L’avvocatino, i bastardi e il banchiere italiano

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L’avvocato del diavolo
revisited? Perchè no: ecco Dirty Sexy Money, il serial sulla famiglia Darling. E il diavolo (senza corna, né coda) è un contortissimo Donald Sutherland

Pensate a Ti presento i miei (forse più nota come Arrested Development) e fissatevi sui protagonisti, la famiglia Bluth. Erano un’allegra combriccola di ricconi decaduti, viziati e squinternati, incapaci di concepire il benché minimo gesto sensato e – diciamolo – irrimediabilmente a corto di voglia di lavorare per guadagnare i propri soldi con un minimo di onestà. Gente che faceva venire un po’ il nervoso, ma simpatica e umana, a modo suo.
Pensate ora a una banda di ricchi sfondati, padroni di tutta New York e con le mani in pasta in ogni settore (dalla politica, alle banche, alla chiesa, alla giustizia), gente che con il movimento di una palpebra può causare una catastrofe in borsa, fare salire il PIL o causare un’invasione in Iran. Vengono i brividi e si trasformano in gelo quando scopriamo che sono una vera e propria squadra di grandissimi figli di buona donna. Cinici, insensati, spietati, arroganti, marci dentro. Come una famiglia Bluth infernale: sono i bastardissimi Darling.

In questo quadro decadente si inserisce il vero protagonista della storia: Nick George (interpretato dall’ottimo Peter Krause, già Nate in Six Feet Under), legale thirtysomething impegnato in ambientalismo, salvaguardia delle minoranze e beneficenza. Il classico avvocato delle cause perse dell’immaginario popolare. Nick vede i Darling come il fumo negli occhi e se ne tiene ben lontano: non solo per il loro status e le loro attività, ma anche – e soprattutto – perché suo padre è l’avvocato/consigliere della famiglia. Il piccolo Nick ha vissuto un’infanzia travagliata proprio per colpa dei Darling, che in cambio di denaro disponevano di suo papà come di un burattino, convocabile in ogni momento e per ogni necessità.

up-ft8do7sr69l54t9o.jpgLe strade di Nick e della satanica famiglia di cui sopra sono separate e ben distanti, ma un evento tragico le fa incrociare. Il signor George senior muore in un incidente aereo dalla dinamica poco chiara e Tripp, il patriarca dei Darling (interpretato da un mito vero e proprio: Donald Sutherland!), chiede a George di prendere il posto del padre, per perpetrare la tradizione di famiglia e curarne gli affari. Nick, di fronte a un’offerta da 10 milioni di dollari annuali, accetta l’incarico per poi dimettersi e – infine – reintegrarsi nei ranghi dopo avere ricevuto una soffiata esplosiva: pare che suo papà sia stato volontariamente assassinato da un membro dei Darling. E ora Nick, usando la comoda copertura dell’avvocato-consigliere di famiglia, è deciso a indagare e a farla pagare caramente all’omicida, chiunque sia.

Un family drama, quindi, dalle tinte forti in cui potere, ambizione, denaro sesso e vendetta si intrecciano fino a creare un calderone ribollente di ambiguità e pericolo. Ma non manca lo humour – ovviamente nero e sopra le righe – che vena piacevolmente ogni episodio di una serie con molte frecce al suo arco, ma forse destinata a un seguito di culto (come, tanto per restare in tema, Six Feet Under). In fondo, anche se non ha sfondato la barriera del suono come Californication, Dirty Sexy Money è pur sempre una storia in cui si parla allegramente di corna epocali, candidati al senato che se la spassano coi trans, rampolli aspiranti rockstar cocainomani, rampolle che si fingono ninfomani, starlette pronte a copulare su tavolini da salotto, preti fedifraghi, intrighi economici internazionali e non… insomma: non ci saranno le suore dell’ordine della Santissima Patta Slacciata, ma anche qui non ci si va giù leggeri.

L’accoglienza che il pubblico statunitense ha riservato alla serie è stata discreta, ma segnata da una costante tendenza alla perdita di share: dal trentunesimo posto in classifica (ottenuto con il debutto), nel giro di otto episodi è giunta al sessantaduesimo. Vediamo se, dopo la fine dello sciopero degli sceneggiatori, coi nuovi episodi cambierà qualcosa.
Qui in Italia è andata in onda su Fox, un po’ in sordina a onor del vero. Ma già sappiamo come vanno queste cose… siamo italiani, non ci possiamo fare molto.

P.S.: buffo come grazie a Dirty Sexy Money per qualche tempo la rete si è infiammata nel tentativo di comprendere che tipo di posizione sessuale fosse “The Italian Banker” (il banchiere italiano), nominata in un episodio. In realtà pare sia una cosettina inventata dagli sceneggiatori e non un gesto atletico estrapolato da alcun Kamasutra.

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