Ray Daytona strikes back

cover-ray-daytona.jpgRay Daytona and Googoobombos – One Eyed Jack (66Sixties, 2008)

(di Manuel Graziani)

Ridendo e scherzando sono 10 anni spaccati che i Ray Daytona bazzicano il mercato discografico indipendente. Me lo ha ricordato lo spettacolare 7” del 1998, Ray’s Own Business, che fa bella mostra nel mio jukebox Rock-Ola 463.
I ragazzi toscani sono stati tra i primi, nel Belpaese, a operare quella eccitante commistione di surf e garage-punk e, pur rimanendo sempre ancorati a un suono volutamente vintage (termine che qui non viene usato a sproposito, paesani!), nel corso dei dischi hanno saputo mischiare le carte come dei vecchi croupier. Si pensi a Fasten Seat Belt del 2004, album alla Man Or Astroman? imbottiti di benzedrina, che ogni persona dotata d’intelletto dovrebbe possedere nella versione in doppio vinile (che c’ha pure cinque pezzi in più).

Dopo quell’orgia di sussulti fuzz, riverberi assordanti e schegge d’elettronica analogica sul combo senese sembrava essere sceso un impietoso sipario. E invece, corpo di mille balene!, eccoli ributtarsi nella mischia più grezzi e feroci del solito. Allo scioglimuscoli strumentale “Heart of Darkness” segue la voce lolitesca della bassista Rosie, in “It’s Not That I Don’t Like”, che sputa garage come fosse zucchero filato. “Dr Phibes’ Clockwork Wizard” è roba da bibita ghiacciata e pacca sul culo alla barista, mentre “Buttero Square” è un numerino spaghetti western con uno psicopatico che s’impossessa del microfono. La sgommata garage “Backdoor Baby” sa di gengive anestetizzate da cocaina, la cover di “Sick and Tired” è la botta che arriva subito dopo e “Trouble Pusher” non può che essere la corsa spasmodica per rintracciare lo spacciatore e farsi allungare un altro paio di grammi.

In finale, i Ray Daytona and Googoobombos sono come Giorgio Scerbanenco: in vita se l’inculerà soltanto qualche sciroccato come il sottoscritto, ma quando stireranno sentirete il roboante coro dei soliti stronzetti che vi diranno quanto erano grandi, “avanti pur guardando indietro”, seminali ecc. Non c’è un cazzo da fare, c’est la vie.

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