satanismo acido a go-go

copertina_la_bibbia_di_satana.jpgAnton Szandor LaVey – la bibbia di Satana (Arcana, 2007)

Anton Szandor LaVey è un’icona dell’immaginario rock, anche se non è ai livelli commerciali (con giro di gadget e memorabilia) raggiunti da quello scapestrato figliol prodigo di Charles Manson: ricordate la t-shirt con il faccione di Charlie sbandierata da Axl Rose alle masse di seguaci di rose e pistole, negli anni Novanta, o la provocazione psichica di quei metalmeccanici del suono dei Throbbling Gristle, ossessionati dal fenomeno Mansoniano?
Ebbene non vedrete forse nessun mortale andarsene in giro con una t-shirt con l’effigie del Papa Nero, ma senza Antony La Vey non ci sarebbe stato nessun Manson, né Charles e né tantomeno Marilyn – quest’ultimo in seguito battezzato e ordinato reverendo della Chiesa di Satana.

Da fine intellettuale e acculturato signore di lontane origini est europee, fisiognomicamente mefistofelico, con l’hobby dell’occultismo, dell’esoterismo, della storia delle religioni, della psichiatria, del paranormale, delle arti circensi e del cinema (famoso fu il duraturo sodalizio con il regista Kenneth Anger e la sua parte come se stesso in Rosemary’s Baby di Roman Polanski) a codificatore e creatore della Chiesa di Satana il passo è stato assai breve.
Nell’anno 1966, quindi, Satana ha subito un processo di ufficializzazione e redenzione che (alla pari del suo antagonista crociato) l’ha portato all’interno di una chiesa, il cui perimetro è – però – un pentacolo rovesciato. E nella Bibbia di Satana si trova la sua dottrina che si fa gioco della Bibbia cristiana, la smitizza e la s-dogmatizza a colpi di edonismo, di attentati al senso di colpa e di “fracassa l’altrui guancia” piuttosto che porgere l’altra.

La Vey è il fondatore del satanismo moderno o satanismo acido: ha praticamente centrifugato in unico lavaggio a freddo le teorie filosofiche nichiliste dell’anti-dieu, l’eccesso e la potenza messianica di Aleister Crowley, il magnetismo di Mick Jagger, il culto della personalità di Rasputin, l’anticonvenzionalità e la libertà dei Sixties, la cialtroneria di Cagliostro, le canzoni heavy metal alla rovescia con messaggi subliminali e invocazioni al demonio e molto altro, che ancora fa da cornice al costume e alla cultura attuale.

Il libro dissacratore, edito in Italia da Arcana, si compiace di pagine veloci e dirette, che si fanno divorare con vero piacere. Didascalico al punto giusto, riporta anche le immancabili invocazioni al maligno (nella terza parte), nel caso qualcuno si volesse cimentare sul campo con l’ars diabolica.
Ma la Bibbia di Satana è anche il breviario per lo yuppismo degli anni Ottanta e per l’arrivismo manageriale dei nostri tempi. Che il diavolo sia allora il nostro capoufficio? Che la Chiesa di Satana siano le nostre aziende?
Il leit motiv sottinteso che pervade tutto il testo laveyano è che, in realtà, ci si trova di fronte a un testo rivoluzionario in senso politico più che davanti a un libro d’ispirazione e tematica mistico-religiosa. Si tratta di un testo umanamente disumano, sempre in bilico tra l’anticristo di Nietzsche e l’antichrist superstar del reverendo M.

Che, infine, il signor Anton Szandor LaVey sia nato con la coda, che abbia avuto un passato di domatore di leoni e di fotografo della polizia di San Francisco, che vanti una relazione amorosa con Marilyn Monroe… sono tutti fatti veri quanto che Jimmy Page porti sfiga.

Amen

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