Mick Rock racconta Raw Power

rawpower.jpgMick Rock – Raw Power. Iggy & The Stooges 1972 (Omnibus Press, 2005)

Nel 1972 Iggy, i fratelli Asheton e James Williamson trascorrono qualche mese in quel di Londra. Non sono certo in gita, né in tour: sono praticamente sequestrati dal loro nuovo management (la Mainman di Tony Defries e David Bowie) che intende spremere da loro un nuovo album e – possibilmente – un successo che replichi quelli degli altri artisti compagni di roster, ovvero Bowie stesso, i Mott the Hoople e Lou Reed solista.
Un compito non esattamente facile date le condizioni psicofisiche dei membri della band, data la formazione rimaneggiata (Ron Asheton al basso), dati i trascorsi dell’anno precedente – impregnato di eroina, fallimenti e sconfitte – e dati i rapporti con il management.

Ecco come Ron Asheton descrive la situazione: “All’improvviso ci troviamo in Inghilterra, a Bowieland, in Mainman Boulevard. Fu come partire da Fanculonia, dove dovevo solo preoccuparmi di come ammazzare il tempo, per trovarmi in una palta densissima di diplomazia e intrighi. Ci trattavano bene, ma c’erano differenze. La Mainman non voleva una band, loro puntavano su Iggy. Lui ha firmato il contratto con loro. […] Io non avevo firmato, è vero, però tutti insieme avevamo contribuito a creare la leggenda. Invece [Iggy] si prese tutto il merito”.
E poi ancora: “Mi sentivo da schifo, perché anche io avevo delle canzoni da proporre. Ma, ancora una volta, eravamo in presenza del solito… insomma [Iggy] aveva fatto comunella con James. James aveva sempre adorato Keith Richards e lo imitava nel look e nello stile. Ora – finalmente – poteva vivere la sua fantasia alla Jagger-Richards. Così lui e Iggy erano i compositori. Non mi lasciavano fare nulla, anche se se contribuivo. […] Piccoli suggerimenti per le canzoni, minuscole variazioni. Non che io abbia mai fatto grossi cambiamenti strutturali. Ma ho inventato delle parti per migliorare il tutto e non ho mai avuto alcun riconoscimento per questo, neppure un cazzo di «Grazie»”.

ig2.jpgDa questo soggiorno inglese si materializzano, oltre a Raw Power (un dischetto sghembo, pieno di furia non del tutto espressa, registrato in fretta e mixato con mezzi di fortuna ai limiti dell’amatoriale), la prima e unica data europea degli Stooges “d’epoca” e – a posteriori – il libro di cui andiamo a parlare immediatamente.
In questo volume del 2005 è raccolta una nutrita serie di scatti fatti dall’allora giovane Mick Rock, fotografo in erba, agli Stooges durante il loro soggiorno a Londra. Mick si reca alla sala prove dove la band sta tentando di assemblare i brani per Raw Power e inizia a scattare. È un ragazzino, ha solo una macchina e un paio di lenti: questo è uno dei suoi primi lavori, nemmeno ha firmato un contratto… gli hanno solo detto “vai a fare un po’ di foto agli Stooges”.

Il risultato è decisamente per iguanofili e malati di rock – insomma, se poco conoscete la band e cercate informazioni, cambiate mira e procuratevi una biografia tradizionale – ma decisamente intrigante. Considerate, comunque, che chi sta scrivendo non è un fanatico hardcore di Iggy, ma tiene un altarino con il nome di Ron Asheton sul piedistallo, oltre a considerare Kill City un album, nella sua fetente decadenza, assolutamente miliare e fondamentale per il concetto di rock: con questi presupposti di partenza non poteva non piacermi, quindi, il volume di Mick Rock.

Foto spettacolose, assemblate e rilegate in una confezione patinatissima (occhio a lasciare le ditate!), con qualche pagina di testo che male non fa di certo. È interessante vedere le decine di scatti in sala prove, coi ragazzi che sembrano quasi meno minacciosi di quanto ci è sempre piaciuto credere, in mezzo a strumenti scheggiati e amplificatori rimediati alla meno peggio.

Poi ci sono le foto live: un solo concerto, decine di immagini. Quasi tutte dedicate a Iggy che è decisamente l’attrazione della serata. La storia di quel memorabile evento, di cui ancora oggi si parla a Londra, è questa: è il momento del lancio del nuovo album di Bowie in Inghilterra; per preparare la campagna statunitense, il 15 luglio viene invitato un gruppo di grossi giornalisti americani nella capitale del Regno Unito. Assistono a una performance di Bowie e gli Spiders From Mars e poi vengono prelevati e portati a King’s Cross, nell’ex cinema Scala. La sorpresa che li aspetta è un concerto speciale, uno showcase dei redivivi Stooges. In quel medesimo locale rancido e cadente il giorno prima ha fatto il suo debutto solista Lou Reed.
È il primo concerto del gruppo dopo moltissimi mesi di vuoto totale, ma è anche il primo fuori dagli Stati Uniti. Iggy si presenta in tenuta d’ordinanza: magro, glabro, sembra un Mick Jagger zombieficato e poi caricaturato. Indossa pantaloni argentati, un bikini nero e stivali; la pelle del viso e del torso è dipinta d’argento e unta d’olio, gli occhi truccati pesantemente, i capelli lunghi alle spalle e tinti d’argento. Il pubblico, a questa vista, rimane immobile e basito. Tutti sono seduti sulle loro poltroncine, in attesa di vedere cosa accadrà.
ig3.jpg Iggy sciorina tutto il suo repertorio e gli Stooges, con un concerto di soli 40 minuti, lasciano un segno indelebile nelle coscienze rock dell’Inghilterra, tanto che Nick Kent scrive sul NME: “L’effetto finale è stato molto più terrorizzante di tutti gli Alice Cooper e le Arancia meccanica del mondo messi insieme, semplicemente perché questi tizi non scherzavano”. Non viene suonata nemmeno una canzone tratta dai primi due album: il set è composto unicamente da materiale nuovo, firmato Pop/Williamson.
Mick Rock scatta e documenta, regalandoci anche qualche scorcio sul pubblico, comodamente seduto sulle poltroncine del cinema Scala: qualcuno sorride, altri hanno lo sguardo confuso, altri ancora sono seri. Come se disapprovassero quello che vedono, ovvero un fantasma filiforme che si dimena come un ossesso su una base strumentale di hard rock ante litteram, duro e bollente come lava.

Una bella testimonianza, quindi, ormai accessibile anche a prezzo decisamente ribassato rispetto ai 29,95 dollari riportati sulla quarta di copertina: provate su Amazon o su Play.
Search & Destroy.

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